Il Risorto e Tommaso. L’amore “maturo”

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Immagine: Caravaggio, l’incredulità di Tommaso

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore (vedi Vangelo di Giovanni 20, 19-31).

Per leggere i testi liturgici di domenica 23 aprile, seconda di Pasqua “A”, clicca qui.

Tommaso e la comunità dei discepoli

Alcuni dettagli di questo straordinario racconto sono particolarmente espressivi. Gesù fa toccare a Tommaso le sue piaghe. Dunque si fa conoscere come colui che ha dato la vita e che è di nuovo vivo. Tanto vivo da donare lo Spirito, quello che Dio ha dato al primo uomo ma anche quello che Gesù ha emesso al momento della sua morte. Lo Spirito abilita i discepoli a rimettere i peccati, cioè a offrire la vita in pienezza.

La comunità dei discepoli nasce dunque dall’esperienza viva del contatto con il Signore. Tommaso che non era nella comunità non la vede come “luogo” della rivelazione del Risorto. Vuole la prova personale e diretta al di fuori della comunità. Otto giorni dopo, quando Gesù appare di nuovo, Tommaso, di fronte alla comunità, si ritrova. Ma questo è possibile non tanto per le qualità di Tommaso ma perché Gesù stesso prende l’iniziativa. La “salvezza” di Tommaso avviene di fronte alla comunità e “toccando” i segni dell’amore sconfinato del Signore, le sue piaghe.  Tommaso dice : “Mio Signore e mio Dio!”. È la sua grande professione di fede.

Gesù trae la conclusione. Tommaso crede perché vede. “Ma beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”.

 

La camera dell’incontro con Gesù si apre al mondo intero

La comunità cristiana è come una camera dove si gode l’intimità del Signore. Ma a che scopo questa intimità? Anzitutto Gesù mostra le mani e il costato. Per questo quando lo tocchiamo, ci incontriamo con le piaghe, segno della sua vita interamente donata. Gesù è l’agnello che sta ritto “come sgozzato”. Poi, dopo essersi fatto toccare, Gesù manda: la camera chiusa deve arrivare ai confini del mondo. Noi siamo così la comunità di coloro che credono senza aver visto. Che credono perché amano: si fidano. Nessun amore è dimostrabile; non esiste prova d’amore. L’unica vera prova dell’amore è la fiducia. Noi crediamo perché ci fondiamo su questa fiducia.

Chiamati a essere degli innamorati maturi

Si potrebbe dire anche in altri termini. Noi siamo beati perché siamo – o dovremmo essere – maturi. Cioè: abbiamo usato i sensi per arrivare a una verità che può fare a meno dei sensi. Mi innamoro perché vedo. Poi resto innamorato, mi affido anche quando non vedo e sono beato del bene che ho scoperto.

 

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