Cologno al Serio: sotto i riflettori donne che «hanno lasciato il segno». Una mostra fotografica

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L’impegno per valorizzare il ruolo della donna nella società non finisce l’8 marzo. A Cologno al Serio è possibile visitare anche in questo weekend (10,11,12 marzo) una mostra fotografica realizzata da Gruppo Fotografico A4. L’esposizione è costituita da una ventina di scatti «recuperati dai nostri cassetti al fine di creare un filo conduttore che rappresentasse la donna nel quotidiano, nel lavoro manuale, quando è in compagnia o è da sola» racconta Antonella, socia del Gruppo Fotografico A4, promotore di questa iniziativa.

La mostra nasce da una serie di riflessioni sul ruolo della donna nella storia, e che ruotano intorno alla giornata dell’8 marzo. «La donna nasce libera e ha gli stessi diritti dell’uomo. Le distinzioni sociali possono essere fondate solo sull’utilità comune»: dice l’Articolo I del documento giuridico intitolato «La Dichiarazione dei Diritti della donna e della cittadina» che è stato pubblicato nel 1791 dalla scrittrice rivoluzionaria francese Olympe Gouge.

Molti non ricordano con precisione l’evento storico che ha portato all’istituzione della Giornata della donna. «La data dell’8 marzo non è nata da una leggenda metropolitana ma in Russia, durante il regime zarista. Era l’8 marzo 1917, esattamente cent’anni fa, numerose operaie marciarono in segno di protesta per chiedere di ritirare le truppe russe durante la Grande Guerra; questa manifestazione avrebbe anticipato la rivoluzione d’ottobre e la salita al potere di Lenin il quale aveva definito l’8 marzo “La Giornata delle operaie” che poi si diffuse in un Occidente capitalista modificando il nome ne “La Giornata delle donne”» dice Piergiorgio della commissione Biblioteca. In quest’occasione si ricordano da un lato le conquiste sociali, politiche ed economiche che le donne nel corso della storia e della propria carriera hanno coraggiosamente ottenuto, dall’altro lato si rammentano le discriminazioni e le violenze di cui sono state oggetto in passato e purtroppo anche oggi.

In primo luogo, ci sono donne che, per la loro determinazione, il loro coraggio e capacità sono state in grado di raggiungere anche le cariche politiche e finanziarie più alte e quindi «a volte – prosegue Piergiorgio della Commissione Biblioteca -, si pensa che un mondo governato dalle donne possa essere un posto pacifico, più aperto ai diritti dell’uomo, della famiglia e un luogo capace di stare in pace con la natura. Ma è davvero così? Per quanto riguarda le donne in campo politico, ho deciso di portare in questa mostra quattro esempi: il primo è Hilary Clinton che, nonostante i ruoli importanti di First Lady e poi di Segretario di Stato durante il Governo Bush, è stata criticata per le sue scelte optate in politica estera, il secondo esempio è Benazir Butto che nonostante sia stata, per due mandati, Primo Ministro donna in Pakistan, ha comportato malcontento all’interno del suo popolo per via della scelta di suo marito come Ministro dell’industria che era soprannominato “Mr dieci per cento”, il terzo esempio è Indira Gandhi che ha militarizzato la società in India, ha introdotto la bomba nucleare, ha causato due delle quattro guerre contro il Pakistan e ha torturato numerosi oppositori e infine il quarto esempio è Aung San Suu Kyi che da un lato è un simbolo di grande speranza per la difesa dei diritti umani ma dall’altra parte si sta creando malcontento in Birmania perché dopo anni che è riuscita ad aggiudicarsi la carica di Primo Ministro non è purtroppo riuscita a riparare ai genocidi interni tra etnie diverse. Mentre, in campo finanziario, numerose aziende hanno donne come dirigenti e amministratori delegati: per esempio Pepsi Cola, General Motors e Locked Martin. Non solo, ci sono altri esempi femminili che hanno ottenuto successo in ambito scientifico come Marie Curie, due volte Premio Nobel di cui uno per la Fisica e il secondo per la Chimica e Fabiola Gianotti, una fisica italiana che è diventata la prima donna a capo del CERN di Ginevra e infine in campo religioso quali Maria Maddalena, divenuta simbolo di conversione, determinazione e coraggio, rappresentata nell’arte, nella poesia e nella letteratura».

La bellezza femminile ha trovato un’espressione particolarmente riuscita negli affascinanti dipinti realizzati durante il Rinascimento Italiano. «Infatti, l’artista rinascimentale, dopo aver dipinto la donna ispirandosi alla Madonna e alla figura mitologica di Venere, comincia a ritrarre la figura femminile mettendola a volte anche accanto al ritratto del marito. Un esempio è il dipinto di Piero della Francesca del 1465 intitolato “Doppio ritratto dei Duchi di Urbino” in cui sono raffigurati di profilo la moglie Battista Sforza e il marito Federico da Montefeltro; è un ritratto commemorativo della moglie in quanto nel 1465 Battista Sforza muore a soli 27 anni. Infatti, il pittore Piero della Francesca, per realizzare il volto della donna, si è ispirato alla maschera mortuaria della stessa» racconta la professoressa di arte e consigliera dell’Associazione “Sguazzi Onlus” Marta Panzera. «A partire da quella data, altri pittori si cimentano a produrre ritratti commemorativi di figure femminili cui volti provenivano da effigi di monete appartenenti alle casate delle donne ritratte: ad esempio “Giovanna Tornabuoni” realizzato nel 1488 dal Ghirlandaio e “Ritratto di donna” di Sebastiano Mainardi del 1490. All’interno di questi quadri si possono ammirare dei particolari che richiamano dei simboli: la collana di perle o l’acqua che sono simboli di purezza e castità, il rubino che è simbolo di saggezza, il fazzoletto del marito che fa intendere il legame con lo stesso, il corallo che è simbolo di resurrezione e infine una nicchia che racchiude la fedeltà e la devozione religiosa».

La mostra fotografica si trova nella Sala del Cavallo di fronte al Municipio di Cologno al Serio, è a ingresso libero e si potrà visitare venerdì dalle 20.30 alle 22.30 e sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19. Inoltre, attraversando la Circonvallazione di Cologno al Serio , appese sui tronchi di alcuni alberi delle immagini con delle didascalie informative tratte dal progetto «Prime donne» : sono immagini di donne di varia nazionalità che hanno lasciato una loro impronta nella storia “facendole uscire dall’ombra” quali Ada Natali, la prima donna Sindaco, Augusta Ada Bryon, la prima programmatrice di computer) e Ana Aslan, la dottoressa gerontologa e inventrice del farmaco gerovital.

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