Parrocchie, Bibbia e la generazione di Whatsapp e di Twitter

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La Bibbia è oggetto di studio, di studio scientifico e spesso impegnativo: con un po’ di ritardo i cattolici hanno recepito l’importanza dello studio scientifico del testo sacro. Nello stesso tempo la Bibbia è il libro di tutti, deve essere il libro di tutti. Ma quando “i tutti” prendono in mano quel libro, devono avere la scienza dei “pochi”, gli specialisti che studiano la bibbia? Evidentemente no, altrimenti la bibbia tornerebbe a non essere più il libro di tutti, ma soltanto il libro dei pochi studiosi.

È uno dei tempi emersi nell’ultima giornata del convegno di Sotto il Monte, giovedì 20 luglio.

La molta scienza di pochi e la poca scienza di molti

Quel contrasto – contrasto di sempre – fra la molta scienza dei pochi e la poca scienza dei molti oggi assume toni e accenti particolari. Si è fatto notare, nella giornata di giovedì, come in tempi di incertezza e di crisi, il credente tende a semplificare la sua fede. Come a dire che, quando urgenze pesanti premono, il pensare articolato e raffinato diventa un lusso. Sempre più lusso e, di conseguenza, sempre più di pochi. E si cerca di andare all’essenziale e si prendono facilmente scorciatoie. La Bibbia viene spesso citata come quella che dà risposte immediate e semplici a problemi complicati. Non solo, ma dentro la stessa Bibbia, si seleziona quello che “serve” più efficacemente e più immediatamente.

Chiesa, Bibbia e Twitter

Questa moda ecclesiale, tra l’altro, è il riflesso di una cultura che va molto al di là della Chiesa. È la generazione dei giovani di Whatsapp e di Twitter: la generazione dei molti messaggi di poche parole. Oltretutto, diverse iniziative dentro la Chiesa sono nate proprio per venire incontro a queste vaste richieste giovanili. Anche papa Francesco usa Twitter.

Ora, se, di fronte alla Bibbia, ci si limita a lasciarsi prendere da questa schizofrenia fra i pochi e i molti non si arriva a nulla. Diventa necessario che tra il sapere dotto e il comunicare spizzicato dei giovani si inserisca una comunità che media tra i due mondi. La comunità legge “pensatamente” la bibbia e si impegna, nei modi che la fantasia pastorale suggerirà, a offrire una Bibbia, o, meglio, una Parola di Dio bella e attrattiva.

Anche per la Bibbia e il suo uso corretto, dunque, o c’è Chiesa – viva e vivace – o si rischia che non sia nulla. O quasi.

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