Divorziati, risposati e partecipazione ai sacramenti. Un curato di campagna dice la sua sulla “Amoris Laetitia”

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Una premessa: mi appassiona la teologia morale, ma non sono un teologo. Scrivo dunque da semplice curato di campagna, mettendo al centro della riflessione la dicitura “situazioni matrimoniali irregolari”, che mi crea seri problemi, in quanto mi sembra classifichi i cristiani in serie “A” e “B” sulla base della situazione matrimoniale.

Anche noi siamo peccatori

Il Papa, a parer mio giustamente, afferma che queste situazioni vanno accompagnate con un serio cammino di conversione, che in alcuni casi potrebbe portare alla riammissione ai ministeri ecclesiali e ai sacramenti, Eucarestia in primis. Ora, personalmente mi ferisce certo parlare, estremamente duro, di chi dice “loro (quelli in situazione matrimoniale irregolare) devono convertirsi, perché hanno peccato!”.

Ora, sarà anche vero, non lo discuto. Ma noi no? Noi non siamo peccatori? Siamo cristiani bravi perché formalmente rispettiamo le normative sul matrimonio canonico?

Io, prete, sento invece di essere il primo a peccare e ad aver bisogno di un continuo e serio cammino di conversione: sono grato al Signore per quelle persone che, volendomi bene, mi mettono di fronte ai miei errori non per condannarmi, ma per aiutarmi a superarli!

Un divorziato no, un omicida sì

Mi permetto allora di rispondere a chi si scandalizza all’idea che un divorziato risposato o un convivente possano leggere la Parola di Dio o lancia improperi al prete che concede a un convivente, magari prossimo al matrimonio, di fare il padrino. Allo stato attuale è vero  che per coloro che rientrano nelle suddette  categorie di “irregolarità” si fa divieto di accedere a ministeri ecclesiali (partecipazione a consigli vari; essere padrini o madrine di battezzandi o cresimandi; lettori della Parola di Dio in ambito liturgico ecc.). Ma perché non ci scandalizza il fatto che possano  svolgere questi compiti persone coinvolte in altre situazioni, non credo meno gravi?

Allo stato attuale, tecnicamente, un omicida può fare il padrino ai sacramenti, una persona che con mosse azzardate da un punto di vista economico abbia fatto fallire un’azienda lasciando sul lastrico centinaia di persone può leggere la Parola di Dio, un calunniatore che distrugga moralmente una persona dicendo il falso su di lei può occuparsi di “cose di chiesa”. Ora, perché questo non ci crea problemi?

Mi si risponderà: “bisogna essere misericordiosi!”. Benissimo, allora cerchiamo di esserlo con tutti!

A ciascuno l’impegno di approfondire queste questioni, innanzitutto nella preghiera a Dio, che è Padre di tutti, in qualunque situazione si trovino.

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Nessun commento

  1. silvana messori on

    in alcune parrocchie sono seguiti dei percorsi sulle testimonianze di alcuni : ritengo che Corpo e Anima sono inscindibili e che ritenendo che la “salute” dell’Una(anima) non sia conseguente alla “salute del Corpo e viceversa, ne va di mezzo la “salute mentale” di una società intera. Nella Bibbia metaforicamente e con parabole ciò è stato ben evidenziato, ma dobbiamo pur dire che solo dopo il Concilio VAT II, la Bibbia è stata portata alla luce di tutti, e che il Vangelo è la Verità di Cristo, e non la verità secondo gli “uomini” che ne hanno fatto un uso a volte strumentale per “sottomettere” e non per ottenere discernimento sulle nostre responsabilità! Ma la Chiesa è sempre giovane … ed è in continuo cammino…

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