“Sully”di Clint Eastwood: un grande pilota dimostra l’importanza del “fattore umano”

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«Per i passeggeri la chance migliore era quel fiume». Nel film “Sully” di Clint Eastwood, Chesley “Sully” Sullenberger, interpretato da Tom Hanks, sintetizza con questa frase quel gesto che da pilota d’aerei l’ha trasformato nell’”Eroe dell’Hudson” e condotto di fronte a una commissione d’inchiesta.

15 gennaio 2009, prime ore del pomeriggio.

Dall’aeroporto LaGuardia di New York, sta per alzarsi in volo diretto a Charlotte, nella Carolina del Nord, l’Airbus A320-214 della US Airways con 155 persone a bordo tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Il comandante Chesley “Sully” Sullenberger, nell’aviazione civile da quasi trent’anni dopo avere trascorso un periodo presso l’Air Force degli Stati Uniti e il primo ufficiale, Jeffrey B. Skiles, dopo aver eseguito i controlli di rito, osservano il cielo di fronte a loro. La giornata è serena, solo qualche nuvola all’orizzonte, ma fa molto freddo con diversi gradi sotto lo zero.

Alle 3:25 del pomeriggio l’aereo decolla ma dopo pochi minuti il dramma: a 820 metri di altitudine dei 4.600 di ascesa previsti, uno stormo di oche si viene a trovare in rotta di collisione con l’Airbus. È il temuto “bird strikes”, “uccelli nel motore”. Alcune di loro vanno a infilarsi dentro i due motori. Tutto avviene in meno di un minuto, l’aereo inizia a perdere lentamente quota, portandosi a un’altitudine intorno ai 500 metri. «My-day, My-day. Abbiamo colpito degli uccelli. Abbiamo perso il controllo di entrambi i motori. Stiamo tornando indietro verso LaGuardia», annuncia Sully alla torre di controllo. Ma il comandante si rende conto che non avrebbe mai fatto in tempo a tornare indietro verso la pista indicata dalla torre di controllo. Quindi dopo una rapida occhiata di fronte a sé Sully annuncia a Skiles: «Ce ne andiamo nell’Hudson». Infatti, solo il fiume Hudson consente un atterraggio in sicurezza a motori ormai spenti. Ciò significa atterrare su una delle zone più popolose del Pianeta, dunque «prepararsi all’impatto».

L’Airbus, alle 3:31 del pomeriggio, a circa sei minuti dal decollo, termina il proprio volo a motori spenti nel fiume Hudson. L’impresa di Sully, l’atterraggio sull’Hudson River, entra nella leggenda. E una leggenda del cinema, Clint Eastwood, classe 1930, da sempre sensibile nei confronti di storie che raccontano la battaglia contro il potere e il sistema di un uomo solo, ha portato sul grande schermo non la cronaca realistica di un incidente aereo conclusosi senza una vittima, ma ciò che è avvenuto dopo l’ammaraggio. Infatti, se l’opinione pubblica e i media ammirano il gesto eroico di Sully, «era da un po’ che New York non aveva notizie così belle, soprattutto con un aereo di mezzo… », quest’ultimo deve rispondere dell’ammaraggio davanti al National Transportation Safety Board.

Il pilota che ha fatto atterrare un aereo sull’acqua finisce sotto inchiesta, accusato di aver tentato una manovra ad altissimo rischio invece di rientrare in aeroporto, come secondo le simulazioni al computer avrebbe potuto fare. Ma Sully, provato psicologicamente dalle accuse che rischiano di compromettere non solo la carriera ma anche la sua salute mentale, durante l’udienza finale dimostra come “il fattore umano” abbia potuto fare la differenza tra un’asettica simulazione di volo e ciò che è realmente accaduto in pochi, fatali secondi, giacché «nessuno era stato mai addestrato per una simile situazione».

Ennesima riuscita prova di regia di Eastwood, sempre più intenzionato a narrare quei piccoli o grandi eventi che hanno segnato il XX e il XXI Secolo, il quale ha dichiarato in una recente intervista: «ho deciso di raccontare sia il trauma causato da quell’atterraggio, sia lo stress che i piloti hanno subito con l’inchiesta che ne è seguita». Nel film più corto che il Premio Oscar abbia mai girato, 95 appassionanti minuti, utilizzando l’innovativa cinepresa digitale ALEXA IMAX 65mm, Tom Hanks, 60 anni, qui invecchiato da capelli e baffi bianchi, si dimostra ancora una volta un attore di razza, autentica icona del cinema Made in USA degli ultimi vent’anni. Accanto a Tom Hanks, Aaron Eckhart nei panni del co-pilota Skiles e Laura Linney, che interpreta Lorraine Sullemberger, la moglie di Sully.

Le riprese della pellicola, che ha aperto fuori concorso il 34esimo Torino Film Festival, sono state effettuate nello stesso punto dello Hudson River nel quale vi fu il drammatico ammaraggio e il capitano Vincent Lombardi, che con la sua imbarcazione fu il primo a raggiungere l’aereo, ha un piccolo cameo. La pellicola ha anche il valore di un documento considerato che le immagini finali ritraggono il vero Sully, il vero equipaggio e i veri passeggeri che sorridono felici festeggiando la sopravvivenza e ringraziando il loro comandante.

Una delle scene più emozionanti del film non è quella dedicata alle operazioni di salvataggio ma quella dove Sully, arrivato in salvo nel porto di New York insieme alle 154 anime che ha salvato osserva incredulo l’acqua di quel fiume che ha rappresentato per lui la classica ancora di salvezza. Fa freddo, la temperatura è sottozero, ma il pilota pensa solo a sincerarsi che i suoi passeggeri siano tutti sani e salvi. Chesley “Sully” Sullenberger ancora non si rende conto del suo gesto di ordinario eroismo. «Sono stato nei cieli per quarant’anni, ma alla fine sarò giudicato per soli 208 secondi».

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