“Il Concilio oggi”: al via il convegno a Sotto il Monte su “La Parola nella Chiesa”

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Non si ha la pretesa di aver capito tutto sulla situazione presente della Chiesa, né di spiegare ad altri che cosa comporti l’appartenenza cristiana. Più semplicemente, i «convegni pastorali per le parrocchie» promossi nel corso degli anni dai preti e dai laici del gruppo «Il Concilio oggi» avrebbero lo scopo di condividere con tutte le persone interessate i risultati di uno studio e confronto sui documenti del Vaticano II, riletti in rapporto a grandi temi ecclesiali del nostro tempo; questo, cercando di mantenersi fedeli a uno stile di lavoro ideato dal parroco di Redona don Sergio Colombo (1942-2013), primo ispiratore di tale attività. La prossima edizione del convegno si terrà da martedì 18 a giovedì 20 luglio nella Cappella della Pace della chiesa parrocchiale di Sotto il Monte Giovanni XXIII; il titolo La Parola nella Chiesa. Eredità conciliari, compiti attuali rimanda alla Dei Verbum, la «Costituzione dogmatica sulla divina rivelazione» promulgata dal Concilio Vaticano II il 18 novembre 1965, al termine di un percorso particolarmente lungo e tribolato. Questo documento – si afferma nel pieghevole di presentazione del convegno – «costituisce davvero il cuore teologico del rinnovamento conciliare: esprime una riacquisita comprensione da parte della Chiesa del modo con cui Dio comunica con l’umanità, immergendosi necessariamente nelle dinamiche della storia e passando attraverso la cultura degli uomini». La consapevolezza che tale comunicazione non avviene in una sorta di vuoto pneumatico dovrebbe indurre la Chiesa anche a ripensare il proprio rapporto con le realtà secolari: la riscoperta della centralità della Scrittura nella vita delle comunità ecclesiali ha effettivamente avviato un cammino in questa direzione, «un rinnovamento che, però, è forse solo ai suoi inizi». Il programma del convegno della prossima settimana comprende anche gli interventi del vescovo Francesco Beschi e del pastore della Comunità cristiana evangelica di Bergamo Winfrid Pfannkuche; quest’ultimo, martedì alle 20 e 45, prenderà parte all’incontro La Parola di Dio tra le parole degli uomini; mercoledì, allo stesso orario, monsignor Beschi dialogherà sul tema Uno, nessuno, centomila. In cerca di un volto nuovo della parrocchia per la diocesi di Bergamo. Le altre comunicazioni, nell’arco dei tre giorni, saranno tenute rispettivamente da monsignor Lino Casati, da Claudio Salvetti e da don Giuliano Zanchi.

Nella sua relazione (La storia come luogo del dialogo tra Dio e l’uomo) monsignor Casati si soffermerà sul superamento, con la Dei Verbum, di un vecchio modello teologico per cui alle «verità naturali», raggiungibili dall’uomo mediante la ragione, si aggiungerebbero quelle «soprannaturali», da tenersi per fede. Nella prospettiva del Vaticano II, invece, viene meno questa estraneità tra la fede e la ragione: «Vi è una verità che si offre a una libertà, la quale può conoscere questa verità solo affidandosi. Fra la libertà e la verità vi è una reciprocità: occorre credere per sapere. D’altra parte, il sapere richiede la fatica del pensiero, di un pensiero critico che pone interrogativi alla fede stessa. Credere non è pretendere di vedere ciò che si vuole o cercare conferme ai propri pregiudizi (anche se non mancano le tentazioni al riguardo); al contrario, è “obbedire” a un Altro da me, che mi viene incontro come Parola obiettivamente contenuta nella Scrittura».

La comunicazione di Claudio Salvetti (Il rinnovamento pastorale dopo la Dei Verbum) prenderà spunto da una considerazione formulata nel 1981 dal cardinale Carlo Maria Martini: «Dobbiamo essere grati a Dio – egli affermava – di vivere in questo tempo. Il Concilio ci ha dato una abbondanza e una facilità di accesso alla Sacra Scrittura che erano inaudite in tempi passati. Il cristiano ne ha bisogno oggi più che mai, sollecitato come è da contrastanti provocazioni culturali. La fede per risplendere, per non essere soffocata, deve essere nutrita costantemente dalla Parola». Occorre tuttavia riconoscere – aggiunge Salvetti – che in parte non si è ancora conseguito l’obiettivo del Vaticano II di ridare alle Scritture il ruolo che ad esse compete, anche a livello liturgico: «Per molti cristiani l’ascolto della domenica non ha affatto la dimensione dell’evento che si attua nel momento stesso della celebrazione. Non si può negare che complessivamente le prediche siano diventate più “bibliche”, tuttavia permane, spesso, una tensione tra esigenze esegetiche e di attualizzazione con notevoli sbilanciamenti su un versante o sull’altro; così come si deve constatare il perdurare di una vecchia impostazione moralistica che utilizza solo come pretesto le letture bibliche».

Infine, don Giuliano Zanchi svolgerà il tema Mantenere la Parola: la Chiesa in ascolto della rivelazione per l’uomo d’oggi: «La Chiesa – egli spiega – non può ritenersi semplicemente un tramite dell’eterna e immutabile parola che Dio rivolge agli uomini. Essa stessa, in quanto primo sacramento della presenza di Cristo nella storia, malgrado tutto, è “parola di Dio” rivolta al mondo. Il suo modo di essere è già parola a cui Dio affida la sua premura per tutti. Lo stile con cui essa comunica col mondo, nelle sue espressioni ufficiali come nelle sue esternazioni pubbliche, nei temi specifici della fede come nelle questioni che riguardano tutti, nei registri istituzionali delle gerarchie come nella lingua dei cristiani di parrocchia, traduce o tradisce la forma stessa dell’esperienza rivelatrice che sta all’origine della sua convocazione, ne riverbera con persuasione l’intensità o ne contraddice la spassionata immediatezza».

La segreteria del convegno La Parola nella Chiesa avrà sede presso la Casa del Pellegrino di Sotto il Monte (il pieghevole con il programma completo può essere scaricato da qui). Ricordiamo che è necessario iscriversi anticipatamente mediante e-mail all’indirizzo info@ilconciliooggi-bergamo.it o telefonando al numero 035.341545; i lavori inizieranno ogni giorno alle 17 e 30. Per la partecipazione, il testo degli atti del convegno e tre cene fredde si chiede un contributo di 45 euro.

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