Brivio, Coldiretti Bergamo: «Servono più strumenti di tutela. Redditi bassi, e produzione esposta ai cambiamenti climatici»

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Alberto Brivio è il presidente di Coldiretti Bergamo, la sezione orobica della maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana. A lui abbiamo chiesto, in vista del G7 dell’Agricoltura che si terrà a Bergamo, di effettuare una fotografia del mondo agricolo bergamasco, dei problemi di cui soffre ma anche delle risorse di cui dispone.

Quali sono le istanze più sentite dagli agricoltori?

«Innanzitutto l’attenzione al reddito e ad un’equa distribuzione degli utili sulla filiera. La componente agricola sta subendo grosse difficoltà, in particolar modo in alcuni settori, in quanto un agricoltore mediamente ricava dal 15 al 20 per cento del prezzo finale di un prodotto: è evidente che questo sistema fatica sempre più a reggere, soprattutto quando va a discapito dei produttori. Un altro tema fondamentale è legato alla componente assicurativa, che incide in maniera sempre più gravosa sul bilancio di un’azienda agricola. Per questo motivo occorre mettere in campo strumenti di tutela del reddito, che tengano conto dei mutamenti climatici, pensati all’interno di una politica comunitaria attenta e trasversale a tutte le realtà che vanno ad incidere sul mondo agricolo. Infine occorre una maggiore distintività dei prodotti italiani: oggi si parla molto di eccellenze del Made in Italy in ambito agro-alimentare, con livello di incremento dell’export del 7-8 per cento all’anno, ma questo deve avere ricadute positive su tutta la filiera».

Lei ha citato, tra i fattori di rischio, i mutamenti climatici: quanto stanno incidendo sulla vita delle aziende agricole bergamasche?

«Purtroppo stanno incidendo in maniera pesante, in alcuni anni ci sono stati cali della produzione di vino e uva anche del 20-30 per cento. Quest’anno assistiamo al calo della produzione di foraggi nelle zone di montagna, mentre in pianura nei tre mesi più caldi il calo della produzione di latte è stato del 15-20 per cento. E’ dunque evidente che i mutamenti climatici incidono direttamente sull’attività agricola e rappresentano dei fattori negativi di cui tutto il nostro mondo deve tener conto».

Quante sono attualmente le aziende agricole della Bergamasca?

«Posso darle i dati relativi alle aziende agricole associate a Coldiretti, che sono circa 3.500: gli addetti sono invece circa 10mila».

Quali sono le caratteristiche principali dell’agricoltura bergamasca? E’ più di tipo tradizionale o vi sono esempi di progetti innovativi?

«L’agricoltura bergamasca è quantomai varia e rappresenta uno spaccato esemplare del mondo agricolo, potendo vantare un giusto equilibrio tra tradizione e innovazione: oltre all’agricoltura di tipo tradizionale vi è la forte presenza del settore zootecnico, dell’agricoltura specializzata, dell’agricoltura biologica, senza dimenticare i 150 agriturismi sparsi su tutto il territorio provinciale, 30 fattorie didattiche e 800 ettari di vigneti. Bergamo può inoltre vantare il primato italiano (e quindi europeo) della tradizione casearia. Per questo motivo il mondo agricolo della nostra provincia può rappresentare un modello di eccellenza a livello continentale».

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