La scelta di Elisa Mele: dopo lo scudetto lascia il calcio e va in Africa

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La sua scelta ha fatto il giro della rete. Anche lei, Elisa Mele, è rimasta piacevolmente sorpresa dall’eco mediatica della sua storia. Elisa è una giovane centrocampista di 21 anni che, nel momento topico della sua carriera con la maglia del Brescia e della Nazionale, decide di dire “basta” e di appendere gli scarpini. C’è qualcosa di più importante alla quale è chiamata, c’è una vita alla quale dare delle risposte. E così questa estate, dal 7 al 30 agosto, è attesa da un’esperienza estiva di servizio con altri 11 ragazzi del suo oratorio (Santa Maria della Vittoria nella città di Brescia) accompagnati dal curato, padre Benedetto. La destinazione è il Mozambico, precisamente Mocodoene, lì dove è attiva la congregazione la Congregazione Sacra Famiglia di Nazareth che deve il suo carisma a San Giovanni Battista Piamarta (1841-1913).

In Africa incontreranno la comunità locale, visiteranno l’ospedale e i centri più significativi e cureranno alcuni laboratori. Nell’ex colonia portoghese i religiosi piamartini sono impegnati in parrocchia, in oratorio, nella scuola di secondo grado, nella scuola dell’infanzia, nella scuola dell’agricoltura, nel convitto per ragazzi e ragazze, nell’ospizio per anziani e nell’azienda agricola. Al ritorno è, invece, attesa da un nuovo percorso scolastico (Scienze religiose). Difficile conciliare i due impegni (la serie A e lo studio): “Lascio il calcio perché mi sono resa conto di voler mettere la mia vita e, quindi, anche questo talento a disposizione degli altri. Il calcio sarà sicuramente uno strumento che utilizzerò in tante occasioni come aggregazione, educazione, gioco. Lascio il calcio giocato, non il calcio in tutto e per tutto”. L’esperienza missionaria nasce in oratorio lì dove Elisa è cresciuta e fa da anni la catechista e l’educatrice con i ragazzi delle medie e delle superiori. “In oratorio – racconta al Sir – ho imparato ad aiutare i più piccoli. Ho imparato la bellezza di essere in una comunità che ti fa sentire inserita in una grande famiglia. Ho imparato la gioia di donare gratuitamente”. Il calcio resta “lo specchio della vita. La vita è come una partita. Servono la determinazione e il rispetto. Alla fine, poi, conta sempre rialzarsi”. Non rinnega, quindi, il passato come ha scritto nella sua lettera di saluto:

“Se sono la ragazza di oggi è anche grazie al calcio. Ho vissuto gioie, tristezze, salite, vittorie, sconfitte, sacrifici, allenamenti, ma tutto sempre con entusiasmo e soprattutto con tanta umiltà. Ho sempre sognato di arrivare dove sono arrivata ora e probabilmente anche più in alto”.

Le prospettive possono, però, mutare. “I tanti progetti che avevi in testa iniziano ad essere sormontati da qualcosa di diverso. Ad un tratto si prende in mano la vita, ci si guarda allo specchio e ci si dice: ‘Che cosa voglio fare o meglio chi voglio essere?’ E la mia risposta (‘voglio essere una calciatrice’) sempre sicura ha iniziato a lasciare il posto a ‘voglio essere voce di chi non ha voce, aiuto per gli altri… Voglio essere chi mi dice il cuore’”.

Per molti non è stata una sorpresa. “L’avevo anticipato ad alcune compagne di squadra… Chi mi conosce bene, sa che non era una cosa così impossibile…”. Parte con l’obiettivo di imparare. “Sarei egoista e poco credibile anche con me stessa a dire che parto solo per aiutare e per fare del bene perché, sono convinta, che prima di tutto andrò per essere aiutata e per ricevere tanto bene. Donando si riceve e sono sicura che riceverò tantissimo”. A settembre, poi, cambierà facoltà dopo un anno a Bergamo (Scienze dell’educazione). Intraprende la Facoltà di Scienze religiose per continuare a crescere come persona: “Sono materie che possono aiutare la mia fede e che allargano gli orizzonti”. Mamma Raffaella e papà Lorenzo in cuor loro sanno che la figlia è pronta per altri traguardi e per altri riconoscimenti che superano gli applausi dei tifosi.

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