Un volontario dell’Hospice di Borgo Palazzo racconta: «Stare accanto ai malati terminali è una scuola di vita»

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Nel suo curriculum è lungo l’elenco delle esperienze di volontariato, dall’oratorio alla pro loco, e riconosciuto da tutti è il suo carattere solare e spiritoso. In questa intervista, però, non vuole parlare di se stesso.
Castigliano Licini, chiamato semplicemente Casti da chi ha più confidenza, 40 anni, di San Giovanni Bianco, ci racconta dell’associazione Cure Palliative Onlus di Bergamo. Impiegato all’Italcementi Group di Bergamo e speaker per passione, è volontario da dodici anni nell’associazione che affianca le persone sofferenti negli ultimi giorni della loro vita all’Hospice di Borgo Palazzo.

Come ti sei avvicinato al mondo delle Cure Palliative?
«L’ho conosciuto durante una ricerca per un nuovo volontariato diverso da quelli che, negli ultimi anni, avevo svolto. Un volontariato che andasse più sul sociale a contatto con la persona. Per caso ho notato questa associazione che operava presso l’Hospice di Borgo Palazzo, in città, un posto secondo alcuni dove si andava a morire. Ben presto, però, ho capito che è un posto dove si restituisce dignità e vita fino all’ultimo giorno».

Perché hai deciso di far parte dell’associazione?
«Il motivo per cui una persona entra a far parte del mondo delle cure palliative è una questione molto personale. Mille sono le motivazioni e spesso riguardano il proprio vissuto. Personalmente ho toccato con mano la sofferenza inutile di una persona a me cara e, al di là dell’impotenza di fronte alla situazione, mi resta il non aver vissuto appieno gli ultimi mesi della sua vita. Mesi fatti di sofferenza, ansia, ripetuti ricoveri. Oggi, invece, grazie alle cure palliative avremmo potuto avere più tempo per noi, un tempo scandito da passeggiate, sorrisi, chiacchiere e tranquillità: proprio come avviene negli Hospice o nelle case di chi viene seguito dagli operatori. Questo mi ha convinto a far parte di questa grande famiglia: mai più sofferenza inutile, mai più! E grazie ai volontari di questa grande associazione stiamo sensibilizzando e informando i bergamaschi affinché comprendano che quando “non c’è più nulla da fare” per le cure palliative si apre un mondo tutto da scoprire e vivere fino all’ultimo giorno».

Volontari accanto al letto di una persona in fin di vita non ci si improvvisa. In cosa consiste la formazione?
«Ho provato a leggere qualcosa, informarmi e, colpo di fortuna, stavano organizzando un corso per nuovi volontari. Da lì è partita la mia esperienza accanto al letto dell’ammalato e dei suoi famigliari. Il corso, molto ben articolato, si è svolto in due mesi e agli incontri si sono alternati medici, infermieri, psicologi e volontari».

Raccontaci brevemente la storia dell’Associazione Cure Palliative onlus (ACP).
«È un’associazione speciale, attiva a Bergamo dal 1989, anno in cui i volontari prestavano servizio al domicilio dell’ammalato inguaribile in fase avanzata. Era un impegno costante contro il dolore inutile, facendo divulgazione, partecipando e organizzando corsi per formare sempre più operatori in Cure Palliative. Nel dicembre del 2000, poi, grazie all’impegno dell’associazione, del grande cuore dei bergamaschi e a un’imponente raccolta fondi che ha coinvolto tutta la provincia bergamasca, è stato inaugurato il Primo Hospice Pubblico d’Italia».

Dopo diciassette anni, quindi, la storia dell’associazione continua…
«Da allora, ogni anno, ACP finanzia l’attività di Cure Palliative elargendo più di 400 Mila euro con picchi di 600 mila euro, per finanziare l’attività di medici palliativisti, psicologi e per la formazione costante di tutti gli operatori in Cure Palliative. Ogni due anni, infatti, vengono svolti corsi per nuovi volontari che hanno il compito di stare accanto al letto dell’ammalato in Hospice, a domicilio, presso il Day Hospital Oncologico e presso il reparto di Terapia del Dolore dell’ospedale di Bergamo».

In quale modo raccogliete i fondi destinati alle vostre attività?
«Attraverso concerti, spettacoli teatrali, manifestazioni sportive, incontri pubblici e serate di divulgazione e tanto altro. In questi appuntamenti siamo invitati a parlare di Cure Palliative e effettuiamo una costante raccolta fondi per sostenere la rete».

C’è un incontro, un episodio in particolare della tua esperienza che vuoi raccontarci?
«Ogni giorno che entro in Hospice vivo situazioni uniche e irripetibili. Non c’è un episodio particolare che ricordi, perché tutti sono stati momenti che hanno contribuito, contribuiscono e contribuiranno a modificare il mio essere, qui, ora. Posso raccontare che incontro la voglia di esserci, di vivere fino all’ultimo e lo scorgo in un sorriso, un abbraccio, uno sguardo, un silenzio e negli occhi rossi o un pianto interrotto, in un ti voglio bene, in un grazie e in chi mi dice “Ho vissuto la mia vita al cento per cento …l’ho vissuta fino in fondo… e ora sono pronto. Quando si scorge il tramonto di una vita non si resta indifferenti, non si può. A questo punto si aprono due strade da percorrere: vivere o abbandonarti alla morte. E io ho scelto di viverla fino in fondo. Ho deciso di esserci».

Il volontariato accanto a persone in fin di vita, come dici tu, non lascia indifferenti. Lo consiglieresti ad altre persone?
«Non a tutte, perché non è per tutte. La consiglierei a chi ha perso la voglia di “esserci”, a chi si sente immortale e spreca il proprio tempo in inutili passatempi. La consiglierei anche alle persone che amo, per poter assaporare appieno i momenti trascorsi in famiglia, con gli amici, a leggere un libro, a passeggiare, sul lavoro, nella quotidianità, perché impareranno a viverla anche nelle cadute, nei giorni difficili, bui e senza speranza. Perché tutto è vita e tutto, un giorno, verrà ricordato con un sorriso».

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