«Smith e Wesson» in scena al Teatro Donizetti: la stagione di prosa incomincia nel segno di Baricco e Vacis

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«Quel che avrei potuto dirle, per aiutarla, l’ho capito solo più tardi ripensando a quel giorno, al suo salto, alla sua follia. Le avrei dovuto dire che tanti saltano nello stesso modo via dalla loro vita, oltre se stessi, rischiando, rischiando tutto per sentirsi davvero vivi. Avrei dovuto dirle che tutti lo fanno chiusi nelle loro paure, chiusi dentro la botte mefitica delle loro paure. Un posto piccolissimo, molto nero, dove sei solo, e fai fatica a respirare». Quanto siamo disposti a fare pur di essere, pur di esistere? Lo racconta in modo delicato e surreale lo spettacolo Smith & Wesson, testo di Alessandro Baricco, per la regia di Gabrele Vacis, che apre da stasera al Teatro Donizetti la Stagione di Prosa (in scena 13-18 dicembre).
Sul palcoscenico un cast di prim’ordine: ci sono Natalino Balasso, attore molto versatile, dalla grande vis comica, e Fausto Russo Alesi, attore di riconosciuto rigore espressivo. Al loro fianco, in palcoscenico, Camilla Nigro e Mariella Fabbris. Scenofonia, luminismi e stile di Roberto Tarasco. Costumi di Federica di Bona. Video Indyca/Michele Fornasero. Produzione Teatro Stabile del Veneto e Teatro Stabile di Torino. Durata 1 ora e 40 minuti senza intervallo. Inizio spettacolo ore 20,30; domenica 18 ore 15,30.
Per giovedì 15 dicembre alle 18 è previsto alla Sala Riccardi del Teatro Donizetti un incontro con la compagnia.
Si apre un abisso davanti ai tre protagonisti di «Smith e Wesson», quello delle cascate del Niagara, in cui tutti e tre vorrebbero buttarsi per trovare un nuovo inizio. Ci sono una giovane giornalista, Rachel (interpretata da Camilla Nigro), alla ricerca dello scoop della sua vita, Tom Smith (Natalino Balasso), sedicente meteorologo che ha inventato un metodo statistico per prevedere il tempo intervistando le persone che incontra per strada, e Jerry Wesson (Fausto Russo Alesi), un pescatore che nel fiume pesca cadaveri. Completa il quadro la Signora Higgins (Mariella Fabbris).
Ambientato agli inizi del ‘900, Smith & Wesson, dopo il fortunatissimo Novecento, testimonia il rinnovato sodalizio fra Alessandro Baricco e Gabriele Vacis e narra una vicenda dalle tinte un po’ surreali sullo sfondo di una “folle impresa”. Tutti e tre i personaggi sono un po’ come Icaro, sospesi sul baratro delle possibilità, a caccia di un riscatto, oppure anche soltanto di una nuova possibilità.
Di rilievo l’impianto scenografico creato da Roberto Tarasco, con un telo di plastica di grandi dimensioni che simboleggia la grandezza delle cascate e una gabbia metallica che diventa contenitore della condizione umana.
A proposito dello spettacolo lo stesso Gabriele Vacis, che la scorsa stagione ha portato con successo al Teatro Donizetti il suo Amleto a Gerusalemme scritto con Marco Paolini, dice: «È raro che io metta in scena testi teatrali. Di solito li scrivo con gli attori, i testi. C’è una sola eccezione: Novecento, di Alessandro Baricco. Ma è un’eccezione in tutti i sensi. Baricco ha scritto quel testo perché lo mettessi in scena io, con Eugenio Allegri. E la stessa cosa è accaduta per Smith & Wesson. Baricco ha visto molti dei miei spettacoli, conosce il mio lavoro, come io conosco il suo». E aggiunge: «La scrittura di Baricco contiene l’azione. Quello che si deve fare è estrarla. Considerando una cosa che a me piace molto: Baricco non ha paura dei sentimenti. Però se ne vergogna sempre un po’. È una cosa che io capisco molto bene. Quindi gli attori devono trovare un equilibrio tra l’ironia e la verità del dramma: molto difficile. Ci vogliono attori particolari».
Successivi appuntamenti: Bianco su Bianco della Compagnia Finzi Pasca, 22 e 23 dicembre al Teatro Sociale per “Altri Percorsi”; HUMAN con Marco Baliani e Lella Costa, dal 10 al 15 gennaio al Teatro Donizetti per “Stagione di Prosa”.

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