Canada: strage nella moschea, almeno sei morti. Cresce l’islamofobia. Proteste negli Usa contro Trump

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Canada, attentato contro una moschea. Sei morti e almeno 8 feriti è il bilancio provvisorio della strage di ieri a Quebec City dove erano radunati un centinaio di fedeli islamici per la preghiera della sera. Alcuni uomini armati hanno fatto irruzione nel luogo di culto e aperto il fuoco. Il premier canadese Justin Trudeau ha subito parlato di “attacco terroristico contro i musulmani”. La polizia ha aperto le indagini ed eseguito due fermi. Il Paese nordamericano ha registrato negli ultimi mesi una escalation di azioni di intimidazione con un moltiplicarsi di gesti segnati da islamofobia. Il premier Trudeau ha commentato: “Il Canada piange le persone uccise in un vile attacco a una moschea di Quebec City. Il mio pensiero va alle vittime e ai loro familiari”. Proprio ieri aveva sottolineato che il Canada è un Paese che apprezza e valorizza le differenze, perciò non chiuderà le porte ai rifugiati.

Stati Uniti: piazze, giudici e governi esteri contro i provvedimenti di Trump

Un Trump isolato, ma non certo scoraggiato dalle proteste che si levano negli Stati Uniti e sulla scena internazionale, in relazione alle sue prime decisioni a “protezione della nazione”. Il bando all’immigrazione, il muro sul confine col Messico, lo stop ai viaggiatori provenienti da sette Stati a maggioranza musulmana ha provocato nel fine settimana il moltiplicarsi di proteste di piazza e negli aeroporti statunitensi; sedici procuratori generali hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui si ritiene incostituzionale il provvedimento contro gli arrivo dai Paesi (Siria, Libia, Iran, Iraq, Yemen, Somalia, Sudan) nel mirino della Casa Bianca. “We are all american” hanno ripetuto i manifestanti dall’est all’ovest degli States, appoggiati da diverse personalità del mondo dell’industria, della scienza, dello spettacolo. Ma anche alcuni governi europei (fra cui Regno Unito e Germania), oltre al Canada e a quelli direttamente interessati al provvedimento, si dicono fortemente contrari al blocco dei viaggi e dell’immigrazione stabilito da Washington per la durata di quattro mesi.

Francia: Hamon portabandiera socialista alle presidenziali di primavera

Sarà Benoît Hamon, esponente della sinistra radicale, il candidato per Partito socialista alle prossime elezioni presidenziali francesi, il cui primo turno è fissato al 23 aprile e il ballottaggio tra i due più votati il 7 maggio. Hamon ha sconfitto l’ex premier Valls facendo proprie il 58% delle preferenze. Euroscettico convinto, Hamon aveva preso più volte in passato le distanze dall’attuale presidente Hollande e si fa portavoce di provvedimenti sociali quali le 32 ore lavorative e l’assegno minimo per tutti a spese dello Stato. Alle elezioni è però dato perdente dai sondaggi: gli sfidanti sono i più quotati François Fillon (gollista) e Marine Le Pen (Front National). Il primo saluto di Hamon agli elettori è stato: “La sinistra rialza la testa”.

Siria: la speranza di Aleppo rinasce anche con un derby di calcio

Può essere “solo” una partita di calcio, ma il derby – terminato 2 a 1 – fra la squadra Al-Ittihad e il Hurriya, svoltosi sabato ad Aleppo, è ritenuto un segnale di rinascita della città siriana, sottoposta a quattro anni di assedio, all’orrore della guerra e a violenze di ogni genere. Sugli spalti dello stadio quattromila persone, molti agenti antisommossa e foto del presidente Assad. Il match è stato giocato nel vecchio, e malridotto, stadio dello Ittihad, perché lo stadio “Internazionale”, gioiello della città, con quasi 80 mila posti a sedere, è inagibile.

Germania: il mistero dei sei giovani morti ad Arnstein

Sconcerto in Baviera per la scoperta dei cadaveri di sei teenager in un casolare isolato nella cittadina di Arnstein, non lontana da Wuerzburg. I giovani, di età compresa fra i 18 e i 19 anni, si erano dati appuntamento per una festa. Dopo un lungo silenzio, un genitore insospettito li ha cercati e trovati senza vita. Le autorità di polizia e la magistratura hanno aperto un’indagine.

Italia: Governo alle prese con i conti pubblici e i tagli chiesti dall’Ue

Settimana di incontri, valutazioni politico-finanziarie e di decisioni importanti per il Governo, che mercoledì dovrà inviare una lettera di risposta alla Commissione Ue che ha chiesto all’Italia di correggere di 0,2 punti percentuali il deficit 2017. Si tratta, in sostanza, di addivenire a tagli per una cifra pari a 3,4 miliardi di euro. Tra le decisioni possibili, tagli alle spese, aumenti delle accise o dell’Iva, misure antievasione e anti-sprechi, ma cercando di evitare un nuovo freno alla pur lenta ripresa economica.

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