La Sacra Spina di San Giovanni Bianco, un anno dopo. I giovani: “In chiesa vediamo di nuovo persone che si erano allontanate da tanto tempo”

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Foto © di Gianvittorio Frau

I giovani della parrocchia di San Giovanni Bianco sono stati molto colpiti dall’annuncio del segno, della “fioritura” dell’antica reliquia l’anno scorso. Hanno posto al parroco, don Diego Ongaro, mille domande, e lui ha condiviso con loro, in un incontro di approfondimento, la sua esperienza e le foto ufficiali scattate dalla commissione nominata l’anno scorso dal vescovo Francesco Beschi per vigilare e documentarne eventuali cambiamenti. Passati mesi da quei giorni, l’emozione e la curiosità sono passate, ma il desiderio di impegnarsi per la loro comunità di appartenenza, fortunatamente, è rimasto intatto, anzi, si è rafforzato. Ne abbiamo parlato con alcuni di loro, alle prese con i preparativi per la festa della reliquia: Nicola, 21 anni, Gianluca 19 e Alessandro, 18. “Il nostro gruppo – spiegano – è formato da una quindicina di giovani. Ci mettiamo a servizio della parrocchia lungo tutto l’anno, non soltanto in questi giorni. Ci occupiamo soprattutto di animazione e delle attività dell’oratorio, ma facciamo in sostanza quello che serve, mattino, pomeriggio e sera”.
Tutti e tre hanno iniziato con i Centri ricreativi estivi: “E’ un’esperienza molto coinvolgente – raccontano – ed è bello partecipare. Lo facciamo da quando eravamo adolescenti, e pian piano ci siamo ritrovati coinvolti anche in altre attività della parrocchia”.
L’anno scorso hanno vissuto intensamente il momento dell’annuncio del “segno” legato all’antica reliquia custodita nella parrocchiale. Spiega Nicola: “Il momento dell’annuncio è stato un’emozione grandissima. Quando il vicario generale, monsignor Davide Pelucchi, ha letto il decreto, molte persone sono scoppiate in lacrime”.
“In quelle giornate – continua Gianluca – di sicuro ci aveva colpito la grande partecipazione della gente. E dopo questo evento così particolare ci ha spinto ad avvicinarci tra noi, il nostro gruppo si è rinsaldato”.
Qualcuno ha avuto bisogno di più tempo: “All’inizio – osserva Alessandro – mi è sembrato tutto molto improvviso, molto veloce. Ho capito di più dopo, a distanza di qualche mese, secondo me un fatto di questo tipo ha bisogno di un’elaborazione, anche spirituale”.
Anche i giovani hanno notato dei cambiamenti nel comportamento delle persone: “Ho visto partecipare alla Messa tutte le domeniche – dice Nicola – persone che non ci venivano più da tanto, anche da dieci-quindici anni. Per chi crede è stato un bel segno, ma ha dato una scossa forte, a mio parere, soprattutto ai non credenti.
Chi veniva già in chiesa comunque ha trovato un nuovo slancio”.
Nei giorni dell’anniversario e della festa della reliquia, un anno dopo, questo si è tradotto in una partecipazione più folta e convinta: “Di sicuro c’è molta più gente che partecipa ai riti, e questo ci fa molto piacere”. I ragazzi hanno preparato insieme – com’è loro compito – i momenti di preghiera, i canti, le letture, e si sono ritrovati poi in casa parrocchiale, ogni sera, dopo la Messa: “C’è un bel clima in queste giornate, molto intenso, ma anche molto allegro”.
L’incontro con i pellegrini che arrivano da fuori li ha messi un po’ alla prova: “Molti ci chiedono informazioni e noi cerchiamo di fare gli onori di casa. Certo, per poter rispondere dobbiamo anche noi studiare un po’”.

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