Minniti, Del Rio, Mattarella. Gli immigrati, l’accoglienza e le “regole”

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Il ministro degli Iterni Marco Minniti

La “discussione” fra i ministri Del Rio e Minniti è esemplare. Non si è capito bene se si è trattato di uno scontro, o di semplice differenza di punti di vista, o di una amabile scambio di pareri tra amici. Sta di fatto che, di fronte alle minacciate dimissioni da parte di Minniti, è dovuto intervenire lo stesso capo dello Stato che ha “blindato” – così hanno detto i giornali – il ministro dell’Interno.

Del Rio e Minniti: le affermazioni incrociate

La discussione, o lo scontro o lo scambio di pareri, è comunque rivelatore di una certa differenza e di una notevole difficoltà nell’affrontare il problema degli immigrati. “Si deve fare guerra agli scafisti, non agli immigrati”, ha detto Del Rio. “Io non cerco popolarità”, ha detto Minniti, che ha precisato: “La linea del governo è la mia”.
Le affermazioni sono curiose perché si potrebbero tranquillamente rovesciare e attribuire quelle di Del Rio a Minniti e viceversa.

In effetti Minniti non ha detto che bisogna favorire gli scafisti e combattere gli immigrati. E Del Rio non ha detto che cercava voti e che i problemi degli immigrati non gli interessavano. Ed è difficile pensare che Del Rio abbia voluto dire una cosa diversa da quella che ha detto il governo, del quale anche lui fa parte, e parte non secondaria. E, si potrebbe aggiungere che Mattarella, se ha dato ragione a Minniti, non pare abbia voluto dar torto a Del Rio.

L’accoglienza e le regole dell’accoglienza

Non si può liquidare tutto dicendo che è la solita solfa della politica. La cosa è molto più complessa. E, insieme, interessante. Il problema immigrati è un immenso problema umanitario, morale. Non bisogna mai dimenticare che abbiamo a che fare con degli uomini. Su questo tutti sono d’accordo. Forse anche Salvini.
I problemi nascono quando si cerca di far “giocare” la sensibilità morale con le regole per metterla in pratica. In altre parole, quando si passa dalla morale alla politica.

È un gioco difficile. Succede, infatti, che molti sono talmente “presi” dall’urgenza morale da bypassare le regole. Al contrario, molti sono così presi dalle regole da bypassare la morale. Non è un caso che Del Rio, già sindaco per una decina di anni di Reggio Emilia, cattolico, sia più sensibile all’urgenza morale; mentre Minniti, politico di lungo corso, comunista prima, poi PDS, poi PD sia più sensibile alle regole.

Di regole, comunque, c’è sempre più bisogno

Chissà se si riuscirà mai a trovare una qualche forma di equilibrio. Vorremmo soltanto sussurrare, sommessamente, una convinzione. Si sente dire da molte parti che l’immigrazione non è più fenomeno emergenziale, ma strutturale. Ora, più il fenomeno è grande e più diventa stabile e strutturale, più diventano necessarie le regole.

Quali? Qui sta il busillis. Quelle invocate da Minniti – e confermate da Mattarella – non sono certo quelle invocate da Salvini. La politica, è sicuro, si scontrerà ancora e a lungo. Ma con le regole, con alcune regole, si dovrà necessariamente fare i conti.

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2 commenti

  1. L’editoriale entra nella diatriba con grande equilibrio… eppoi l’organismo che deve prendere rapide decisioni, chiamasi Consiglio dei Ministri, dove i componenti proprio per la natura di questo “collegio” devono esprimere la loro opinione anche sulle materie degli altri, spesse volte le materie , come in questo caso riguardano più dicasteri e allora non solo è normale ma se vogliamo anche doveroso che i problemi vadano valutati secondo le diverse sfaccettature e competense dei vari ministeri… I protagonisti a me sembrano persone di grande equilibrio…. basta qualche notizia estrapolata artatamente dal contesto, per gridare allo scandalo. Lo scandalo lo produce chi specula su queste tragedie umane!

  2. silvana messori on

    il mondo politico, a mio modesto parere, è diviso fra quanto è, o meglio viene messo alla luce del sole, e quello che invece è frutto di interconnessioni diplomatiche fatte all'”oscuro” e che per forza di cose non possono essere portate in toto all’opinione pubblica perché, e ciò ultimamente succede spesso, mal interpretate causerebbero danni a ciò che invece si vorrebbe “combattere” . Il vissuto dell’attuale Ministro, viene da lontano e anche in “luoghi” di potere così vicini a quanto oggi Lui, come Ministro, si può permettere di asserire, perché ne ha l’esperienza diretta. A volte si fanno dei paragoni(a mio avviso impropriamente) di questo con quel Ministro, ma non tutti sappiamo che alcune volte nelle loro responsabilità istituzionali, vige un “dovere del silenzio istituzionale” che non permette di fare ciò che si vorrebbe! Ora è giunto il momento più opportuno affinché le “regole” possano essere accettate e che prima invece, per motivi a noi sconosciuti, sarebbero stati “fuori luogo a procedere”. Ogni tanto mi pare di cogliere un certo ritardo nelle attuazioni e anche che siano già obsolete… ma si sa che io sono una “malpensante”… ci risentiamo…

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