«La Magia Rosa»: Serantoni e Biffignandi, giornalisti con la passione del ciclismo, raccontano il Giro d’Italia

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«Napoletani e torinesi, lombardi e laziali, veneti ed emiliani, gli italiani tutti, tante regioni per un’unica civiltà e per un unico cuore, attendono nel Giro lo specchio nel quale riconoscersi e sorridersi» così il quotidiano sportivo tutto rosa «La Gazzetta dello Sport» introduce il Giro d’Italia del 1946.
Il Giro d’Italia è la più importante corsa a tappe maschile di ciclismo su strada che attraversa l’Italia: nello scorso weekend si è fermato anche a Bergamo. Quest’anno raggiunge le sue cento edizioni. Un traguardo importante in cui «si raccoglie uno scaffale di memorie, ricordi e storie di grandi campioni e protagonisti che vengono tramandate di padre in figlio» come ha sottolineato Gino Cervi, curatore del volume, introducendo la presentazione del libro «La Magia Rosa» scritto da due giornalisti di generazioni diverse, Ildo Serantoni e Federico Biffignandi, uniti dall’amore per il ciclismo.
Serantoni e Biffignandi, come se fossero un nonno e un nipote, raccontano nel libro la loro passione parlando dei loro idoli e delle loro esperienze personali. «Come sia nata l’idea non ricordo ma penso sia venuta probabilmente a Cesare Longhi, editore e titolare di Bolis Edizioni, una delle più longeve case editrici bergamasche» afferma Ildo Serantoni, giornalista professionista classe 1940 che ha lavorato come caposervizio alla redazione ciclismo de La Gazzetta dello Sport e poi a L’Eco di Bergamo. Una collaborazione positiva ma al tempo stesso secondo il giovane giornalista Federico Biffignandi, «impegnativa». «Fin da bambino – racconta Federico -, ho sempre sognato di scrivere un libro del genere anche se l’idea iniziale era diversa perché, l’anno scorso, avevo da poco letto Tutti primi sul traguardo di Fabio Genovese in cui raccoglieva i suoi pezzi pubblicati sul Corriere della Sera, e pensavo di festeggiare il centenario del Giro con una parodia, il racconto di un inviato mancato che seguiva il Giro guardandolo alla televisione. Poi però grazie a Cesare Longhi ho avuto l’opportunità di conoscere Ildo Serantoni e Gino Cervi, così è nata quest’esperienza di condivisione: un bel lavoro che mi ha fatto apprendere nuovi modi di scrivere».
Il ciclismo, infatti diventa una passione anche grazie agli idoli che si sono ammirati durante l’adolescenza: per Ildo Serantoni ci sono Fausto Coppi e Felice Gimondi mentre per Federico c’è Marco Pantani.
«Coppi – spiega Serantoni – è stato l’idolo della mia adolescenza. Non ho mai pianto per la morte di nessuno ma per quella di Coppi è stato un momento tremendo della mia vita; avevo 19 anni e tutt’ora mi viene ancora il magone quando vedo i DVD sulle sue imprese o sul filmato Il Musichiere dove Coppi cantava con Bartali e pensare che poi dopo due mesi non c’era più» commenta Ildo Serantoni che continua «ma il 9 giugno del 1967 trovai un altro idolo, Felice Gimondi. Era il giorno della tappa dolomitica, la telefonata di Aurelio Locati, capo della redazione sportiva del Giornale di Bergamo che mi proponeva di seguire il Giro mentre mia moglie ventiduenne si trovava all’ottavo mese di gravidanza; feci una promessa a me stesso “se nasce un maschio giuro lo chiamo Felice” ma fortunatamente mia moglie partorì una bambina e insieme la chiamammo Viviana». Federico Biffignandi racconta: «Avevo circa 7 o 8 anni quando iniziai a seguire il ciclismo: ho ricordi nitidi carichi di emozioni forti e vere che sempre riescono a trovare un posto nel cuore». E continua: «Pantani per me è molto più che una passione, un idolo per le sue imprese nel Tour de France e Giro d’Italia del ’98; ricordo che dopo aver avuto una buona pagella alle elementari, decisi