Mira il tuo popolo. Noi e la Madonna

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Immagine: Antonello da Messina, l’Annunciata

Maria è vicina

È il primo centenario della Madonna di Fatima. Le apparizioni della Madonna, lo scrivevo qui recentemente, secondo il mariologo P. Stefano De Fiores,”vanno accolte né con eccessivo fanatismo né con netto scetticismo, ma come un carisma profetico che ci aiuta a ricordare il passato salvifico di Cristo, a vivere nell’impegno cristiano il presente e a preparare un futuro di pace per la Chiesa e per il mondo”.

Egli poi le definisce “una sfida alla ragione”, perché, proprio come Gesù nel Vangelo, la Madonna, quando appare, non si rivolge ai sapienti e agli intelligenti, ma ai “piccoli”. Con una evidente sfida a un certo modo troppo razionalistico di impostare la fede da parte di molti.

Non è una “madonnina infilzata”

Ogni apparizione, e in particolare quella di Fatima, è il segno che la Madonna è totalmente diversa dalla rappresentazioni pittoriche o statuarie che ne fanno spesso gli artisti. Avete presenti le madonne alla Guido Reni, o “le madonne dalle sette spade”?

Da loro è nato anche il modo di dire senz’altro irriverente, ma espressivo di “madonnine infilzate” che con un solo colpo ti descrive certe persone dall’aria dolorosamente pia e piene di sospiroso orrore per tutto ciò che è di quaggiù. Anche la Madonna, vista solo come “bella Signora” sul suo trono di gloria, può diventare fuorviante. Come le si può dire: “Mira il tuo popolo”?

Gesù sul Calvario non ci dà una regina

Sul Calvario da Gesù morente ci è data non come regina, ma come madre di misericordia e come tale ogni discepolo, alla maniera di s. Giovanni, la prende volentieri in casa sua.

Giustamente perciò possiamo dirle: “Mira il tuo popolo”. La si sente sorella. Sorella maggiore, ma sorella. Benedetta fra le donne, ma donna e casalinga per giunta. “Mira il tuo popolo” allora è come quando con mia mamma guardavo il telegiornale, o andavo a far la spesa al mercato affollato, o in chiesa, o a passeggio, o a trovare qualcuno all’ospedale, o partecipare a una festa.

“Mira il tuo popolo”. E quando le dici: “Mira il tuo popolo”, lei capisce quello che stai pensando”, ogni volta. Ma, se fosse  sul pinnacolo o sul trono, potrebbe sì “stendere il suo manto tutto santo sul suo popolo fedel”, farebbe sì piovere su di noi la rugiada delle sue benedizioni, ma lei sarebbe lassù e noi qui.

Maria, madre, sorella e compagna di viaggio nella fede

Siccome però è con noi, una di noi, che fa? Ha fede, una fede unica (“beata te che hai creduto!”) È la fede che l’ha aiutata a credere contro ogni evidenza, superando turbamenti e perplessità (Lc 1,29). È la stessa fede che poi alla fine l’ha portata a vedere ciò che aveva creduto.

Allora dobbiamo credere che ci prende per mano e, camminando insieme, stringe forte la nostra nella sua, specialmente in certi momenti difficili per noi o per la Chiesa e per l’umanità. E ci dice: “Niente paura. Vedi me? Pensa alla mi storia di povera donna. Il Signore è grande e sa fare grandi cose. Guarda: ha distrutto i superbi e i loro progetti. Ha rovesciato dal trono i prepotenti e gli arroganti. Ha rialzato da terra gli oppressi, ha colmato i poveri di beni rimandando i ricchi a mani vuote. Guarda se non è vero. E sarà lo stesso ancora. Sarà sempre così”.

Le apparizioni di Fatima e ogni apparizione, anche la più discreta (come quella della Gamba, dei Campi, dei Bruchi, della Scopa, della Cintura…) sono cariche di un messaggio di questo tipo. Quindi insistiamo a dire o a cantare: “”Mira il tuo popolo, Madre… Rivolgi a noi i tuoi occhi misericordiosi”.

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