L’oratorio: il cuore delle parrocchia e il suo sguardo sul futuro. Un viaggio sulle tracce dei giovani curati

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«Quando noi eravamo giovani, la gioventù era migliore, più impegnata, non aveva grilli per la testa, pensava al domani e non soltanto all’oggi». Sono affermazioni un po’ unilaterali, ma, ammettiamolo onestamente, sempre ricorrenti sulla bocca degli adulti. C’è chi ricorda con cocente rimpianto i tempi in cui i giovani erano fieri contestatori del sistema. Oppure c’è chi rimpiange il passato che non era tumultuoso nei cambiamenti e il cammino dei giovani viaggiava su binari sicuri in oratorio, scuola, lavoro, matrimonio. Oggi non è più così per una fitta serie di concause che hanno stravolto in pochi decenni la società italiana in ogni ambito: economia, lavoro, scuola, tempo libero, socializzazione, nuovi e nuovissimi mezzi di comunicazione, telefonini e internet. E così ha fatto presa l’affermazione che le giovani generazioni sono un problema e non una promessa.

Ieri e oggi nella loro formazione un posto centrale è occupato dall’oratorio, che emerge più che mai come una delle genialità pastorali nella cura della gioventù. In questo dossier offriamo lo sguardo di tre curati bergamaschi sui giovani. Un curato di un grande paese dell’hinterland è diventato giovane parroco di tre parrocchie. Un altro è andato al Patronato fra i minori con forti difficoltà. E un terzo da una parrocchia della Bassa è sbarcato in un’antica parrocchia di città. A causa del calo delle ordinazioni sacerdotali, anche nella nostra diocesi sta lievitando il numero delle parrocchie rimaste senza curato, dove il parroco deve occuparsi in prima persona anche dell’oratorio. Negli ultimi quattro anni sono 40 i casi. Per cui se un tempo si diceva che una parrocchia era fortunata ad avere un bravo sacrista, oggi e domani si dirà che la fortuna sta nell’avere un curato. Le nomine di quest’anno negli oratori hanno interessato 19 giovani sacerdoti. Di questi, 7 sono preti novelli alla loro prima esperienza. Altri 12 sono passati in un altro oratorio, mentre uno proviene dagli studi a Roma.

Questa nuova problematica ha spinto la nostra diocesi a lanciare un appello affinché i laici si occupino in prima persona dell’oratorio e della pastorale giovanile. Già nel giugno del 2011, inaugurando casa Kairos di Azione cattolica a Stezzano, il vicario generale monsignor Davide Pelucchi aveva lanciato a sorpresa la proposta ad Ac di impegnarsi negli oratori in prima persona. Anche l’ufficio diocesano pastorale dell’età evolutiva si è mosso in questa direzione, puntando sulle équipe educative, formate da genitori e adulti che sostengano la progettazione e la gestione degli oratori. Attualmente sono 35. È un passaggio delicato e graduale, che richiede appositi corsi formativi a largo raggio. Questo sarà il domani che già oggi muove i primi passi.

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