Sanremo, record di ascolti. Pronti per la finale. Apriamo il nostro salotto virtuale

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Questa sera Carlo Conti condurrà dal Teatro Ariston di Sanremo la serata finale della 67esima edizione del Festival della canzone italiana. Per la terza volta il bravo presentatore, nelle vesti di direttore artistico e conduttore, ha firmato la gara canora più popolare del Paese. A fianco del gran timoniere quest’anno sul palcoscenico del teatro non c’è stata una valletta ma una co-conduttrice d’eccezione: la new entry Maria De Filippi. La regina di “Amici” e “C’è posta per te” ha partecipato all’evento a titolo gratuito, traghettando su Rai1 i suoi tanti fan.

Non è stato un caso se questa edizione ha registrato ascolti record, la prima serata di Sanremo 2017 ha superato il 50% di share negli ascolti, per l’esattezza il 50.37% con 11.374.000 spettatori. Un muro, quello del 50%, che veniva sfiorato ma mai superato dal 2005. Buoni gli ascolti delle serate successive, la terza, quella dedicata alle cover, ha avuto oltre 10 milioni di telespettatori. Ieri, quarta serata il festival è stato visto in media da 9,9 milioni di spettatori con il 49,1% di share. Se è vero che la partecipazione sul palcoscenico dell’Ariston di Maria De Filippi è un evento nell’evento, viene spontaneo domandarsi se sia merito della star di Mediaset il record di ascolti di questa edizione. Per Alessandra Comazzi, critica televisiva de “La Stampa”: «Il suo intervento è stato prima di tutto un’operazione commerciale: l’apporto dei ragazzi dei suoi talent e la sua popolarità di conduttrice, in modo da prendere un’audience sempre più alta. Poi però si è capito che tra i due conduttori c’è un feeling vero. Il merito del record resta prima di tutto comunque di Carlo Conti e della sua formula».

Quest’anno i giornalisti accreditati al Festival sono 1341, per la prima volta c’è anche un settimanale in lingua cinese. Un Festival blindato, segno dei tempi difficili che stiamo vivendo, droni della polizia con telecamera, 500 uomini tra agenti, carabinieri e finanzieri. Come ogni anno il Paese osserva Sanremo e Sanremo osserva il Paese, in un divertente e inevitabile gioco di specchi. C’è l’amico il quale, alla canonica domanda: «Vedrai il Festival?», risponde lapidario «Vedrò qualche spizzico e sarà pure troppo», e c’è la telespettatrice affezionata alla manifestazione che già dalla prima serata si è dichiarata delusa dalla kermesse canora. Alessandra Comazzi ha seguito per lavoro il Festival e non crede che Sanremo sia lo specchio del Paese, piuttosto «È più una proiezione a rovescio, come dire: ma io non sono così, può dire serenamente lo spettatore medio».

La 67esima edizione del Festival della canzone italiana si era aperta con Tiziano Ferro che ha cantato “Mi sono innamorato di te” in omaggio a Luigi Tenco, che si tolse la vita durante la 17esima edizione del Festival allora condotto da Mike Bongiorno, il 27 gennaio 1967. La sua canzone “Ciao amore, ciao” non era stata ammessa alla finale. A questo punto sorge spontanea una domanda per la critica televisiva: «Le giovani generazioni conoscono le musiche del cantautore piemontese?». La quale risponde: «Temo di no! Ma spero di si!».

La lista dei 22 Big in gara che spazia da Al Bano al rapper Clementino, da Fiorella Mannoia a Elodie, star di “Amici”, rappresenta tanti pubblici diversi con stili, comportamenti e abitudini di consumo molto diversi, che non comunicano tra loro. Comazzi spiega che «La narrazione di Conti, che è più sofisticata di quanto lui stesso lasci supporre, è quella, in apparenza prosaica, della marmellata, del mosaico, delle sfaccettature che compongono un insieme. Ha voluto renderla esplicita, facilmente decodificabile, proprio grazie all’incipit della prima serata. I mondi lontanissimi della musica leggera italiana, il mondo dei classici, Al Bano e la Mannoia, per intenderci, e il mondo dei talent, il mondo degli autori e quello degli interpreti, il mondo analogico del vecchio televisore e quello digitale dei social, tutto messo insieme eppure separato; pronto a incontrarsi ma nello stesso tempo ben ancorato al proprio segmento di realtà. E quindi l’inizio del Festival, con tutti i cosiddetti big che denunciavano la reciproca non conoscenza, è stato un modo per trasportare immediatamente il telespettatore in mondi che non sono suoi, ma che dichiaratamente possono attirarlo, piacergli, chi lo sa».

Riguardo alla qualità complessiva delle canzoni, inclusi i giovani delle Nuove Proposte, la vittoria è andata a Lele con “Ora mai”, uno degli allievi dell’ultima edizione di “Amici” di Maria De Filippi, ad Alessandra Comazzi le melodie sono sembrate tutte uguali. «Però come dice il direttore artistico, che è anche il conduttore, sono molto radiofoniche. E quindi passeranno. Non è detto che passeranno per anni, ma chissà, è sempre difficile saperlo prima», chiarisce la giornalista.