di andare al Mercatone Uno per comprare la sua maglia; mi ha dato sensazioni che nel tempo sono rimaste con me». Purtroppo, il 5 giugno 1999 Pantani subisce una squalifica per ematocrito alto. «Era una giornata di sole – continua Federico -, l’inizio dell’estate, c’era la partita di calcio tra le classi e poco dopo iniziava la prima tappa del Giro d’Italia, ma stavolta con l’annuncio inaspettato da parte del telecronista che diceva che Pantani era stato squalificato; non persi fiducia nel mio idolo, non mi sentii mai tradito: non potevo crederci, allontanai l’idea del doping e mi chiusi in un silenzio drammatico». Gianluigi Stanga, dirigente sportivo e attivo nel professionismo dal 1983 al 2007 aggiunge: «All’epoca della squalifica di Pantani, noi avevamo vinto ma mi sono reso conto in quel momento di quanta gente tenesse a lui, era un’immagine che faceva presa su numerosi tifosi e quel medicinale, quella variazione dell’ematocrito, non veniva inizialmente valutato nel test antidoping qualora qualcuno non venisse trovato con un valore superiore a 50; poi veniva fermato per ragioni di salute per 15 giorni per riprendere a gareggiare e invece con Pantani si è protratta la strada del complotto». Ma prima ancora di Pantani, si cita Franco Bitossi, l’idolo del papà di Federico Biffignandi: «È stato lui a contagiarmi con la passione per il ciclismo. Bitossi era uno dei suoi idoli per il modo di correre, la sua personalità e il ciclismo fuori dagli schemi e per lui avere avuto l’opportunità di intervistare il suo idolo è stato bellissimo».
Ma non solo, «il ciclismo è uno sport che suscita il desiderio di provare ed emulare i propri campioni; è uno sport di strada -Tra Temù, Montirolo e Stelvio al primo posto c’è Gavia, il passo alpino, che è in grado di far provare un’esperienza quasi mistica in quei 2 chilometri d’asfalto; è qualcosa di impagabile» commenta Federico Biffignandi mentre Ildo Serantoni sceglie come mete ideali altre due località: Rocca di Papa e San Pellegrino Terme. «Rocca di Papa perché Coppi vinse la tappa a cronometro del Giro d’Italia del 1952; era un traguardo significativo che lo ha riscattato dopo aver avuto dei brutti momenti quali l’incidente nel 1950 – che gli provocò la rottura del bacino – e la morte del fratello Serse avvenuta nel 1951. Quattro giorni dopo Coppi gareggiava nel Giro d’Italia arrivando però decimo e lasciando la vittoria a Koblet». Poi Serantoni ricorda la storia di San Pellegrino Terme dove avvenne l’impresa collaborativa di Coppi e Magni mentre Nencini indietreggiò per una ruota bucata.
E se si guarda al futuro dei ciclisti bergamaschi e di questo Giro d’Italia, «Il nostro carattere fa proliferare la città bergamasca di numerosi ciclisti e corridori e tutt’ora in compagnia di Ildo seguo tutte le tappe del Giro d’Italia; siamo sempre sul pezzo» afferma Gianluigi Stanga.
Ildo Serantoni è nato a Bergamo nel 1940. È un giornalista professionista, ex pallavolista, ha lavorato come capo servizio alla redazione ciclismo de La Gazzetta dello Sport e poi come capo della redazione sportiva de L’Eco di Bergamo. Durante la sua carriera ha pubblicato i libri Felice Gimondi, storia di un fuoriclasse nel 2004, 50 volte Villa nel 2007, Bergamo e il Giro, una città in rosa nel 2009 e l’anno scorso per Bolis Edizioni, Volley Bergamo Foppapedretti. Storia e passione.
Federico Biffignandi nasce ad Alzano Lombardo (Bergamo) nel 1989. È un giornalista professionista, collaboratore del settimanale diocesano Santalessandro.org e de L’Eco di Bergamo e dall’anno scorso redattore di Italia a Tavola. Tra le sue pubblicazioni ci sono Novant’anni in nove nel 2014, Torno indietro per andare avanti nel 2015 e l’anno scorso Il modellatore di uomini e Sbirro a chi?

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