Dalla Nigeria a Comenduno, l’accoglienza dei rifugiati in parrocchia supera i pregiudizi

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L’accoglienza dei rifugiati, negli ultimi anni, è divenuta un argomento scottante e la questione si fa sempre più delicata ad ogni sbarco. Dinanzi al più grande flusso migratorio di tutti i tempi, oltre alle buone parole occorre anche riboccarsi le maniche: deve aver pensato questo Don Diego, allora parroco di Comenduno di Albino, quando circa un anno fa ha deciso di cogliere le sollecitazioni di Papa Francesco e del Vescovo Francesco Beschi riguardo l’accoglienza dei rifugiati in parrocchia. Il consiglio pastorale, nonostante qualche titubanza iniziale, ha accettato sin da subito la proposta mettendo a disposizione l’ex appartamento di don Dino Belotti che si interfaccia con un’altra abitazione utilizzata dalle famiglie della parrocchia per l’esperienza di convivenza “Luce accesa”.
“Una volta accettata la proposta, – racconta Giovanna, una volontaria – è iniziato subito il corso di formazione con un incontro tra Caritas, consiglio parrocchiale e gruppo missionario presieduto da don Claudio Visconti che ci ha messo di fronte alla realtà spiegandoci cosa significhi effettivamente realizzare un’accoglienza di questo tipo in parrocchia. Nonostante questo percorso sia stato accelerato rispetto alle consuete tempistiche, ha comunque generato interesse e voglia di partecipare da parte di diversi volontari.”
Nel novembre del 2016 la parrocchia di Comenduno accoglie due coppie di nigeriani. “L’incontro con le due coppie- continua Giovanna- è stato inaspettatamente semplice e bello. Sin da subito si sono affidati a noi volontari e alla comunità trovando come punto comune la messa, nonostante la liturgia cattolica sia diversa da quella pentecostale a cui loro sono abituati. Dopo la prima domenica di festa, l’integrazione delle due coppie è stata facilitata dall’esperienza di convivenza svolta dalla mia e da un’altra famiglia di volontari nell’appartamento accanto. Un ulteriore gancio per l’accoglienza è stato l’invito a partecipare al coro parrocchiale che è stato subito accettato dalle due donne.”
A maggio la comunità di Comenduno ha accolto un altro dono ovvero il piccolo Anthony, nato da una delle due coppie nigeriane. “Abbiamo condiviso con immensa gioia questa nascita dato che io e mio marito Maurizio abbiamo seguito tutta la gravidanza aiutando i genitori là dove fosse possibile e coinvolgendo anche altri volontari. Quando la coppia ha deciso di far battezzare il proprio figlio in parrocchia abbiamo gioito ulteriormente perché questo è un evidente segno di come si siano integrati bene nella nostra comunità. Io e Maurizio, inoltre, abbiamo avuto il piacere di essere scelti come madrina e padrino del bambino. I genitori di Anthony hanno voluto donarci degli abiti che sono stati intessuti dalla stessa pezza dei loro come simbolo di unità” spiega Giovanna.
L’accoglienza dei rifugiati ha responsabilizzato molto la comunità, ma soprattutto chi è in prima linea come volontario. Una volta superate le prime difficoltà dovute alla lingua e alla diversità delle culture, si può collaborare per far sì che l’integrazione sia efficace. Solo conoscendo a realtà, come sottolineano i volontari di Comenduno, i pregiudizi possono cadere a terra disarmati.

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