Salviamo gli oggetti elettrici: il futuro è del riuso. La carica dei Restarters, volontari che riparano tostapane, computer e smartphone

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“Se non puoi ripararlo, non è davvero tuo” è lo slogan dei Restarters, volontari che aiutano a salvare gli oggetti elettrici, elettronici e tecnologici che apparentemente sono da buttare. In tempi di nuova sobrietà, questa filosofia di vita il cui progetto originale “Restart Project” è nato a Londra ed è presente in 9 Paesi, fa parte di un movimento di portata non solo europea ma mondiale, di una visione green che rifiuta l’industria dei consumi e l’imperante globalizzazione.

Se a ideare i “Repair Cafè” è stata l’olandese Martine Postma nel 2009, ora diffusi in tutto il Nord Europa, in Italia sono cinque i gruppi attivi “Restarter” a Milano, Torino, Firenze, Aosta e Langhe-Roero, in provincia di Cuneo. Facebook è la piazza virtuale dove incontrarsi, chiedere e ottenere informazioni, strumenti e aiuto, perché se si rompe il cellulare, l’Mp3 o il tostapane “non buttarlo, riparalo”.  «Fondamentali per noi le Tre R Riparare, Riusare, Riciclare, il riciclo è l’ultima spiaggia prima della discarica, gli apparati elettrici ed elettronici, non solo Computer altrui gratuitamente» chiarisce Savino Curci di Restarters Milano e PCOfficina, che ci racconta la sua lotta quotidiana contro la corsa a ricomprare. «Ho 54 anni e sono il più vecchio del mio gruppo (le donne sono poche, non è questo un settore che le attrae), gli altri hanno circa 35 anni. Abbiamo avuto nel nostro gruppo un ragazzo di 17 anni» spiega Savino che lavora all’Agenzia Regionale per la Protezione Ambiente della Lombardia, dove si occupa di strumentazione per la misura dell’inquinamento atmosferico. «Sono un tecnico in un settore particolare, da sempre sensibile ai problemi ambientali».

Savino, la sua è una filosofia di vita?
«È il recupero di quello che eravamo da bambini. Quando arrivava un giocattolo nuovo, la prima cosa che facevamo era aprirlo per vedere com’era fatto dentro. Da grandi facciamo più o meno la stessa cosa. Aggiustando gli oggetti in qualche modo ripariamo la nostra relazione con gli oggetti. Riparando insieme con altre persone ripariamo anche le relazioni, ristabiliamo nuove relazioni. È una filosofia che riguarda le relazioni tra le cose e le persone».

Vi considerate come il nuovo terzo settore?
«No, non direi, piuttosto noi siamo a favore della promozione dell’artigianato come riparazione integrandolo con le nuove forme di artigianato cioè quelle che trasformano le cose e anche con l’auto riparazione. Facciamo soprattutto promozione dell’autoriparazione. Facendo questo mestiere incoraggiamo la riparazione in senso lato, sia quella professionale, artigianale, sia la messa a disposizione dei pezzi di ricambio per riparare le cose».

Il vostro progetto è anche un modo per salvaguardare l’ambiente?
«Assolutamente sì. Pensiamo al Computer. Noi ripariamo computer che potrebbero tranquillamente continuare la loro vita per altri cinque/sei anni e invece vengono buttati via semplicemente perché non reggono l’ultimo aggiornamento del software del proprietario. Installando il freesoftware Linux (sistema operativo alternativo a Windows e ad Apple, gratuito con codice aperto, cioè il programma può essere modificato e si può riadattare per le tue esigenze) riusciamo a recuperare questi computer e a farli funzionare per un’altra parte non indifferente del loro ciclo vitale».

Quando parliamo di “obsolescenza programmata”, a cosa ci riferiamo?
«È una strategia delle aziende volta a definire il ciclo vitale di un prodotto in modo da limitarne la durata a un periodo prefissato. Il prodotto diventa così inservibile dopo un certo tempo, oppure diventa semplicemente obsoleto, vecchio agli occhi del consumatore in confronto a nuovi modelli che appaiono più moderni, sebbene siano poco, o per nulla, migliori dal punto di vista funzionale. In pratica il consumatore viene costretto a comprare un nuovo PC, un nuovo cellulare più potente. Come difendersi? Per quanto riguarda il Computer e i tablet proponiamo l’installazione di Linux, come ho detto prima».

“Restart” tradotto in inglese significa rimettere in moto, riavviare. Quali sono gli oggetti più riparati e i vostri clienti abituali sono in maggioranza adulti o giovani?
«Computer, telefonini, lampade, ventilatori, spremiagrumi, Mp3, ecc. In maggioranza i nostri clienti abituali sono adulti di mezza età, persone anziane che ci portano oggetti che avevano in casa che non si sentono di abbandonare. “Non ce la faccio a buttarlo via” ci dicono, riferendosi a un oggetto conservato in un angolo come un vecchio giradischi o un mangianastri. Noi tentiamo di ripararlo e spesso ci riusciamo».

Cos’è un Restart Party?
«È un evento di riparazione collettiva, comunitaria e partecipata. È una festa dove gli invitati portano ciascuno un oggetto da riparare e trovano a questo evento noi che siamo dei “riparatori volontari” e che insieme al proprietario tentiamo di riparare l’oggetto. Tutto questo per far vedere che nella maggior parte dei casi per riparare qualcosa non servono competenze particolari. Pochi di noi sono professionisti, per esempio ingegneri. Siamo semplici appassionati di manualità. Il Restart Party è una festa e alle feste si mangia, si beve, si chiacchiera e si ascolta buona musica, proprio come facciamo noi. Nei nostri Restart Party si riparano biciclette e c’è anche una sarta teatrale che si occupa di dare nuova vita agli abiti».

Quali consigli dare a chi volesse aprire un nuovo gruppo di Restarters a Bergamo?
«Semplice: Andate su Google e cercate “Restart Project”, la casa madre di tutti i gruppi di Restarters sparsi nel mondo, i quali hanno organizzato una specie di manuale per organizzare i Restart Party. Bastano un tavolo, diverse prese elettriche e un po’ di attrezzi. Qualsiasi gruppo potrebbe realizzare un Restart Party. Inoltre scoprirete che il format del Restart Project, un’esperienza no profit, è nata a Camden e Brixton, due quartieri londinesi ed è stata inventato nel 2012 da due trentenni, un italiano, Ugo Vallauri e da una anglo-americana Janet Gunter, entrambi esperti di comunicazione».

INFO

https://www.facebook.com/RestartersMilano/

http://www.pcofficina.org/

 

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