La Sacra Spina di San Giovanni Bianco, un anno dopo. “Un segno che ha dato slancio alla comunità”

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Foto © di Gianvittorio Frau

“Mio figlio sta morendo di leucemia, ti prego, salvalo”. C’è anche tanto dolore nelle preghiere che vengono mormorate davanti all’altare dell’antica reliquia della Sacra Spina conservata nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Bianco. Il segno ha suscitato speranza nelle persone, e questo si è tradotto, soprattutto per le persone del paese, in un maggiore impegno comunitario, molti pellegrini, però, vengono, ancor più che in passato, a depositare in chiesa la loro sofferenza, a chiedere una grazia.
“E’ impossibile – racconta Agnese, una delle signore che si occupa della chiesa – rimanere indifferenti di fronte a queste persone. Cerchiamo di accoglierle, di offrire loro almeno un po’ di ascolto e di conforto. Per noi, gente di San Giovanni Bianco, il segno è relativo, è in fondo una conferma di ciò che sappiamo da sempre: la reliquia arriva davvero dal tempo della crocifissione di Gesù, e attraverso di essa in modo un po’ speciale si manifesta la sua presenza tra di noi. E’ tutto quello che c’è intorno che è importante e profondo. L’annuncio del segno sicuramente ha rappresentato per noi una grandissima emozione, ma la devozione a questa reliquia c’è sempre e ci sarebbe stata anche se non fosse accaduto nulla”. Di sicuro anche per le persone che da sempre collaborano con il parroco alla gestione della parrocchia è stato piacevole notare che il numero dei laici impegnati si è rafforzato: “Si è allargato anche il gruppo che si occupa dei preparativi della festa popolare legata alla reliquia e ci ha fatto molto piacere. Dopo il segno della fioritura della reliquia sono arrivate persone che prima non si erano mai viste e hanno incominciato a dare una mano, all’inizio poco, poi si sono lasciate coinvolgere sempre di più”. Nei giorni della festa molti si sono riuniti a pregare in chiesa. “Ricordo ancora – continua Agnese – i momenti emozionanti vissuti l’anno scorso, proprio in questi giorni. Noi entravamo in chiesa in silenzio, con rispetto, per andare a cambiare le tovaglie, e quasi non osavamo alzare gli occhi sulla reliquia. Però ci eravamo accorte lo stesso che stava accadendo qualcosa. Davvero non ce l’aspettavamo, e forse per questo è stato ancora più bello: la fede a volte ti sorprende, ti porta oltre quello che ritieni possibile. La cosa più bella però è stata trovarsi tutti insieme a pregare, incontravo le mie amiche lì anche senza saperlo, senza che ce lo fossimo dette prima. Mi sembrava quasi che fossimo noi a farla fiorire la reliquia, con l’impegno della gente, tutte queste persone in chiesa, le veglie notturne, questo modo bello di vivere la fede insieme: è stata un’occasione per riscoprirlo».

Ogni pellegrino porta con sé una storia, e per la comunità, come dice il parroco, è stato un “benedetto choc”, una sorta di risveglio. Ci sono persone che si rivolgono al parroco per chiedere un approfondimento spirituale legato alla reliquia, persone che hanno visto nel segno una “risposta” a ciò che stavano cercando, e iniziano, da quel momento, un percorso spirituale. E poi gesti semplici, come quello di una mamma che ha portato davanti alla reliquia il fiocco rosa della sua bambina: l’attendevano da tempo, è stata concepita proprio nei giorni della fioritura. Un segno di gioia.

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