Troppi matrimoni nulli o inconsistenti

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Il Papa e l’inconsistenza di tanti matrimoni

Papa Francesco, nel suo discorso all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale della Rota Romana, il  21 gennaio 2017, senza giri di parole, com’è suo solito, ha parlato del moltiplicarsi di celebrazioni matrimoniali nulle o inconsistenti, e si è spiegato dicendo:

Il contesto attuale, carente di valori religiosi e di fede, non può che condizionare anche il consenso matrimoniale. Le esperienze di fede di coloro che richiedono il matrimonio cristiano sono molto diverse. Alcuni partecipano attivamente alla vita della parrocchia; altri vi si avvicinano per la prima volta; alcuni hanno una vita di preghiera anche intensa; altri sono, invece, guidati da un più generico sentimento religioso; a volte sono persone lontane dalla fede o carenti di fede.

Papa Francesco è d’accordo con… me e con Benedetto XVI

Sorridendo mi viene da dire che… il Papa è d’accordo con me. Infatti, in una delle prime puntate di questo mio Diario (la 52a della serie), circa due anni fa, affermavo che

una delle convinzioni maturate nell’ormai lungo mio ministero pastorale a riguardo del matrimonio è che un gran numero (a modo di battuta dico: la metà) dei matrimoni religiosi non ha valore sacramentale.

E ho cominciato a sostenere questa mia idea anche in pubblico quando, sulla rivista Jesus del dicembre 2013, ho letto il parere di due nostri illustri teologi.

Il teologo liturgista Don Silvano Sirboni affermava:

Non è affatto fuori luogo chiedersi quanti matrimoni in chiesa siano veramente anche sacramenti. La domanda “scandalosa” fu posta dal cardinale Ratzinger nel 1998 quando era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede…. Anch’egli si chiede se i battezzati che non hanno mai veramente creduto in Dio o che non credono più, possano contrarre un matrimonio sacramentale. All’essenza del sacramento, afferma sempre Ratzinger, appartiene la fede… Si tratta di una questione fondamentale e delicata… ma che non è lecito ignorare, visto che i sacramenti sono “sacramenti della fede” e che le ricadute pastorali sono tutt’altro che insignificanti.

Il moralista don Giannino Piana, da parte sua, aggiungeva:

Sono convinto che esistano, e non siano pochi, i casi di effettiva nullità per mancanza di condizioni fondamentali di partenza.

Anche Don Piana si dice colpito dall’intervento di Benedetto XVI nel quale invitava il Tribunale della sacra Rota a prendere in considerazione come fattore sul quale riflettere per decidere circa la nullità del matrimonio, la questione della fede. Questo perché, in una società secolarizzata e caratterizzata da un grande pluralismo di sistemi valoriali come l’attuale, i valori del matrimonio e, in particolare, l’indissolubilità, non sempre sono facilmente percepibili laddove non esiste una seria formazione religiosa. Don Piana concludeva che, se si facesse un’indagine seria al riguardo, non pochi matrimoni celebrati in chiesa risulterebbero “nulli”.

Che fare?

Francesco e Benedetto XVI, han parlato rivolgendosi al Tribunale della Rota Romana. È quindi normale che in primo luogo raccomandassero al Tribunale di tener conto nel giudicare della validità o meno dei matrimoni, di questo dato di fatto e di pronunciarsi sulla base del rapporto necessario tra fede e sacramenti. La fede è necessaria alla ricezione di un sacramento, ma, come si sa, la fede è difficile da misurare. Perciò, prima di pronunciarsi, il Tribunale – secondo Papa Benedetto – dovrà

chiarire la questione giuridica circa quale evidenza di “non fede” abbia come conseguenza che un matrimonio non si realizzi.

Ma ambedue i pontefici, nei loro interventi, mirano soprattutto a prevenire le celebrazioni matrimoniali nulle o inconsistenti. Papa Francesco afferma: «

Mi sento di ribadire la necessità di un “nuovo catecumenato” in preparazione al matrimonio… Cioè, come per il battesimo degli adulti il catecumenato è parte del processo sacramentale, così anche la preparazione al matrimonio diventi parte integrante di tutta la procedura sacramentale del matrimonio.

Per far questo quindi, secondo lui,

si tratta di passare da una visione prettamente giuridica e formale della preparazione dei futuri sposi, a una fondazione sacramentale ab initio, cioè a partire dal cammino verso la pienezza del loro foedus-consenso elevato da Cristo a sacramento.

Perciò nei cosiddetti “corsi per fidanzati”, invece di indugiare su aspetti psicologici, giuridici e morali e, per quanto riguarda l’aspetto religioso, limitarsi a far pensare che il matrimonio in Chiesa sia una semplice per quanto solenne benedizione del cielo, occorrerà principalmente che si faccia di tutto per portare i fidanzati a conoscere e ad accettare. il più consapevolmente possibile, la portata sacramentale del matrimonio.

Ecco perché, convinto di tutto questo, quand’ero parroco, all’inizio del cammino di preparazione al matrimonio, esigevo sempre la risposta personale a tre domande: 1) Perché vi volete sposare e non vi accontentate della convivenza? 2) Perché vi volete sposare in Chiesa e non vi basta il matrimonio civile? 3) In Chiesa, vi basta che il vostro matrimonio sia benedetto o accettate che sia un sacramento?

E il corso che ne usciva, data la mia pochezza, non era granché, ma era davvero un minicatecumenato.

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