Arte e fede, un rapporto da ri-scoprire. Vizi e virtù. Un’interessante mostra di Carlo Previtali

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Fino al 22 ottobre prossimo, presso la Chiesa del Buon Consiglio di Grumello del Monte, è allestita una splendida mostra di sedici ceramiche, frutto dell’estro dell’artista grumellese Carlo Previtali, le cui opere sono presenti in importanti musei e in collezioni pubbliche e private nazionali e internazionali. L’originale mostra, denominata “Psychomachia lotta tra vizi e virtù”, fa riferimento al poema omonimo di Aurelio Prudenzio VI secolo ed è capace di personificare in chiave moderna sia i personaggi dei vizi che la simbologia medievale delle virtù. Consta di otto sculture raffiguranti i vizi, contrapposti alle virtù, anch’esse rappresentate da otto sculture. La scelta del numero otto, rispetto al numero sette con il quale siamo soliti quantificare vizi e virtù, deriva dalle scelta di Previtali di aggiungere l’ottavo vizio, la “vanitas” e l’ottava virtù, la “patientia”.

Vanità, avarizia

Qui vorrei solo accennare ad alcune emozioni suscitatemi da alcune opere, dopo ripetute osservazioni. Appena entrato in chiesa, mi colpisce l’opera spazialmente più lontana da me, ma di un impatto visivo straordinario: la “vanitas”, ossia due teschi incoronati, uno d’argento e uno d’oro. Essi rendono splendidamente l’idea di cosa sia questo vizio: il sentirsi uomini di assoluto valore, di certa superiorità sugli altri, eterni e autosufficienti, senza prendere coscienza di essere creature con tempo limitato. Ci si esalta perché ci si sente d’oro, ma sempre ossa si rimane.

Il tema del teschio, peraltro, ritorna sul retro di un altro vizio, l’avarizia, collocato poco distante dalla “vanitas”. Qui, il vizio è rappresentato da un uomo che pare consumarsi, col volto teso e brutto quanto l’anima che rispecchia, e tante mani chiuse per possedere, per trattenere, per non condividere. E, sul retro del capo, emerge lievemente la figura di un teschio, perché l’avaro pian piano muore, ucciso dal suo essere pieno di sé e dei suoi averi, ma vuoto di senso.

Giustizia

Affiancata all’avarizia, la solenne virtù della giustizia: il volto dolce, bendato perché rappresentante il dono dell’imparzialità, della capacità di “non guardare in faccia a nessuno” pur di fare ciò che è buono e giusto; davanti, la sfera, forma perfetta che rimanda al giudizio imparziale che deve regnare nel “mondo”, che di giustizia ha bisogno, e una squadra, un triangolo equilatero che ci rimanda alla imparzialità della misura divina.

Ira

Poi, un’opera di Carlo mi colpisce tantissimo: la scultura rappresentante l’ira, unica opera tra le sedici che si caratterizza per il colore rosso intensissimo. Sembra proprio di vedere una fiamma, non però come quella del roveto ardente dell’Esodo, che brucia, illumina ma non consuma, traducendo così la teofania; no, qui è un fuoco distruttivo, che devasta. In fondo, questa è l’ira, che sfigura il volto, spegne gli occhi perché l’iracondo non vede più nulla se non nemici, ovunque. Davvero l’ira, se non controllata, porta ad azioni che rovinano sé e gli altri, talvolta per sempre.

Mi fermo qui. Queste splendide opere di Carlo Previtali, il cui padre per passione costruiva maschere di cartapesta, frutto di un iter formativo di ben 12 anni, dal 2005 al 2017, e di un pensiero artistico in continua ricerca, merita di essere vista, meditata, goduta. Presso la sala polifunzionale, sede di Grumello Arte che ha organizzato la mostra, a pochi passi dalla chiesa del Buon Consiglio, si possono ammirare anche i disegni relativi a ciascuna delle sculture che compongono la mostra. Arte e fede continuano ad incontrarsi, con reciproco beneficio. Un grazie a Carlo e a tutti coloro che sono venuti e ancora verranno a contemplarne i capolavori.

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