L’Oscar a Moonlight: premiato un mélo intimista. A Hollywood prende forza l’onda “antitrumpiana”

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Indovina chi non vince l’Oscar? Ovviamente il super favorito “La La Land” (che però non resta certo a bocca asciutta). Non lo vince nemmeno il nostro Gianfranco Rosi, al suo per altro notevole “Fuocoammare”, è stato preferito “O. J. Made in America”. Lo vince ma non lo ritira (in polemica con le norme anti immigrazione, il cosiddetto “Muslim Ban, volute dall’Amministrazione Trump), il regista iraniano Asghar Fahradi, che bissa con “Il cliente” il successo già ottenuto con il precedente “Una separazione”. Vince l’Oscar per il miglior film – assegnato durante una cerimonia di premiazioni veramente disastrosa– il film “Moonlight” di Barry Jenkins. Recensendolo, lo avevamo definito Mélo intimo e intimista. Il film di Jenkins, scrivevamo, rimescola le carte del cinema cosiddetto della “blaxploitation”, ma anche quello ribellista degli anni Novanta di Spike Lee, per citare il più famoso, per concentrarsi sul ritratto di un ragazzo che stenta, ma tenta, di trovare comunque un suo posto nel mondo. Certo può sembrare, la sua, una visione un po’ di retroguardia ma, se lo leggiamo alla luce del cinema e non della sociologia, ci troviamo di fronte ad un lavoro magari un po’ estetizzante ma che regala bei momenti intensi e toccanti e soprattutto un finale illuminante e non consolatorio ma che semina almeno il dubbio della speranza. Certamente se lo rileggiamo oggi alla luce della vittoria del premio Oscar, verrebbe da dar ragione a chi ha definito questa edizione della notte degli Oscar (la 89esima, per la cronaca), come “la più antitrumpiana” e il film vincitore, di conseguenza, come “il più antitrumpiano”. Non solo perché il protagonista è un giovane di colore dall’incerta identità sessuale, ma anche perché il film si è aggiudicato anche le statuette per la sceneggiatura non originale e per l’attore non protagonista, Mahershala Ali, il primo attore musulmano, ci informano le cronache, a ricevere il premio Oscar. Poi, certamente, non deve essere stato un bel momento per la troupe di “La La Land” scoprire di non aver vinto il premio come miglior film (dopo che , per errore, era stato annunciato), però quello che  per alcuni è solo un modestissimo musical, si porta comunque a casa quattro statuette pesanti: regia (Damien Chazelle), attrice protagonista (Emma Stone), fotografia e miglior canzone (“City of Stars”). Detto questo, spendiamo invece volentieri due parole per segnalare altri due film importanti che magari avrebbero meritato qualcosa di più ma che ci fa comunque piacere abbiano portato a casa un premio. E ci riferiamo a “Manchester By the Sea” che ha fruttato la statuetta come miglior attore protagonista a Casey Affleck e all’intenso “Fences” (in italiano “Barriere”) di e con Denzel Washington, che l’ha fatta vincere alla co-protagonista Viola Davis, come migliore attrice non protagonista.

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