Storie di montagna: la vita quotidiana, le tradizioni, l’antica nostalgia per i mestieri di una volta

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C’è stato un tempo in cui ciò che ora leggiamo era vita reale e vissuta: e quelli che giungono a noi altro non sono che gli echi di un passato che ci appartiene ancora, che parla di noi e a noi. È questa la sensazione – una sorta di antica nostalgia – che assale quando si legge “Storie di montagna” di Luigi Furia, edito nel 2016 da Bolis Editore: piccoli frammenti e spezzoni di una quotidianità che riecheggia ancora oggi nelle baite, nei racconti dei nonni, negli scenari delle nostre montagne.
Luigi Furia parla delle Orobie e delle valli bergamasche, e lo fa con l’orecchio e la voce del cantastorie: non ci sono scienza o trattati, nelle sue righe, ma trovano spazio i nomi dialettali di piante, erbe, attrezzi da lavoro, attività quotidiane. C’è spazio – anche e soprattutto – per le esistenze minute e apparentemente invisibili di tutte quelle persone che hanno vissuto esistenze di fatica e lavoro senza lasciare traccia alcuna nella grande Storia, solo un lieve e discreto passaggio che non varrà mai la menzione nei libri e negli eventi del mondo: e allora ecco che nei racconti del Furia compaiono mandriani, lavandai, boscaioli, carbonai… Ecco che trovano dignità le arti antiche e i mestieri che hanno garantito la sopravvivenza ai nostri avi, lassù nelle valli impervie d’alta montagna: la falciatura, la fienagione, le attività casearie, il riconoscimento e le erbe dei pascoli.
Dalle pagine emergono suggestioni e ricordi, racconti e credenze popolari, abitudini alimentari e sentimenti antichi della vita delle Orobie, ed emergono grazie alla forza evocativa del linguaggio, delle frasi ricalcate sul parlato, del discorso inframezzato dal dialetto, quel dialetto bergamasco così poco adatto ad essere scritto eppure così carico di territorialità, di appartenenza.
Leggere “Storie di montagna” significa ritornare indietro nel tempo e calarsi in un passato nel quale la montagna non era turismo e trekking ma lavoro, povertà, sudore e casa. Semplicemente, dolorosamente casa: spoglia di significati metaforici e dell’aura di agonismo di cui spesso è ammantata ora, restano soltanto la sua dura bellezza, la scorza coriacea dei suoi abitanti e i solchi delle esistenze che l’hanno plasmata fino ad oggi. Una lettura obbligata e intensa, per ricordare ciò che eravamo.

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