La tartaruga rossa: un film senza parole, pieno di poesia. L’uomo, la natura, l’amore, l’infinito

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Non c’è neanche una parola nel primo lungometraggio di Michael Dudok De Wit, «La tartaruga rossa», eppure c’è moltissima poesia, che attraversa lo schermo e arriva dritta al cuore degli spettatori.
Una nave nel mezzo di una tempesta, le onde, il buio, la paura: il film incomincia così, con un uomo piccolissimo in balia della furia degli elementi. Quel naufrago arriva, finalmente, su un’isola deserta. Non importa quanto sia coraggioso, quanto sia pronto a rischiare per poter tornare a casa, non importa se la solitudine lo fa impazzire: la Natura è sempre più forte di lui, lo tratta con noncuranza, qualunque gesto estremo lui tenti, lo riporta al punto di partenza. Sperimenta fino in fondo la condizione della fragilità di fronte a qualcosa di più grande di lui.
Ma in questa situazione c’è anche molta bellezza: il mare, quando tutto sembra perduto, gli porta l’amore, e gli regala come per magia una vita che vale la pena di vivere, comunque, fino in fondo. I disegni, i colori pastello, i suoni della natura, i cieli stellati, gli orizzonti sterminati: più il regista riduce il racconto ai minimi termini, più diventano grandi i misteri che esprime, le idee che suggerisce. È quando l’uomo accetta di perdere il controllo di ciò che sta accadendo, di lasciar andare i fili del suo passato e dei suoi desideri che la sua vita incomincia davvero e si riempie di senso e di una bellezza inaspettata.
Così è anche per lo spettatore, che deve abbandonare gli schemi abituali della narrazione cinematografica ed essere disposto a farsi trasportare senza fretta nel folto di un’altra dimensione per apprezzare davvero questo film.
Un cartone animato, ma per adulti. È una coproduzione che unisce capitali francesi, belgi e giapponesi (compreso lo studio Ghibli, quello di Miyazaki). Lo si può vedere nelle sale italiane solo per tre giorni stasera, domani e mercoledì, 27,28 e 29 marzo. A Nembro al Nuovo San Filippo Neri, a Bergamo al Cineteatro Del Borgo, all’Uci Curno, al Cinestar di Cortenuova e all’Ariston Treviglio.
Nato nei Paesi Bassi nel 1953, Michael Dudok de Wit è animatore, illustratore e regista. «La tartaruga rossa» è il suo lungometraggio d’esordio, ma il suo nome aveva già fatto il giro del mondo nel 2001, anno in cui il suo «Father and Daughter» vince l’Oscar per il miglior cortometraggio animato.

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