Da Bergamo al Centro Astalli di Palermo accanto ai rifugiati. Il diario di Marta: «L’accoglienza non è soltanto solidarietà, ma un atto di giustizia»

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Da Bergamo al Centro Astalli di Palermo, un luogo di prima accoglienza dei rifugiati gestito dai gesuiti. Pubblichiamo oggi l’ultima parte dell’esperienza di Marta Ribul, che vi ha trascorso un periodo di volontariato lavorando come infermiera.

Un luogo si fa bello quando è pieno di tempo e vivo di persone. Oltre al corridoio e alla cucina, un altro luogo meraviglioso del Centro Astalli è l’accoglienza. Accogliere è agire, non l’immobilità di uno spazio o la velocità di un tempo, è continuità e movimento e all’Astalli è una porta che si apre da lunedì a sabato per incontrare le richieste di chi la oltrepassa.

Il centro diurno dell’Astalli, infatti, offre servizi di diverso tipo: scuola di italiano suddivisa in tre livelli in base alla conoscenza di italiano dello studente, corso di scuola guida in preparazione all’esame teorico, doposcuola, laboratorio di ceramica, cucina, informatica, sartoria, doccia, distribuzione alimentare, bazar, servizio lavanderia, sportello lavoro, consulenza legale, assistenza medica e, soprattutto, un servizio di ascolto, in cui, durante un colloquio informale, conoscitivo e informativo, viene concordato con la persona un percorso personalizzato che valorizzi la centralità della stessa, partendo dalle sue richieste per rispondere così alle sue priorità. Giulia, operatrice del Centro, sottolinea questo come punto di forza del complesso ingranaggio dell’Astalli, «I servizi che offriamo al centro diurno sono nati dal basso, con approccio bottom-up, ascoltando le richieste degli utenti, in modo da essere sicuri di incontrare le loro necessità e rispondere ai loro bisogni. Per esempio, si è scelto il giovedì come giorno in cui tenere aperto il bazar di pomeriggio, perché l’utenza, rappresentata prevalentemente da donne che prestano assistenza agli anziani o che fanno le pulizie, ha il giovedì pomeriggio come giorno libero». Un altro aspetto interessante che caratterizza il centro diurno è che offre servizi di prima e seconda accoglienza: quelli di prima accoglienza sono generalmente legati a bisogni primari quali il servizio colazione, la doccia e la distribuzione alimentare, mentre quelli di seconda accoglienza come i corsi o le consulenze sono «strumenti finalizzati a garantire il raggiungimento dell’autonomia da parte della persona – spiega Giulia, che continua -. In genere una persona riesce ad essere autonoma dopo un anno. E la ricompensa più grande per noi è che la persona non torni più qui, o perlomeno non come utente, se non come volontario».

Il diurno del Centro Astalli vive grazie ai volontari, circa 80, che garantiscono la loro presenza nei diversi servizi. Sono italiani e stranieri, giovani e meno giovani. Alcuni sono utenti del Centro che, non avendo magari un lavoro, scelgono di mettersi a disposizione, soprattutto nei giorni dopo gli sbarchi, aiutando i nuovi arrivati nella traduzione dalla lingua madre e nell’orientamento alle realtà del terzo settore presenti a Palermo e alla città stessa. Alcuni sono universitari, altri lavoratori. Tra di loro c’è Ana Rita, portoghese, in Italia da sei mesi, che ha scelto di dedicare il suo anno di Servizio di Volontariato Europeo al Centro Astalli. «Ho scelto l’Italia e in particolare Palermo per quello che succede ogni giorno qui con gli sbarchi. Soltanto se sei qui e fai ogni giorno esperienza di persone che si mettono in viaggio comprendi davvero questo fenomeno tanto tragico quanto reale. E dopo che l’hai conosciuto, ci sono domande, non-risposte, pensieri, ricordi che ti porti dentro e dei quali non puoi fare a meno». Oltre a lei c’e Tristan, di New York e con origini italiane, che ha lasciato il suo lavoro e per amor patriae ha voluto dedicare il suo tempo agli utenti del Centro. «Sono venuta qui perché sentivo il dovere, in quanto, cittadina italiana di contribuire e prendere parte a quanto sta accadendo e di non rimanere passiva spettatrice». C’è I., insolito frequentatore del Centro, svizzero di origine eritrea, che, di passaggio a Palermo durante l’estate, all’Astalli ci va solo per fare colazione e farsi la doccia. Riconosce la sua unicità tra gli utenti, ma «Anche se la mia storia è diversa dalla loro, la cultura, la lingua, i gesti sono condivisi». C’è Dina, volontaria al Centro dal 2003, anno della sua apertura. «Da quando sono qui ho fatto un po’ di tutto: ho iniziato con la scuola di italiano, poi il servizio di ascolto, il bazar e ora la colazione. Non mi sarei mai immaginata di dedicare il mio tempo ai migranti, avrei preferito dedicarmi agli anziani, ad esempio, ma da quando ho iniziato ho sempre ottenuto grandi soddisfazioni. Inoltre ci tengo a precisare che non si tratta di solidarietà, ma di giustizia, perché “Non si può dare per carità, quello che è dovuto per giustizia”».

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