Don Louis Koroma, dalla Sierra Leone a Boccaleone

0

Vi raccontiamo la storia di don Louis Koroma, sacerdote diocesano della Sierra Leone. Lo facciamo con le sue stesse parole, in questa intervista che vi proponiamo. Don Louis Koroma E’ a Bergamo per seguire, insieme all’Ufficio per la Pastorale dei Migranti, la comunità di migranti africani anglofoni.

 

L’intervista

“Sono don Louis Koroma, sacerdote diocesano della Sierra Leone. Mio padre aveva quattro mogli da cui ha avuto nove figli (sei maschi e tre femmine), io sono il più giovane. Mia madre è cristiana protestante, mio papà era musulmano e purtroppo è morto quando avevo cinque anni.

Dei miei fratelli, due sono musulmani mentre in sette siamo cattolici. Sono stato ordinato sacerdote il 10 aprile 1994, quando avevo 23 anni, ora ne ho 54. Prima di venire qui a Bergamo ero professore nel Seminario Maggiore di Freetown (la capitale della Sierra Leone) ed ero anche parroco di ben 45 comunità cristiane. Grazie ad una collaborazione con il vescovo mons. Francesco Beschi, il mio vescovo mons. Natale Paganelli (di origine bergamasca) mi ha chiesto di venire a Bergamo per seguire, insieme all’Ufficio per la Pastorale dei Migranti, la comunità di migranti africani anglofoni.

Non è la prima volta per me in Italia, infatti nel 2002 sono andato a Roma per studiare Missiologia all’Università Urbaniana. Sono rimasto per tre anni, abitando al Collegio San Pietro, e una volta ottenuto il Master sono tornato in Sierra Leone per continuare la mia missione pastorale ed insegnare al Seminario.

Una delle cose che trovo più diverse qui in Italia, rispetto alla Sierra Leone, è il clima. Là ci sono due stagioni: per sei mesi piove, per sei mesi fa caldo. Qui invece di stagioni ce ne sono quattro (il freddo non mi piace molto, ma la neve è bella da vedere!). Anche il livello di sviluppo è molto diverso, qui ci sono infrastrutture molto più avanzate.

La Sierra Leone è un paese piccolo ma bellissimo, con tante spiagge, l’oceano Atlantico e tanti turisti. Il problema è la brutta situazione politica, dove le tante ricchezze della terra non appartengono alla maggior parte della popolazione, che è ancora povera. È interessante che ci sia molta tolleranza ed armonia tra le varie religioni, infatti capita anche che musulmani vadano nelle chiese per pregare o viceversa i cristiani nelle moschee, soprattutto durante le feste più importanti, come Natale e Ramadan, che vengono festeggiate tutti insieme. La Chiesa cattolica è forte e attrae molte persone che si convertono al cattolicesimo.
Qui a Bergamo abito alla Casa del Giovane con altri preti diocesani. Ogni domenica, alle 8:00, celebro la Messa con don Davide Rota per i migranti che vivono al Patronato San Vincenzo, alla quale partecipano anche altre persone che arrivano da vari centri di accoglienza. La prima domenica del mese, a mezzogiorno, partecipiamo alla messa della comunità internazionale, dove sono invitate tutte le comunità migranti. È internazionale e multilingue: si celebra in inglese, ma anche italiano, spagnolo, francese e tagalog. La seconda e quarta domenica del mese celebro la Messa per la comunità africana di lingua anglofona presso la chiesa del Patronato San Vincenzo, nel pomeriggio alle 15.30.

Avere la messa in inglese è importante per creare un senso di comunità, un valore molto forte in Africa, tra chi ha un’origine culturale e linguistica comune. Parlare nella propria lingua fa passare per un po’ la nostalgia, ci fa sentire a casa e ci fa ricordare i nostri cari che vivono lontani. Il terzo venerdì del mese abbiamo incontri di preghiera con i richiedenti asilo a Casazza e Cologno. Ma non solo…

Infatti qui sono collaboratore pastorale in una parrocchia, quella di Boccaleone, insieme a don Giuseppe Rossi. È proprio il caso di dirlo: dalla Sierraleone a Boccaleone… Con don Massimo, direttore dell’Ufficio Migranti, ogni tanto vado ad incontrare diverse comunità nella provincia, anche per sensibilizzare i laici su cosa significhi essere migrante.
Sono contento di essere qui per lavorare e la gente è accogliente, il cibo italiano è veramente buonissimo!
Speriamo che Dio mi protegga e mi aiuti a fare un buon lavoro per questi tre anni di missione”.

 

Share.

Lascia un commento