Basta giornate missionarie. A che cosa servono? A scardinare le nostre certezze

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È storia di quasi un secolo. La “Giornata missionaria mondiale” ha attraversato tempi di pace e di guerra, di estrema povertà e ripresa economica, di entusiasmo e criticità.
Oggi il tentativo, più o meno palese, è quello di metterla in soffitta come un prezioso cimelio del passato ormai inutile. Certe prassi non smentiscono tutto questo. Voglio provare a convincermi che non è così e, ancora di più, che non è possibile dire basta.
Nell’immaginario collettivo il missionario arriva con la barba e la valigia piena di racconti particolari, pronto a stendere la mano e, alla fine, capace anche di mettere in crisi, almeno per alcuni minuti il tuo stile di vita. Le domande si rincorrono senza sosta.
Il movimento migratorio ci ha portato in casa i destinatari della missione: perché andare ancora a cercarli? La globalizzazione del mondo ha coinvolto anche l’esperienza religiosa, in fondo ciascuno sta bene con la sua, che bisogno c’è proprio del nostro cristianesimo? La riflessione teologica lascia nervi scoperti nello spazio del dialogo, dell’incontro culturale; come può motivare una scelta univoca e irrevocabile su Gesù di Nazareth?
L’impegno delle nostre comunità, che raccogliamo sotto il cappello della pastorale, mostra i suoi limiti e “fa acqua” su diversi fronti; a cosa servono tutte le iniziative, il calendario zeppo d’impegni? Eppure insistiamo nel proporre questa giornata, abbiamo la sfacciataggine di chiedere ai preti e alle loro comunità di farsene carico con responsabilità.
È proprio questo il problema! Qualche poster, un canto, l’invito a raccogliere soldi. Il cammino della comunità continua comunque parallelamente anche perché all’oratorio ci sono già delle iniziative programmate e non si può fare diversamente: bambini e ragazzi hanno i loro itinerari stabiliti e blindati.
Liquidare la dimensione missionaria con una raccolta di fondi, che sono sempre e comunque necessari, è frutto di un passato che ci ha visto sempre tanto pronti e generosi, forse però l’abbondanza non ci ha chiesto di mettere in gioco l’essenziale, permettendoci comunque di guardare da lontano la povertà.
Il gruppo missionario crede talmente tanto alla giornata che organizza “qualcosa” per i missionari del paese: con tutti i bisogni che hanno mica si può pensare agli altri? E poi con loro andiamo sul sicuro. Il “resto del mondo” non è così importante. Ridire oggi la giornata missionaria mondiale è urgente e necessario.
Vuol dire ricordare alle nostre comunità la bellezza di essere Chiesa. La teologia ci insegna che in ogni piccola Chiesa è tutta la Chiesa. Allora, proprio per sua natura la comunità cristiana è aperta all’universalità. Le conseguenze pastorali sono immediate e lasciano spazio all’accoglienza, alla condivisione, alla disponibilità, al mondo. Non ci dice nulla il continuo ritornello sulla misericordia che papa Francesco ci propone assiduamente?
Conseguenza immediata è la sinodalità. Forse è una parola difficile che va tradotta con: stare insieme!
La missione ha la sua ragione nel creare comunità. Convocata dalla Parola nella celebrazione dei Sacramenti la comunità cristiana diventa un tempo e un luogo dove Dio compie meraviglie e agisce. Ciascuno è dunque chiamato e responsabilizzato in ragione della vocazione battesimale a testimoniare con il vissuto la propria fede. Per questo la missione è generativa. E tutte le volte chiede di andare oltre, rivendica una creatività e fantasia che percorre il mondo, che si realizza ad gentes. La forza della missione è nell’annuncio della Parola. Questo incontro è generativo ed è il bello di una missionarietà convinta e vissuta.
La giornata missionaria mondiale ci deve essere. Ha un valore indiscusso per vincere autoreferenzialità, ripetitività e disincarnazione. Ha la capacità di aprire orizzonti. Ha la forza di scardinare certezze. Ha il dono di riconsegnare misericordia e fiducia. Ha la bellezza di farci sentire una comunità unita e fraterna. Chissà che preti e laici, comunità e gruppi riescano a intuirne il valore…sarà un bel celebrare!

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1 commento

  1. Pietà Signor dei miseri che ignorano l’Evangel, manda color che insegnino la retta via del ciel.
    Mandasti un di Apostoli a convertir le genti….. il canto che accompagnava la Messa , celebrata di solito da un missIonario con la barba lunga e dopo dottrina all’Asilo a vedere le “filmine” dei luoghi di missione. ‘elemosina raccolta in chiesa veniva data subito al missionario… per i suoi “negretti” –poarì ah lür – poi è arrivata la Bolivia e l’impegno si concentrava li perchè era l’impegno della Diocesi. Ora si fa tutto in ordine sparso e quello che si “raccoglie” o meglio che raccoglie con banchetti vari il gruppo missionario si manda al missionario conosciuto, probabilmente per fare bella figura, sempre ed esclusivamente con i soldi degli altri… raramente ci mettono del loro…..e l'”affare” è fatto e così si è messo apposto la coscienza chi ha dato, e fatto bella figura chi ha organizzato. “Gli do sempre qualche cosa, anche quando ci sono le raccolte dei vestiti (almeno una al mese) e nessuno viglila… basta che stiano a casa loro!
    Quello che però rattrista è il fatto che simili affermazioni… sono sulla bocca di molti di questi “organizzatori” certamente non te lo vengono a dire durante il loro operare… HO EVIDENTEMENTE SEMPLIFICATO LA RAPPRESENTAZIONE…….non è così dappertutto per fortuna ma… quando poi arriva la politica con le sue paure, tutto si complica. Andare controcorrente, necessita da parte della comunità cristiana di qualche coraggio in più!

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