La storia di Jonah Lomu, l’uragano nero del rugby, maestro di generosità e coraggio

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“Il contatto fisico che rompe qualunque linea di confine tra gli uomini, la palla che si può passare solo indietro perché hai sempre bisogno di un compagno e il fatto che se parli con l’arbitro senza essere il capitano vieni punito insieme alla tua squadra la quale deve arretrare di dieci metri, e l’umiliazione non sta nei dieci metri persi, ma nello sguardo dei tuoi compagni che hai messo in difficoltà”.
Sono bastati 120-150 secondi a Marco Pastonesi, fino al 2015 storica e illustre firma de La Gazzetta dello Sport, per convincermi a convertirmi al rugby e a credere in quei valori che tutti, da un decennio a questa parte, sbandierano, ma che non erano mai riusciti a conquistarmi fino in fondo. Certo il rispetto degli avversari, certo il terzo tempo, certo non sono “fighette” come i calciatori, ma non bastava. E invece in una manciata di secondi, con quella che sembrava una favola raccontata ad un gruppo di bambini, Pastonesi mi ha convinto.
Lo ha fatto durante la presentazione del suo libro ”L’Uragano nero. Jonah Lomu vita, morte e mete di un All Black” (180 pagine, 66thand2nd, 18 euro) che si è tenuta lunedì sera nella Club House del Rugby Bergamo. Credo che non sia un caso, e che dunque sia da aggiungere alle qualità del rugby, il fatto che il libro, come il suo racconto live, inizino narrando la meta che cambiò il rugby ovvero quella che il neozelandese Lomu mise a segno in 120” e 25 passi nella semifinale della Coppa del Mondo 1995 contro la fortissima Inghilterra. Ruppe le regole del rugby, mise in mostra la sua potenza, la sua intelligenza, la sua forza e la sua rapidità in una manciata di secondi portando la sua nazionale in finale.

La solita finezza di Pastonesi porta il lettore quantomeno a capire fino in fondo perché il rugby sia considerato uno sport davvero formativo, soprattutto per i più piccoli. 120” sono serviti a Lomu per cambiare questo sport, altrettanti ne sono serviti all’autore per farmi capire l’essenza del rugby. Una notte bianca invece mi ha fatto entrare nei meandri e nelle leggende di questo sport divorando un libro scritto con la solita finezza e ironia di chi non te la racconta mai tutta ma ti fa capire esattamente cosa sta raccontando e ti fa andare oltre, sognando, immaginando, ragionando, riflettendo e diventando un po’ amico e un po’ alleato dei personaggi narrati.

Il libro non è la pura biografia di Lomu (sebbene si concluda la lettura conoscendo a fondo l’animo del campione), ma è una palla ovale che da lui continua ad essere passata rigorosamente all’indietro a rugbisti (anche di provincia) che lui non ha mai conosciuto, ma a cui avrebbe sicuramente stretto la mano, che Pastonesi utilizza per raccontare le storie di questo sport e dire quanto questo sport sia intriso di miti, di situazioni paradossali e di sentimenti, di fango, di sabbia, di fede, di tifo, di abbracci e bevute in compagnia.
Il libro si snoda in venticinque capitoli, tanti sono i passi che hanno reso Lomu eterno. Un soffio, come un soffio è stata la vita dell’ala che a 40 anni ha sbattuto contro l’unica mischia in grado di placcarlo: una malattia congenita al rene che gli ha anche impedito di allungare la sua carriera. 40 anni come Coppi, roba da miti, roba da “eroi che non possono invecchiare” aggiungiamo chiedendo mestamente in prestito la citazione a chi l’ha formulata, Gianni Brera. Pastonesi, raccomandandosi di non prenderlo per blasfemo e ricordando che il rugby è lo sport che si gioca in paradiso, ha raccontato una favola ai baby rugbisti che si è conclusa con un “Dio che durante la finale della Coppa Celestiale di rugby si è travestito da Lomu e ha fatto vincere la sua squadra”. Per dire quanto l’uragano nero fosse visto davvero come colui il quale ha diffuso il verbo del rugby in modo assoluto.

E io, di fronte ad un uomo come Lomu e ad un cantore di gesta sportive come Pastonesi, mi sono ritrovato – nonostante il mio essere schivo – in Club House a fine serata a salutare, abbracciare e stringere mani a persone che sembravano armadi, e che mai avevo visto prima.

(Nella foto Jonah Lomu quando giocava con gli All Blacks)

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