Aspettare chi è rimasto indietro: le parole di don Milani alla Comunità di Sorisole diventano vita

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«Chi è avanti si deve fermare e aspettare chi, momentaneamente, è rimasto indietro». È questo il cuore della Comunità don Lorenzo Milani di Sorisole, secondo il fondatore don Fausto Resmini. Era il 1978 quando venne aperta la comunità e allora la scelta del nome aveva suscitato pareri contrastanti; eppure don Fausto non ha cambiato idea considerando don Milani, oggi come allora, un testimone credibile del Vangelo e applicando i suoi insegnamenti con i ragazzi che non hai mai smesso di accogliere a braccia aperte.

Ragazzi difficili, forse si possono definire così, ragazzi che la società ha scartato per particolari fragilità, per alcune mancanze, oppure per il colore diverso della pelle. «Nel tempo le problematiche sono mutate -spiega don Fausto-, e dal ’78 le esigenze si sono diversificate; abbiamo lavorato molto sul disagio degli adolescenti negli anni passati, oggi accogliamo ragazzi provenienti dall’area penale, che vivono in strada, i così detti minori non accompagnati e anche chi sbarca a Lampedusa e si sente abbandonato. C’è stata un’evoluzione, certo, ma i motivi per cui ancora oggi sono fiero di aver chiamato la comunità con il nome di don Milani sono attualissimi.»

Don Fausto ha elencato questi motivi, un vero decalogo di insegnamenti da tenere sempre presente:

  1. La totale dedizione al ministero sacerdotale di don Milani: ha riscoperto in modo nuovo l’essere cristiano e la comunità di Sorisole è di ispirazione cristiana, aperta a tutti.
  2. Il suo amore profondo per le persone, perché ha saputo accogliere e guidare. Ha vissuto con i suoi ragazzi come in una grande famiglia e ha voluto che chi restasse indietro occupasse un posto importante, alla pari con i primi.
  3. Una grande attenzione alla formazione umana, spirituale e morale dei ragazzi. Ha sempre voluto che i giovani maturassero i loro talenti.
  4. La grande passione educativa a tempo pieno di don Milani: non si accontentava di far raggiungere la sufficienza, ma esigeva sempre secondo le capacità.
  5. Una grande apertura al mondo. Ci ha insegnato che l’uomo deve tendere all’universale.
  6. La premura per il futuro dei suoi ragazzi, comunicando loro che non si deve avere paura, i problemi non devono essere considerati degli ostacoli.
  7. Ha insegnato il servizio al prossimo, perché non si può pensare solo a se stessi.
  8. E’ stato un uomo di Fede, Fede in un Dio che si appassiona all’uomo, che condivide vicende umane e spirituali.
  9. Ha mostrato come essere fedeli servitori di una pastorale, non imprenditori, ma servitori del Vangelo: questa è la vera rivoluzione.
  10. Infine, è stato il difensore dei diritti degli ultimi e promotore della pace.

Don Fausto ha applicato il decalogo all’interno della comunità, traducendolo nel rapporto che, con passione, stringe quotidianamente con i “suoi ragazzi”. «Le fragilità di questi giovani e adolescenti non devono essere considerate come insolvibili. -sottolinea-, piuttosto come punto di partenza per un futuro recupero, graduale, lento, ma sempre possibile. Qui diamo l’opportunità ai ragazzi non solo a esprimersi in modo totale, ma anche a conoscere, a mettersi sempre alla prova.»

La comunità accoglie non solo giovani e adolescenti, ma attira a sé anche gli adulti, tra educatori, volontari e collaboratori, che svolgono diversi servizi. Don Fausto lancia un messaggio chiaro a costoro: non si può bastare a se stessi, ma è necessario guardare al di là del proprio orizzonte, scoprendo che c’è un’umanità che ha bisogno. «Io ho scoperto infinite capacità nei ragazzi che la società ha scartato: dobbiamo camminare insieme e chi è più avanti deve fermarsi e aspettare chi è più indietro, proprio come don Milani ha testimoniato.»

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