Bleed: la caduta e la rinascita di Vinny Paz, un pugile che non si arrende

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Di suo si chiamerebbe Vincenzo Pazienza ma, come nel mondo dello spettacolo, anche in quello dello sport a volte conviene semplificare ed ecco così che il giovanotto italoamericano diventa Vinny Paz. Il suo habitat è il ring dove, ben presto, diventa molto più che una giovane promessa del pugilato. Ma siccome “i sogni si infrangono al mattino”, nel pieno di una carriera lanciata al massimo, un terribile incidente quasi gli costa la vita. Si salva, ma rimane quasi paralizzato e deve indossare una struttura metallica, una sorta di caschetto con delle viti che lo tengono fissato alle ossa del cranio, per tenere immobilizzata la colonna vertebrale. Fine della carriera. Così la pensano tutti, manager e sponsor in primis, per i quali contano solo lo spettacolo e, va da sé, i soldi. Non la pensa così però Vinny che contro il parere di tutto e di tutti, è determinato a risalire sul ring. Tutti lo prendono per pazzo tranne uno, il suo allenatore Kevin Rooney (il sempre ottimo Aaron Eckhart, ingrassatissimo per questo ruolo e già fantastica spalla di Tom Hanks nel film “Sully” di Clint Eastwood). E siccome “solo chi cade può risorgere” (Humphrey Bogart, docet), incredibilmente e a prezzo di sforzi veramente sovrumani, Vinny riuscirà a tornare sul ring. Cominciamo da qui, perché nel film si incrociano diverse traiettorie personali con quelle della vicenda cinematografica. Vinny è interpretato dall’attore Miles Teller (classe 1987) che già si era messo in luce nel film “Whiplash” di Damien Chazelle (il regista di “La La Land”), nel ruolo del giovane batterista impegnato in sessioni di allenamento talmente dure, da fargli sanguinare le mani, in una sorta di corpo a corpo con lo strumento musicale, che richiama un po’ quello del corpo a corpo pugilistico ma, in più, in questo caso, con quella sorta di corpo a corpo con se stesso (e con il mondo) che Vinny intraprende per poter tornare a combattere. In più, come il vero Vinny, anche Miles Teller, nel 2007, è stato vittima di un pauroso incidente automobilistico, che gli ha lasciato diverse cicatrici. Certo, magari sia il protagonista che il film, non avranno il carisma di tante opere sullo stesso argomento che l’hanno preceduto, il solo fatto che sia prodotto da Martin Scorsese, che di pugilato se ne intende avendo diretto il seminale “Toro scatenato”, dice qualcosa. Però non difetta certo di spettacolo, trova la sua forza in alcune sequenze veramente emozionanti, e il protagonista stesso, dotato di una giusta dose di follia, proprio perché non è né lo Stallone di Rocky, né il Jack La Motta di De Niro, trova la sua giusta collocazione nell’universo del cinema pugilistico.

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