La “consacrazione” delle mura di Bergamo. Ora sono patrimonio dell’Unesco

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La commissione riunita in Polonia a Cracovia ha detto sì! Dopo due giorni di trepidante attesa il verdetto è arrivato ed è positivo. Le Mura venete sono patrimonio mondiale dell’Unesco. Il progetto «Opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo. Stato de Terra – Stato de mar».che vede capofila Bergamo e comprende altre quattro città Peschiera e Palmanova per l’Italia, Zara e Sebenico per la Croazia e Cattaro per il Montenegro di tre nazioni diverse ha raggiunto l’obiettivo. 

Anche il sindaco Giorgio Gori è intervenuto all’assemblea con queste parole: «Desidero ringraziarVi per il riconoscimento attribuito alle Venetian Work of Defense delle nostre città. È per noi motivo di orgoglio e di responsabilità. Con la candidatura transnazionale, condivisa dalle nostre rispettive comunità, abbiamo voluto dare piena espressione ai valori di pace e cooperazione internazionale che ispirano l’Unesco. Da oggi il nostro impegno per la conservazione e la valorizzazione di questo nuovo gioiello del Patrimonio mondiale sarà ancora più grande» (Dal sito dell’Eco di Bergamo).

Le mura venete. Appunti di storia

All’inizio del XVI secolo Venezia, associandosi alla Lega di Cognac, tentò di spezzare il predominio spagnolo in Italia, e le conseguenti vicende militari misero a nudo la debolezza della Repubblica e la necessità di approntare strutture difensive moderne in terraferma e di modificarne l’assetto strategico, avendo Venezia il proprio centro strategico sul mare.
Anche a Bergamo si realizzarono quindi nuove Mura urbane (1561-1623), che sanciscono per Bergamo il passaggio da ruolo di transito a luogo di confine, di estremo baluardo occidentale della Serenissima, chiarendo a tutti la funzione strategica che il potere centrale assegnava alla città orobica.
Contemporaneamente, grazie ad uno straordinario periodo di prosperità economica, s’intraprese un’opera di rinnovamento dell’abitato e delle sue istituzioni.
Abbandonato un iniziale progetto di parziale ricostruzione e rimaneggiamento delle mura medioevali, per il quale furono consulenti anche l’Orologi e il Malacrida e che portò nel 1561 alla realizzazione del Forte di S. Marco e di cinque nuovi bastioni, la Serenissima stabilì di realizzare una fortificazione in pietra bastionata continua.

La costruzione delle imponenti mura bastionate, costituì la più clamorosa frattura del contesto urbano, alterando altresì nel loro aspetto naturale alcune zone di Città alta, comportando il trasferimento di molti abitanti e la rottura della continuità abitativa tra le parti della città stessa.
Fu necessario distruggere edifici e chiese (furono demoliti oltre 250 singoli edifici), compresa l’antica Cattedrale paleocristiana di S.Alessandro e, insieme, 80 case di Borgo Canale, le Chiese di S. Lorenzo, con 59 case del borgo omonimo, S. Giacomo, S. Pietro, S. Stefano con il monastero (trasferito nel 1571 nell’attuale monastero di S. Bartolomeo in Città bassa), SS.Barnaba e Lorenzino nelle vicinanze della porta S. Giacomo e la fognatura d’epoca romana.
Nel 1574 le case di Bergamo erano 445 corrispondenti a circa la metà di quelle esistenti prima della costruzione delle mura il cui perimetro venne completato nel 1588 sotto la guida del generale Sforza Pallavicino.
Le mura, che costituiscono una delle più significative fortezze realizzate da Venezia in terraferma, non vennero mai utilizzate per azioni militari pur essendo il risultato di concezioni difensive all’avanguardia per quei tempi (Da: http://www.duepassinelmistero.com)

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