Don Flavio Gritti, missionario in Svizzera: «Essere straniero aiuta a capire che tutti hanno bisogno di attenzione»

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Quando si parla di missionari, si pensa spesso a preti presenti negli angoli più remoti del mondo, e in contatto con popolazioni di credo diverso. Ma non sempre è così: è il caso ad esempio di don Flavio Gritti, che dal 2009 si trova nelle nelle Missioni Cattoliche Italiane di La Chaux-de-Fonds e di Le Locle in Svizzera: «Questo è il secondo incarico che mi è stato chiesto dal Vescovo di Bergamo – racconta -. Precedentemente ero un curato interparrocchiale nelle parrocchie di Parre, Premolo, Ponte Nossa e Ponte Selva. Qui ho svolto il mio ministero per otto anni dopodiché eccomi all’estero ». Don Gritti non è il primo prete della diocesi di Bergamo arrivato in queste zone: « Eredito un « posto » dove hanno svolto un ministero preti Santi e molto capaci. Il primo prete della diocesi di Bergamo che è arrivato a La Chaux-de-Fonds è stato il nostro caro Vescovo Lino Belotti – spiega – : correva l’anno 1966. Mentre nella Missione di Le Locle c’era l’oggi Beato Sandro Dordi. La loro impronta è ancora ben presente nelle comunità, in particolare nelle persone di una certa età, ma resta sempre un punto di riferimento ricchissimo. Oggi sono passati più di 60 anni dalla loro esperienza e le cose sono molto cambiate. In questi anni la Comunità Italiana si è avvicinata molto alla Comunità locale. Sembra quasi un po’ strano dirlo, ma stiamo cercando di « fare Chiesa » tutti insieme. Questo ci chiede di incontrarci, di conoscerci, di collaborare, di accettare alcune abitudini, di proporre discretamente altri modi di fare. Questo percorso di avvicinamento mi porta, in quanto prete, anche a dover « trascurare » in parte la comunità tipicamente italiana per dedicare più tempo ad alcune attività tipicamente parrocchiali: catechismo, visite in ospedale, celebrazioni dei sacramenti, percorsi per i ragazzi e i giovani. Certo, gli italiani sono presenti e si incontrano anche qui. Ciò che sento come ricchezza è la mia provenienza : non sono un prete « svizzero » e in qualche modo sono uno straniero (ho sempre il mio permesso di soggiorno) questo significa che sono invitato e cerco di invitare anche gli altri preti all’attenzione verso gli stranieri, non solo italiani in svizzera, ma anche africani o di altre nazionalità europee. Cercando di prendere il tempo per capire chi non parla la lingua e che ha la difficoltà di reperire alcuni punti di riferimento ». Il cantone in cui don Gritti si trova è storicamente protestante: « Il nostro Cantone è storicamente protestante anche se oggi la maggioranza si definisce cattolica (circa il 42%). Di fatto però si respira un’aria in cui i credenti in generale non si identificano in una religione ma gestiscono la pratica religiosa con una certa libertà e con molta individualità. Concretamente significa che i credenti praticanti si riducono ad una piccolissima percentuale. In una situazione come questa è interessante provare a chiedersi cosa significa annunciare il Vangelo, offrire una proposta anche a chi ha bisogno di qualcosa di più, e cercare di intravedere il bisogno religioso anche in chi non riesce a non pensare alla Chiesa nei momenti importanti della vita come matrimoni e battesimi. Quanto è strano che famiglie che non sanno il Padre Nostro o non riescono a fare un segno di croce chiedano il battesimo? Anche questo vorrà ben dire qualcosa? A volte mi ritengo fortunato perché la posizione di minoranza e l’essere straniero aiuta ad accorgersi che tutti hanno bisogno di attenzione e ascolto ». I fedeli con cui don Gritti è in contatto sono infatti di provenienza eterogenea : « Nella Missione Italiana oggi si incontrano persone di origine davvero eterogenea : italiani, ma non solo; cattolici ma non solo; credenti ma non necessariamente. Sta di fatto che, come in ogni parrocchia, il bisogno di stare insieme prevale su molti aspetti. Il riconoscersi come italiano magari li porta ad avvicinarsi alla Missione per trovare alcune iniziative semplici e banali, un po’ stereotipate (come il corso per mangiare gli spaghetti senza il cucchiaio, altrimenti detto all’italiana), passando da chi cerca un luogo e degli amici per discutere, giocare a carte, fare festa; altri che cercano un luogo per impagnarsi e fare un po’ di volontariato; e poi c’è chi si avvicina perché cerca il sacramento del battesimo magari a 30 anni, dopo aver peregrinato attraverso diverse religioni o sette e cerca un po’ di luce, ponendo domande e rendendosi conto che tante domande non avranno risposta. Tra tutto questo campionario ci sono certamente anche altri casi, personali, magari semplicemente perché ognuno è speciale. Ci sono poi anche coloro che, come ogni persona che lascia la propria terra per cercare lavoro, chiede una mano per le piccole cose di ogni giorno: conosci qualcuno che ha bisogno di qualche soldo e vuole fare delle pulizie? oppure, al contrario: conosci qualcuno a cui potrei affidare i miei bambini quando vado al lavoro? o ancora: dove posso trovare una camera mentre sono in attesa del permesso di soggiorno ? Gli incontri avvengono un po’ in tutti i modi possibili. Ed esempio di recente mi è bastato passare in un locale dal nome tipicamente italiano per incontrare una giovane coppia appena arrivata e che ha appena cominciato a lavorare qui. Parlando male il francese si sono orientati in questo locale e direttamente il proprietario mi presenta alla coppia dicendo : « Questo è il nostro prete ». Il contatto è lanciato ».

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