Solo la luna ci ha visti passare: la storia di una ragazza in fuga dalla Siria all’Europa

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“Quella notte solo la luna ci ha visti passare”: così Maxima, una ragazzina siriana di 14 anni, racconta l’incubo del viaggio in gommone attraverso il Mar Egeo. Quaranta persone ammassate, con i loro bagagli, una sull’altra, senza potersi muovere, mentre nell’imbarcazione sovraccarica, sbilanciata e inclinata entra acqua, i vestiti si bagnano, la paura di non sopravvivere diventa concreta: “Ho pensato che saremmo morti tutti”.

Maxima appartiene a una famiglia curda della media borghesia. Il padre è contabile, la mamma infermiera, a casa ci sono altri due fratelli, più i due nati dal primo matrimonio che non vivono con loro. Ha sopportato guerra, violenze, persecuzioni. Nonostante la giovane età ha avuto il coraggio di lasciare tutto e partire per l’Europa. Francesca Ghirardelli, giornalista freelance, bergamasca, l’ha incontrata a Belgrado, in un parco, circondata da persone molto più grandi di lei: era l’unica a parlare inglese. Le ha chiesto di raccontare la sua storia. Quando è avvenuto quel primo incontro Maxima ormai era giunta alla penultima tappa del suo viaggio: il suo obiettivo era raggiungere l’Olanda, il posto dove è nata, e ce l’ha fatta: “Tra vent’anni – racconta ora – ricorderò i visi, i luoghi, le fatiche, le paure, il coraggio e l’orgoglio di questo viaggio. Non posso dimenticarli, perché ho come un segno dentro il cuore. Di una cosa sono sicura: quando si sente un grande desiderio, bisogna fare di tutto per realizzarlo. E convincersi di avere in sé tutte le forze necessarie è  il primo passo per farcela. Quando ho lasciato la mia casa, ero certa che esistessero imprese impossibili. Adesso so che non è così”.

Francesca ha seguito il percorso di Maxima, l’ha rintracciata a casa dell’amica della madre dove ha trovato una nuova famiglia, in Olanda, e in una lunghissima intervista ha raccolto la sua testimonianza, che è diventata un libro “Solo la luna ci ha visti passare”, (Mondadori), uscito già da alcuni mesi, ma che continua a circolare, in libreria, nelle scuole, nelle associazioni, anche come strumento di riflessione e come punto di partenza per approfondire, confrontarsi, dialogare. Mostra il percorso dei rifugiati da un punto di vista inedito, quello di una ragazzina, troppo giovane per capire fino in fondo ciò che le accade intorno. Coraggiosa, tenace, Maxima ha come secondo nome Lava, speranza: e la sua storia ne è piena. Il suo è il cammino fiducioso di chi guarda al futuro sapendo che riserverà qualcosa di bello, e in nome di questo riesce ad affrontare e a superare anche gli ostacoli più duri. Quasi un mese trascorso dentro un camion, senz’aria, senza luce, senza neppure la possibilità di sgranchirsi le gambe, le frontiere attraversate a piedi, la lontananza dagli affetti più cari, la sensazione di perdita per aver abbandonato anche le cose più piccole, come i suoi vestiti. Eppure, in fondo al cuore, Maxima non perde mai la certezza di compiere ogni sacrificio per un bene più grande. E insieme confessa quanto le pesino, quanto siano duri gli sguardi pieni di indifferenza e di disapprovazione che le rivolgono gli europei. Ci specchiamo allora nei suoi occhi e quello che vediamo non ci piace: ci scopriamo così chiusi, incapaci di distinguere nella massa dei migranti i volti delle persone, i loro desideri, i loro sogni, le loro fatiche, i motivi che spingono a lasciare tutto, ad andare così lontano da casa in cerca di un’opportunità. E comprendiamo che anche solo guardare, ascoltare, leggere – tutte strade per accogliere – ci trasforma in persone diverse, capaci, davvero, di speranza non soltanto (ma anche) per noi stessi.

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