Qoelet di Redona: una sala di quartiere ma da sempre aperta alla città

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«Catechesi, film, patatine, pop corn e bibita, ma poi quando arrivano in prima media al cinema non ci vengono più»: è un ritratto in chiaro scuro, tra luci e ombre quello che ci fa Gustavo Martinelli, responsabile della sala del Qoelet di Redona (via Leone XIII. Info: www.lepianediredona.it), una sala “di quartiere” ma da sempre aperta alla città, comunque aperta al futuro, per quanto incerto sia. «In questi ultimi anni – ci racconta Martinelli – la sala ha ripreso a funzionare, a programmare e ad avere un suo palinsesto. Cinque anni fa ho cominciato a ripensarla appoggiandomi un po’ al Sas (Servizio Assistenza Sale) e grazie al bando della Fondazione Cariplo abbiamo avuto delle risorse finanziarie per rilanciare la sala perché come tutte le monosale anche noi avevamo molte difficoltà ad andare avanti». «Rilanciare la sala vuol dire, grazie ai fondi avuti, ripensarla e utilizzarla anche per iniziative che prima non potevano fare, per esempio abbiamo introdotto il teatro, la musica, abbiamo rivisto la programmazione cinematografica, abbiamo cercato di farci conoscere meglio. Tutto ha avuto inizio quando abbiamo fatto tramite l’Ipsos un indagine sul quartiere per capire quali fossero i nostri punti di forza e le nostre debolezze. Dopo di che abbiamo cominciato a muoverci nella direzione di una migliore presentazione, una migliore visibilità, anche attraverso un’immagine grafica che potesse presentare meglio le nostre iniziative. Dal vecchio Cinema Aurora, la sala ha subito diverse trasformazioni e ristrutturazioni grazie alla gestione affidata all’Associazione Le Piane di Redona, oggi è una sala che è inserita in un complesso di attività molto più ampio che si svolge a 360 gradi. Per esempio abbiamo fatto un corso di illuminotecnica, i ragazzi che hanno seguito questo corso hanno acquisito alcune professionalità per la gestione del teatro, abbiamo fatto poi il corso per cineoperatori, ma i ragazzi fanno anche servizio in sala o le pulizie». «L’interazione con il quartiere? La sala è aperta a tutti e ha anche l’ambizione di rivolgersi alla città. Il quartiere, in realtà, non risponde bene, anche la Parrocchia stessa sta facendo fatica perché stiamo vivendo un periodo di transizione e chiaramente siamo un po’ in difficoltà.  Le proposte anche a livello culturale vedono la  partecipazione dei soliti noti. Quello di Redona è un quartiere un po’ particolare, in questi ultimi anni c’è stato un grande ricambio di residenti e il nucleo storico sta invecchiando e quindi quei legami che ci permettevano comunque di avere una certa solidità si stanno allentando, i nuovi arrivati non aderiscono alle proposte e anche la parrocchia ne risente, vediamo che le presenze alle Messe si sono dimezzate». «Come dicevo – prosegue Martinelli – le attività sono molteplici, il cinema per i ragazzi lo facciamo durate il periodo della catechesi, che è un servizio rivolto anche alle famiglie, dopo la catechesi i ragazzi possono vedere un film di modo che dalle tre alle sette i ragazzi sono impegnati, prima in parrocchia e poi al cinema, abbiamo chiesto ai genitori di stare con i ragazzi e abbiamo avuto una bella risposta, l’iniziativa funziona bene, c’è spesso la sala piena è un rito che funziona: catechesi, film, patatine pop corn e bibita, anche se poi dalla prima media non si vede più nessuno al cinema. Poi facciamo il Cineforum al venerdì con una selezione di film di qualità a volte con presentazione o in collaborazione con realtà locali, programmiamo rassegne, facciamo teatro ». «Per quanto riguarda il teatro ci siamo affidati un po’ al Pandemonium Teatro che ci agevola con un occhio di riguardo, abbiamo un gruppo di Redona che si chiama “Redonna”, un gruppo di signore italiane e straniere che si incontrano e fanno un laboratorio teatrale e ogni due anni producono uno spettacolo. C’è la collaborazione con Effetto Bibbia del Centro La Porta, il laboratorio “Prendi Nota” un gruppo per far conoscere la musica, la sala è aperta alle attività dell’oratorio, al Cre, al Carnevale, al gruppo Aquiloni con i ragazzi disabili, almeno la metà delle aperture della sala è fatta a titolo gratuito insomma, cerchiamo di fare rete. A volte affittiamo la sala a prezzi calmierati per cui a nostra volta possiamo ospitare spettacoli a prezzi calmierati». Sappiamo che all’epoca della ristrutturazione della sala avevate lanciato una curiosa campagna di finanziamento: «si chiamava “adotta un cucciolo di pixel”, ci siamo inventati questa cosa e raccogliendo pixel per pixel a 5 euro l’uno, abbiamo raccolto quindicimila euro, avevamo la fila fuori dal punto di raccolta». Ma quindi il quartiere risponde ancora: «Sì, un minimo c’è ancora, però se vuoi andare avanti ci vuole un ricambio, il gruppo storico si assottiglia, ogni tanto arriva qualcuno di nuovo ma è sempre più difficile. In questo momento c’è un gruppo di 20, 30 volontari che danno la loro opera, ma le forze sono quelle che sono. Certo – conclude Gustavo Martinelli – che abbiamo sempre aperta una finestra sul futuro, perché chiaramente programmare solo per l’oggi sarebbe un po’ miope, pensiamo per esempio che in autunno potremo fare una grossa riflessione sul cinema : sì, il futuro è aperto».

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