La trasfigurazione. Dalla croce alla luce

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In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce (Vedi Vangelo di Matteo 17, 1-9).

Per leggere i testi di domenica 12 marzo, seconda di Quaresima “A”, clicca qui.

È appena iniziata la quaresima. Gesù ha fatto l’esperienza faticosa delle tentazioni. E subito, oggi, seconda domenica, ci si presenta un altro volto, profondamente diverso, di Gesù: il Gesù luminoso della trasfigurazione.

I molti simboli: il monte, la luce, la Parola

Gesù prende con sé Pietro,  Giacomo e Giovanni, i discepoli prediletti, testimoni privilegiati: sono gli stessi che assisteranno all’agonia del Getsemani. I due eventi, oltretutto, si richiamano. Si potrebbe dire che sul Tabor l’umanità di Gesù rivela la sua divinità. Nel Getsemani, invece, la divinità di Gesù rivela la sua umanità.

Il racconto è pieno di allusioni. Il monte, anzitutto, sul quale Gesù e i tre discepoli salgono. Nella bibbia il monte rimanda alla grandezza di Dio. Si possono ricordare il Sinai e l’alleanza; il Carmelo dove Elia lotta per affermare l’unico Dio. Poi la nube. Dio si rivela velandosi, come la luce: più si avvicina e più abbaglia. Per questo la nube è insieme nube e luce: “nube luminosa”, dice esattamente il testo.

Non solo monte e non solo nube ma anche Parola. Dio parla ma per indicare che la sua Parola si è fatta carne per parlare di lui. Gesù quindi è il messaggero di Dio e della sua misericordia. Gli uomini, ormai, non devono far altro che ascoltare lui: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”.

Mentre Gesù si trasfigura, appaiono Mosè ed Elia. I due grandi protagonisti della storia ebraica rappresentano la Legge – Mosè – e la Profezia – Isaia: le due grandi divisioni della Bibbia secondo gli studiosi contemporanei di Gesù. Dunque tutta la bibbia – “la legge e i profeti” – testimonia che Gesù è il figlio prediletto.

Le tre tende di Pietro

Di fronte allo stupefacente spettacolo cui sono chiamati ad assistere, Pietro prende la parola e propone di piantare tre capanne per prolungare il gioioso piacere dello spettacolo. Ma Pietro rivela, a modo suo, la profonda verità di quello che sta avvenendo. La tenda è il segno che annuncia Dio che abita, “pone la sua  tenda”, in mezzo agli uomini. La prima tenda di Dio è la Legge. L’ha data attraverso Mosè, il legislatore per eccellenza. La seconda tenda è la profezia. L’ha data attraverso Elia, il primo dei profeti. Ma la tenda definitiva di Dio è Gesù, la sua carne, il suo corpo. “E pose la sua tenda in mezzo a noi”, dice il prologo di Giovanni.

Di fronte alla voce i discepoli cadono a terra, reazione tipica del credente di fronte alla rivelazione divina. La nuova economia ha eclissato l’antica. La trasfigurazione è stata per Pietro, Giacomo e Giovanni, un anticipo della pasqua. Ma, prima, deve arrivare il passaggio doloroso della morte. Per questo i tre privilegiati non potranno parlare della trasfigurazione prima della risurrezione: è la conclusione del  racconto.

Il nostro viaggio verso la luce

Dobbiamo accettare il Signore “dimesso” di tutti i giorni e della Parola che ce ne parla. Come è povero, anche oggi, il Signore in mezzo a noi. Deve fare i conti con il canto di un’assemblea, le nostre parole, le mura di un edificio. Non disponiamo di voce dall’alto, di nube luminosa, del corpo splendente di Gesù… Noi, discepoli di oggi, dobbiamo fare come Abramo e metterci in viaggio verso la croce. Per Crucem ad lucem. Si arriva alla luce attraverso la croce. La fatica del dolore di oggi è temperata dalla certezza della luce che troveremo. Il corpo opaco di oggi attende il corpo luminoso di domani.

Ma il corpo opaco prepara il corpo luminoso e questo, certamente, conserverà il ricordo di quello. Il carattere trasparente di certi volti: di bambini, di giovani, di vecchi… Riflessi di una profondità che li abita.

 

E poi luce, soltanto luce

Sferzate rischiaranti come lampi
a rivelare un cammino sicuro di vita
perché la vita vince la morte
quando si ammanta di amore
disfandosi degli inutili pesi.

Ora è tornato il silenzio
ma si è fatto richiamo
invito al ricordo: per crucem ad lucem.

Ora sappiamo
che per trovare la gloria
di un Dio che ha mostrato il suo volto
umiliando se stesso
non c’è altra via
che il ricordo operoso e vitale
di quel silenzio
da cui tutto è iniziato.

Clemence Hawking (1910-1949)

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