Insegnaci, Signore, la tua ironia

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Nell’antichità nessuno come Pilato

Pirandello, nel suo “Berretto a sonagli” (atto I, scena IV) per dire che uno, in una data situazione, c’entra come i cavoli a merenda, usa l’espressione “C’entra come Pilato nel Credo”.
La battuta è gustosa, (come no?), ma, con buona pace di Pirandello, Pilato nel Credo, strano, ma c’entra. Non è lì per un suo prestigio superiore, ma non è lì nemmeno per sbaglio. È lì per attestare che noi cristiani non stiamo proclamando una fede vaga e fumosa, ma una fede che ha a che fare con fatti storici avvenuti in circostanze di tempo e di luogo ben determinati e constatabili.
Che un personaggio tutto sommato minore, come il procuratore romano, sia finito nel Credo per la sola ragione di aver incrociato l’esistenza di Cristo in un momento chiave, ha però una conseguenza curiosa: il nome di Pilato, al giorno d’oggi, è di gran lunga il più citato di tutti i nomi dell’antichità. Si pensi che ogni domenica in tutte le chiese del mondo durante la Messa questo nome si pronuncia per più di un miliardo di volte! Né Cesare, né Augusto, né Virgilio, né Seneca…, benché infinitamente più importanti, possono competere con lui per la citazione del proprio nome.
Ovviamente questo non fa diventare Pilato più eccelso di tutti i grandi personaggi della storia antica. Egli resta sempre il mediocre e l’infingardo che è stato. Infatti i chierichetti che servono all’altare la domenica non sono particolarmente colpiti dal personaggio così ripetutamente nominato, tant’è che poi, a catechismo, quando la catechista chiede dove è morto Gesù, non è raro il caso che ci sia uno che per banale assonanza risponda: “Sotto il ponte di Pilato”…

Al nostro Dio piace spiazzare

Nel Vangelo di Luca c’è un passo significativo che va nello stesso senso e mostra che il gusto di spiazzare le attese più scontate è proprio nello stile del nostro Dio:

Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’ Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto (3,1-2).

Come si vede, la… telecamera dell’evangelista è puntata sul jet set politico e religioso dell’epoca e lo fa scorrere dettagliatamente dando l’idea che stia per cominciare qualcosa di strepitoso in quell’ambiente. Ma improvvisamente l’obbiettivo vira di 180° e inquadra il luogo dove va a posarsi la parola di Dio per dare inizio alla salvezza del mondo. La sorpresa è totale nel vederla scendere su nessuno dei grandi del tempo, ma su un ispido eremita dal look e dalla dieta inverosimili, in un deserto ai margini estremi dell’impero.
In quel viraggio dell’obbiettivo su S. Giovanni Battista è per tutti evidente una sottile ironia.

Le vie e i pensieri di Dio

È proprio vero quello che dice il Signore per mezzo del profeta:

I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri” (Is 55,8s).

Ma i pensieri dell’Altissimo non incombono minacciosi, anzi, come dicevo sopra, hanno perfino la leggerezza sorridente e liberante dell’ironia. Sono “pensieri di pace e non di sventura” (Ger 29,11). Sono pensieri di salvezza e quindi, se ci vogliamo salvare, faremmo bene a cercare di farli nostri. Il libro dei Proverbi infatti proclama “beati quelli che seguono le vie del Signore” (Pr 8,32).

Il mondo di oggi guardato diversamente

A noi che crediamo in questo Dio imprevedibile si prospetta perciò un esercizio interessante. Proviamo a guardare il mondo di oggi con lo stesso sguardo “ironico” del Signore e chiediamoci: “Chi sono i primi e chi sono gli ultimi per Dio ai giorni nostri? E per noi? Da chi dobbiamo prendere le distanze e chi dobbiamo mettere al centro?”.
Convertirsi (= cambiare mentalità) vuol dire anche questo. E Pasqua è l’occasione buona! Buona Pasqua a tutti, perciò: nel senso detto.

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1 commento

  1. INTERESSANTE E NELLO STESSO TEMPO AMENO E DIVERTENTE il riferimento alla figura di Ponzio PILATO, MA pone anche un altro interrogativo questo si IMPEGNATIVO, perchè a mio avviso sono in crescita esponenziale quelli che invece di assumersi le loro responsabilità preferiscono…” lavarsene le mani” oppure dare la colpa sempre agli altri , questi non devono stare al centro, al centro è meglio che ci stiano quelli che si assumono con coraggio le loro responsabilità, e se sbagliano lo ammettono, chiedono scusa e pagano. E sempre per rimanere in Sicilia…….. non abbiamo bisogno di quaquaraquà ……(da non confondere con i miti di cuore..)

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