Maria De Filippi durante la conferenza stampa d’apertura della manifestazione sanremese aveva sostenuto che «la musica deve emozionare». La missione è stata raggiunta da Fiorella Mannoia con la sua “Che sia benedetta”, motivo accattivante e sincero. Ha ragione Fiorella, «per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta», i telespettatori ne hanno avuto conferma quando sono saliti sul palco dell’Ariston i rappresentanti della Guardia di Finanza, della Croce rossa, del Soccorso alpino, delle Forze armate e dei Vigili del fuoco. Quando hanno suonato i ragazzi venuti apposta dal Paraguay per presentare l’Orquesta de reciclados, 28 talenti fra i dieci e i trent’anni, che suonano con gli strumenti di materiali riciclati, dalle radiografie alle tubature, testimonial dell’Unicef. Emozione ed euforia anche quando le piccole voci dello Zecchino d’Oro hanno festeggiato il 60esimo del coro salendo per la prima volta sul palco del Festival. Per i telespettatori cinquantenni è stato praticamente impossibile non reprimere una lacrima intonando insieme ai talentuosi canterini “quarantaquattro gatti in fila per sei col resto di due…”.

Ma la terza serata è stata quella dedicata alle cover, nella notte del “come eravamo”, la vittoria è andata a Ermal Meta con una struggente interpretazione di “Amara terra mia” di Domenico Modugno. Una canzone scelta non a caso dal cantautore e compositore albanese naturalizzato italiano, perché richiama il tema della lontananza e della nostalgia per la terra natia Anche questa vittoria dunque è un segno dei tempi.

Per Comazzi, il momento più emozionante del Festival è stato «Quando Mika ha giocato con l’orchestra. E quando Crozza ci ha esortato, a suo modo, a dare spazio ai giovani». Visto che la simpatica e brava Alessandra ha evocato Maurizio Crozza, analizziamo insieme le incursioni del comico genovese presente ogni sera per tutta l’edizione di Sanremo 2017 con le sue copertine satiriche e le chiediamo se le incursioni hanno tradito le attese, al che replica: «Le hanno tradite, forse sì. A parte alcuni momenti, non è stato molto graffiante. Deve aver avuto paura degli attacchi del pubblico di Rai1, memore di quanto gli capitò all’Ariston nel 2013 con Fabio Fazio, quando Crozza venne contestato da una parte del pubblico in sala».

Gli ospiti: promossi e bocciati. «Promossi: Giorgia, Mika, Virginia Raffaele, Ricky Martin. Bocciato: Keanu Reevs. Le star americane del cinema non c’entrano proprio mai niente con Sanremo» dichiara Alessandra.

«Questo mio terzo Sanremo è il più bello di tutti, perché siamo riusciti a creare un quadro musicale perfetto. E adesso non ci resta che costruire, intorno, una cornice che sia all’altezza». Parole di Carlo Conti definito il grande “normalizzatore” della televisione italiana. Il bravo presentatore ha saputo costruire una degna cornice? «E certo, altrimenti il pubblico non lo seguiva. Ha fatto un Festival persino un po’ piagnone, con tante buone azioni in zona De Amicis, pur di anticipare gli attacchi di frivolezza, di orchestra che suona mentre il Titanic affonda» afferma Alessandra Comazzi alla quale auguriamo buon lavoro prima di salutarla.

Dopo i commenti dell’addetta ai lavori ecco un parere al volo dell’amica del cuore, la quale non essendosi persa neanche una serata sanremese si è conquistata sul campo i galloni di critica televisiva: «A me sono piaciuti Sergio Sylvestre e la sua canzone “Con te” scritta anche da Giorgia. Quella di “Big Boy”, che ha vinto alla 15esima edizione di “Amici”, il talent show di Maria De Filippi, è una storia particolare. Papà haitiano e mamma messicana, Sylvestre ha 26 anni ed è nato a Los Angeles, in California, dove ha vissuto fino a dopo i vent’anni. Vive in Italia da circa cinque anni ed è qui che ha trovato l’America. Ho apprezzato Bianca Atzei che non è riuscita a trattenere le lacrime mentre si è esibita in “Ora esisti solo tu”, ispirata alla storia d’amore tra la cantante e Max Biaggi che si trovava in platea. Un bell’anticipo per la prossima Festa di San Valentino, il 14 febbraio. Ma la più brava di tutte è stata Virginia Raffaele che ha imitato Sandra Milo, tanto svampita quanto credibile. Quest’anno però non mi sono divertita, forse anche perché ieri sera è stato ingiustamente eliminato Al Bano che stimo e apprezzo da sempre… », conclude la critica televisiva in erba.

A tra poco per il rush finale e… Buon Sanremo a tutti!

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