A Caldarola, piccolo centro del maceratese, chiese crollate e opere d’arte in pericolo. Un aiuto anche da Bergamo

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La chiesa di San Gregorio a Caldarola, piccolo centro cinquecentesco del maceratese, è diventata uno dei simboli del terremoto dell’agosto 2016, insieme con la Torre del Cassero tagliata a metà da una lesione già dopo le prime scosse.
E’ un borgo di cui si parla poco: “Non ci sono state, fortunatamente, molte vittime come in altri centri colpiti dal sisma” racconta il parroco don Vincenzo Finocchio. Ma dei 1800 abitanti, oggi ne sono rimasti sul posto soltanto poche centinaia. Sono quasi l’80% infatti gli edifici lesionati e dichiarati inagibili. Abbandonate anche le frazioni.

La Messa da mesi viene celebrata in una tensostruttura: “Non mi ricordo più – spiega don Vincenzo, che nei giorni scorsi ha partecipato al Meeting nazionale dei giornalisti cattolici e non a Grottammare – com’è celebrare in una chiesa vera”. L’inverno, come molti suoi compaesani, l’ha trascorso in una roulotte, in attesa che venissero realizzati i prefabbricati promessi: è di questi giorni la notizia che è stata scelta l’area che ospiterà le casette e le chiavi saranno consegnate – se tutto va bene – in autunno.

Nel frattempo però don Vincenzo è alla ricerca di aiuti per riuscire a salvare le chiese – oltre a quella di San Gregorio anche quella della Collegiata – e le splendide opere d’arte che contengono. Tra esse le opere di Simone De Magistris (1538?- 1555) allievo di Lorenzo Lotto, al quale Vittorio Sgarbi dedico nel 2007 una mostra di grande successo, molte delle quali custodite proprio nella Chiesa della Collegiata di San Martino, mentre il vicino santuario della Madonna del Monte ospita un prezioso dipinto su tavola di Lorenzo D’Alessandro.

Alcune di queste tele sono di grandi dimensioni, anche sei metri per quattro. Qualche aiuto per ripristinarle è arrivato anche dalla bergamasca: dalle comunità di Bonate Sotto e da Sotto il Monte. “L’inverno è stato molto difficile – sottolinea don Vincenzo – ci si è messa anche la neve, ne è caduta in abbondanza. Molti dei miei parrocchiani si sono spostati sulla costa o in sistemazioni provvisorie. Nei loro occhi però si vede la voglia di ricominciare”. E si parte da piccole cose, come le sagre, le feste popolari, per rinnovare le antiche tradizioni. “Ci auguriamo di non essere lasciati soli”.

 

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