Le «Case Bianche» di Milano accolgono il Papa: «Francesco si lascia toccare dai poveri e a sua volta tocca la carne di chi soffre»

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La visita pastorale di Papa Francesco a Milano del 25 marzo 2017 sarà breve (una sola giornata, dalle 8 alle 18.30), ma fitta d’impegni: un quartiere di periferia, l’incontro con preti e religiose, l’Angelus con i milanesi in piazza Duomo, una sosta nel carcere di San Vittore, la grande Messa per i fedeli nel parco di Monza e infine, l’appuntamento con i ragazzi della cresima allo stadio di San Siro.

La prima tappa nel capoluogo lombardo per Bergoglio, che chiama la Chiesa ad annunciare il Vangelo nelle periferie geografiche ed esistenziali del mondo d’oggi, sarà alla periferia sud est della città, alle “Case Bianche” di via Salomone 64. L’enorme complesso edilizio di alloggi popolari, composto di 477 appartamenti, costruito negli anni Settanta e oggi piuttosto fatiscente, dove domina il grigio di pareti scrostate e foderate d’amianto, sorge là dove prima c’erano le “Case Minime” realizzate alla metà degli anni Trenta dal regime fascista per i meno abbienti. Oggi diverse abitazioni nel complesso delle “Case Bianche” sono occupate in modo abusivo, c’è un campo nomadi nelle vicinanze e una significativa presenza d’immigrati musulmani. Papa Francesco entrerà nel quartiere e visiterà due o tre famiglie nei rispettivi appartamenti, quindi pregherà con i fedeli davanti a una Madonnina, in un cortile, e incontrerà alcune famiglie rom e immigrate, anche di fede islamica.

 Don Augusto Bonora è il parroco di San Galdino, la chiesa che sorge proprio di fronte alle “Case Bianche”. Don Augusto e la sua comunità si stanno preparando all’evento dal punto di vista spirituale e organizzativo. «L’attesa è carica di entusiasmo e partecipazione. Tutto è pronto. La zona, con una capienza di 7.000 persone, sarà opportunamente divisa in settori e ovunque verrà garantita la massima sicurezza. Da un punto di vista spirituale ci stiamo preparando in parrocchia con incontri e preghiere. Tutti vorrebbero il Papa a casa propria! Ancora qualche giorno fa una mamma mi ha detto che vorrebbe che il Papa mettesse una mano sulla testa di suo figlio, il quale avrebbe tanto bisogno di una benedizione! Molto forte è questo desiderio genuino dell’incontro, anche fisico, con Francesco: la gente vuole sentire che questo Papa si lascia toccare e che a sua volta tocca la carne di chi soffre» spiega il parroco di San Galdino. La visita del Papa si avvicina e di conseguenza cresce l’attenzione dei mass media nei confronti del quartiere.

Quale migliore occasione di questa per porre in evidenza i bisogni reali del luogo, simbolica periferia geografica ed esistenziale del mondo d’oggi? Don Augusto chiarisce che  «il quartiere presenta i problemi tipici delle periferie milanesi e di quelle di una grande città. Nelle cosiddette “Case Bianche”, costruite negli anni Settanta come rifacimento delle cosiddette Case Minime degli anni Trenta, vivono 474 famiglie. L’indigenza è una delle emergenze maggiori. Ma accanto ai problemi c’è anche tanta solidarietà. In parrocchia e grazie ai servizi della Caritas Ambrosiana c’è una forte attenzione caritativa: dal servizio di prossimità domiciliare alla distribuzione di abiti e di alimenti, dallo sportello per il doposcuola al centro di aggregazione giovanile per gli adolescenti». A lato delle “Case Bianche” si trova una piccola statua con una Madonnina di Lourdes, davanti alla quale il Santo Padre si fermerà per pregare e benedire tutte le persone del territorio. «Alle “Case Bianche” sono presenti due icone della Vergine. Oltre a quella davanti alla quale il Pontefice si fermerà in preghiera, esiste anche una seconda statua, risalente agli anni Trenta, che abbiamo fatto restaurare per l’occasione. L’immagine di questa Madonna, portata a nuova vita, verrà regalata al Papa al termine della sua visita».

Presso il complesso delle “Case Bianche” convivono diverse situazioni di disagio, parecchie abitazioni sono occupate illegalmente. «Il primo atto della tappa sarà la visita del Papa a tre famiglie, nei rispettivi appartamenti, distribuiti in tre palazzi. Desideriamo mantenerne l’anonimato, posso dire però che una famiglia è caratterizzata da una situazione di grave malattia e di grande accudimento; una è di anziani e un’altra di persone straniere di religione musulmana con bambini» rivela il parroco. Nel quartiere c’è un campo nomadi e una significativa presenza d’immigrati musulmani. In una recente intervista Don Bonora ha detto «siamo sulla strada tra Babele e Gerusalemme», quindi domandiamo al parroco com’è la convivenza. «In questi anni il tessuto sociale si è modificato, in quanto, oltre alle famiglie costituenti il nucleo originario, ossia gli “eredi” dei residenti le “Case Minime”, si sono aggiunte famiglie di immigrati in maggioranza musulmani e latino americani, con una forte presenza rom. La convivenza è una delle più grandi sfide in atto» conclude Don Augusto.

 

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