Gesù e la Samaritana. Tutto parte da un incontro casuale e da un luogo anonimo, un pozzo

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In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua (Vedi Vangelo di Giovanni 4, 5-42).

Per leggere i  testi di domenica 19 marzo, terza di quaresima “A”, clicca qui.

È la domenica della “samaritana”, della donna di Samaria che incontro Gesù al pozzo di Sicar. La Samaria è la regione che si  colloca al centro della terra santa, tra la Galilea, al nord, dove si trovano Nazaret, Cafarnao e il lago, e la Giudea, al sud, dove si trova Gerusalemme. I samaritani sono mal visti e mal considerati dagli altri ebrei. Hanno usanze religiose e liturgiche diverse da quelle della capitale. Hanno costruito un tempio proprio, diverso da quello di Gerusalemme, dopo il ritorno dall’esilio a Babilonia, sul monte Garizim. Di solito i pellegrini che dalla Galilea vanno a Gerusalemme non passano dalla Samaria, ma la aggirano percorrendo la strada della Transgiordania. Gesù, invece, attraversa la Samaria e accetta di incontrare la donna, la samaritana.

Gesù supera tutte le barriere

Nelle prime battute emergono le molte barriere che esistono tra la samaritana e Gesù: è donna, è samaritana… Gesù le supera tutti e inizia il dialogo. Si presenta come uno che chiede, che ha bisogno… La donna inizialmente “non sa”: non conosce il dono di Dio e non conosce l’identità di colui che offre il dono. Se ella sapesse, lei stessa avrebbe chiesto e lui le avrebbe dato acqua viva.

Ma, fa notare la donna, come è possibile che Gesù le possa dare dell’acqua? Non ha nulla per attingerla dal pozzo. L’acqua, lo si vede già dalla prime battute, ha un significato simbolico per Gesù. Nella tradizione ebraica, l’acqua viva era la Legge. Qui potrebbe essere la rivelazione stessa di Dio, oppure la vita, in generale, data da Gesù, oppure lo Spirito Santo. Ma, come Nicodemo, nel capitolo precedente, anche la donna continua a interpretare le parole di Gesù alla lettera e fatica a entrare nella “logica” di quelle parole.

Allora Gesù adotta un’altra strategia: le chiede di andare a chiamare il marito. Ma la donna ha avuto cinque mariti e quello con cui vive ora non è suo marito. Con queste rivelazioni sbrigative Gesù riesce a “far breccia” nella vita della donna. Ma questa, un’altra volta, evita il problema posto da Gesù e propone una discussione di riti e di santuari che mettono i giudei contro i samaritani.

L’inattesa, sorprendente rivelazione: Gesù è il Messia

Allora, dopo gli andirivieni imposti dalla donna, Gesù le confida l’incredibile rivelazione: egli è il Messia. A quel punto, l’acqua sulla quale la donna aveva discusso tanto e che tanto le interessava, non le interessa più. Dimentica la brocca sul pozzo, corre a dare l’annuncio ai suoi compaesani e il suo annuncio fa nascere la fede.

Il pozzo, luogo dell’incontro

La donna sogna un’acqua miracolosa che le impedisca la fatica di venire al pozzo. Non si mette in gioco. È Gesù che prende l’iniziativa di entrare vigorosamente nella vita della donna: “Va’ a chiamare tuo marito”, le dice. E la donna è costretta a raccontare di un uomo che non è suo marito, dei cinque mariti che hanno attraversato la sua vita. Tutto crolla e tutto riparte per la donna da un incontro occasionale, da un luogo anonimo, il pozzo.

Il nostro rapporto con il Signore parte da un luogo, da un tempo preciso. Se noi mettiamo il Signore fuori della nostra vita, in un paradiso terrestre dove non esiste più la fatica dell’attingere acqua e tutte le altre fatiche della vita, noi sogneremo sempre di incontrarlo, ma non lo incontreremo mai. Molte volte abbiamo chiesto al Signore che ci liberasse dalla sofferenza, dal male, da tutto ciò che ci pesa. E invece Gesù, in questo brano, è stanco come me ed è seduto di fronte a me, sullo stesso pozzo sul quale mi sono seduto anch’io. Lì e soltanto lì lo posso incontrare.

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