Le celebrazioni per il 60° anniversario e i pellegrini a Fiobbio nei luoghi del martirio della «ragazza incredibile»

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«La Beata Pierina Morosini non appartiene soltanto a Fiobbio, ma è un dono per tutta la Chiesa di Bergamo. La sua morte non fu un crimine, ma un martirio. Il sangue da lei versato e le celebrazioni in sua memoria possano generare nuovi cristiani e nuove conversioni, nuova fede, nuova speranza e carità». Don Michelangelo Finazzi dal 2010 è parroco di Fiobbio, paese natale della Beata, e anche direttore dell’Ufficio diocesano pastorale della salute. È lui che ha seguito le celebrazioni diocesane la scorsa primavera per il 60° del martirio di Pierina Morosini, che hanno visto la peregrinazione dell’urna della Beata per Messe o veglie a Fiobbio, nella chiesa dell’ospedale Papa Giovanni, in Seminario e in Cattedrale. L’anniversario ha portato nuova luce sulla figura e la testimonianza della «ragazza incredibile», come Pierina venne chiamata. «La gente raggiunge Fiobbio in ogni stagione dell’anno — racconta don Finazzi —. ma nei mesi delle diverse celebrazioni i fedeli sono aumentati notevolmente, soprattutto i pellegrinaggi dalle parrocchie bergamasche, ma provenienti anche dalle diocesi di Milano, Brescia e Cremona. In questi mesi estivi, stanno giungendo anche i gruppi dei Cre. Tante persone, ma segnatamente ragazzi e giovani, fanno domande su vita, opera e testimonianza di Pierina. Tutto questo è frutto delle celebrazioni del 60°».

La Beata viene invocata come martire. «Rispondo riprendendo un passo dell’omelia di don Ezio Bolis, docente del nostro Seminario, durante la Messa nella chiesa ipogea del Seminario il 4 aprile scorso. Martire è chi non si accontenta di ascoltare Cristo, di parlare  di Lui: per seguirlo e imitarlo, il martire è pronto a qualsiasi cosa, nullo lo spaventa, neppure di dover soffrire o morire». E il martirio si collega direttamente alla verginità di Pierina, difesa fino alla morte. «Direi che la realizza pienamente — risponde don Finazzi —. Per lei la verginità è “profondo silenzio di tutte le cose”, è un modo per esprimere con  corpo, anima e affetti che il Signore riempie la vita». Don Finazzi ammette purtroppo che c’è ancora qualcuno che non riesce a comprendere il senso del suo martirio. «Sia allora, sia oggi, c’è chi non ha capito il valore del sacrificio di Pierina, accolto anche con sorrisetti ironici, oppure giudicandola una ragazza bigotta o una figura superata. A queste persone la Beata Pierina ripeterebbe che, anche se viveva quaggiù, lei era di lassù come scelta di vita». A questo riguardo, don Finazzi ricorda ancora un passo dell’omelia di don Bolis. «Il Calvario di Pierina è stato il monte Misma, dove ha vissuto l’effusione del sangue dopo la violenza brutale di un poveruomo che le ha fracassato la testa. Ha pagato con la vita la scelta di restare fedele alla verginità, abbracciata fin da ragazza. Una decisione il cui valore non tutti compresero allora, né tutti apprezzano oggi. La sua scelta si potrebbe giudicare eccessiva, sproporzionata. Eppure è proprio questa la logica del Vangelo».

 

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