Quelle notti sotto le stelle alla stazione ferroviaria di Treviglio: la Pasqua di Giovanni

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Un uomo solo, segnato dalla vita, trascorre le notti in un sacco a pelo dormendo su una panchina alla stazione dei treni di Treviglio. Anche in una storia apparentemente così triste c’è però una scintilla: la capacità di non arrendersi, di reagire incominciando da gesti piccoli, come frequentare ogni giorno il Punto sosta della Caritas diocesana di Bergamo, e non rinunciare a consultare gli annunci di lavoro pubblicati sul web. Questo è l’augurio di Pasqua che regaliamo con questa storia: l’invito a non perdere mai la speranza e a posare uno sguardo gentile sui tanti “invisibili” che ci scivolano accanto.

Sono le 21.30 entro nella Stazione di Treviglio: sento l’odore delle carrozze, del ferro e dell’olio dei binari del treno. Il silenzio è interrotto da un annuncio diffuso dagli altoparlanti: «Il treno n.8475 di Trenord proveniente da Varese è in arrivo al binario 1. Attenzione! Allontanarsi dalla linea gialla!».
Faccio un giro per cercare Giovanni (nome di fantasia) che nelle ultime settimane frequenta il «Punto sosta» della Caritas di Bergamo, uno spazio di socializzazione che di pomeriggio accoglie chi è senza fissa dimora. Eccolo!
Giovanni ha 53 anni, diplomato in ragioneria e divorziato da 12. La perdita del lavoro prima e della casa poi lo ha costretto alla vita di strada. Giovanni per 5 anni ha partecipato ad un progetto del suo Comune per la stabilizzazione di una invalidità e la riabilitazione all’autonomia abitativa. Evidentemente il progetto è andato male ed oggi vive alla stazione dormendo sulle panchine. «Ciao Giovanni !!! Sono arrivato a trovarti. Voglio vedere la tua casa e come vivi qui».
«Vengo qui a dormire, su questa panchina verso le 21.30 e mi addormento nel sacco a pelo usando lo zaino come cuscino. Sveglia alle 4, riordino le cose e mi sposto nella sala di attesa dove dormo seduto fino alle 6. Faccio colazione con cappuccio e brioche poi cerco di tirare le 11.30 per raggiungere la mensa dei poveri che si trova qui nelle vicinanze e gustarmi il pranzo. Il pomeriggio è dedicato al punto sosta di Bergamo fino alle 16.30, poi il rientro a casa, si fa per dire, per cenare con latte e crackers, in attesa di andare a dormire».
Giovanni non è dipendente da alcol o droghe e ogni giorno con il suo piccolo e scassato pc portatile cerca lavoro rispondendo agli annunci pubblicati dalle aziende in internet utilizzando la biblioteca comunale o i vari wifi liberi tra Bergamo e Treviglio. Le sue risorse sono una piccola pensione di invalidità e un abbonamento annuale a prezzo agevolato per l’utilizzo dei mezzi di trasporto nella regione Lombardia.
Alla fine della nostra chiacchierata mi confida che condividere con qualcuno questi suoi momenti di difficoltà rende le fatiche meno pesanti. Lo saluto perché anche io comincio ad avere sonno. Torno a Bergamo e penso …. tutti noi come Giovanni a volte cadiamo e ci ritroviamo a terra. Ma anche solo in un gesto piccolo come prendere il treno tutti i pomeriggi per cercare la compagnia di altre persone vedo già una piccola voglia di rinascita per quest’uomo segnato dalla solitudine. Quando tutti i legami personali sono spezzati e la vergogna si impadronisce dei corpi e dei giorni e li rende invisibili, la possibilità di risalire, di ritrovare una strada, può passare attraverso il riconoscere l’uomo e incontrare la sua identità. Bastano piccoli gesti quotidiani: l’ascolto, un sorriso, alcune ore donate per stare bene insieme a parlare di tutto, di te e di sé. Per questo Giovanni ed io auguriamo a tutti voi una  Buona Pasqua di resurrezione!

 

 

 

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