Giulia Gabrieli, la ragazza che non ha mai smesso di sperare

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“Ricordati che la speranza è una cosa buona, la migliore delle cose, e le cose buone non muoiono mai” scriveva Stephen King in “Stagioni Diverse”. È difficile crederlo o convincersi che sia così quando il mondo ci mostra il suo lato peggiore. Eppure ci sono storie di uomini e donne che lo testimoniano, tenendo viva questa convinzione: come quella di Giulia Gabrieli, la ragazza che non ha mai smesso di sperare.
Giulia Gabrieli è partita per il cielo 6 anni fa, il 19 Agosto del 2011, appena quattordicenne, portata via da un maledetto tumore. Ma la malattia non ha vinto, la morte non ha vinto e Giulia, nonostante le sofferenze, ha sorriso fino alla fine. Il suo libro, scritto mentre affrontava la malattia, “Un Gancio In Mezzo Al Cielo”, uscito nel 2012, dimostra questo suo coraggio. Come si legge, Giulia vedeva solo due finali possibili per la sua vita: il primo, che chiedeva pregando Dio, di guarire completamente dalla malattia, perché aveva tanti progetti da realizzare, da protagonista; il secondo, di andare incontro al Signore. “Entrambi bellissimi”, ripeteva.

Giulia è stata scelta quest’anno come una dei quattro testimoni di speranza, il filo rosso delle celebrazioni per la festa patronale di Sant’Alessandro. Questa sera i suoi genitori Antonio e Sara, presso il monastero benedettino di Santa Grata in via Arena, in Città Alta, racconteranno la vita della loro bambina, proiettando anche un video in cui lei stessa racconta quanto, nonostante tutto, può essere bella la vita.

Giulia era piena di voglia di vivere, aveva dei progetti da realizzare, dei sogni da coltivare; sogni che non si sono spenti con la sua morte ma che ancora oggi pulsano nei cuori delle persone che sono state toccate dalla forza di Giulia. Nel dicembre del 2011 ecco nascere l’associazione “ConGiulia Onlus”, creata dai genitori della ragazza e da alcuni amici di famiglia. «Abbiamo deciso di darle questo nome, ConGiulia, perché vogliamo continuare a camminare con lei- spiega Alessandra Vizzola, membro dell’associazione e che ha conosciuto Giulia fin da bambina-. I progetti che svolgiamo, che poi sono quelli che avrebbe voluto realizzare Giulia, sono tutti rivolti ai bambini, specialmente nell’ambiente scolastico.»

Il primissimo progetto dell’associazione è “La scuola Estiva in Ospedale”, attivo dal 2013 presso l’ospedale Papa Giovanni, in modo particolare nei reparti di pediatria. Si tratta di corsi e lezioni tenuti durante i mesi estivi di luglio e agosto e rivolti ai bambini e ai ragazzi ricoverati presso l’ospedale. «Quest’anno hanno partecipato 120 volontari al corso di formazione, tra docenti e addetti alla segreteria-racconta ancora Alessandra-. I nostri insegnanti si recano nelle camere e fanno scuola ai bambini che hanno bisogno di recuperare, magari hanno anche un debito scolastico, perché come diceva Giulia la scuola va in vacanza, ma la malattia no.»

Da qualche anno invece si svolge il progetto “Quasi a casa”, germogliato da un altro sogno di Giulia: quello di tornare a casa e lasciare l’ospedale, nonostante la malattia. «A volte Giulia scommetteva con i medici, i suoi “supereroi”, come li chiamava lei – continua Alessandra -: diceva che se avesse vinto, allora avrebbero dovuto subito lasciarla tornare a casa.» Anche per i ragazzi ospitati nei reparti di pediatria e oncologia dell’ospedale questo desiderio è grande. Alcuni di loro possono rientrare a casa perché distanti pochi minuti dall’ospedale; per altri invece non è così semplice. “Quasi a Casa” offre un luogo sicuro e accogliente al di fuori dell’ospedale ai bambini che non richiedono più cure intensive, ma che necessitano ancora di attenzioni e medicazioni, ospitati in alloggi vicino all’ospedale, «Il progetto è nato grazie anche al dottor Massimo Provenzi, responsabile del reparto di oncoematologia pediatrica del Papa Giovanni. Abbiamo pensato di creare uno staff pronto a recarsi a casa di questi ragazzi, assistendoli direttamente. È un progetto che ha dei costi, perché dobbiamo stipendiare un’infermiera che svolga un compito extra rispetto alle sue mansioni, ma è un progetto importante a cui non potremmo mai rinunciare.»

Non si possono fermare i sogni e l’associazione è attiva in altre belle iniziative, come la preghiera rivolta a tutti i bambini malati che si tiene due volte l’anno, prima di Natale e Pasqua, perché Giulia pregava spesso per tutti i bambini malati, e il concorso letterario aperto ai ragazzi delle scuole bergamasche. Quest’anno il tema era “Ti conquisto con l’acca. Storia di dis-abilità”, un’opportunità per tutti gli alunni di parlare di disabilità guardandola con occhi diversi.

Sogni, progetti, vita. Giulia oggi è ancora tutto questo: un simbolo di speranza. Non a caso il logo dell’associazione ConGiulia è il fiore grigio che nella Guernica spunta dalla mano di un soldato, sdraiato a terra. Un fiore caro a Giulia, rimasta affascinata da quel particolare che quasi si confonde tra le altre figure strazianti del quadro, ma che una volta notato non può più passare inosservato, perché, come diceva lei, «è’ un fiore in mezzo alla guerra, è un fiore che sorge, è un fiore di speranza».

 

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