Paolo Fresu aderisce al digiuno a favore dello Ius Soli. Travolto dagli insulti sul web, dà una risposta originale

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Aderisce alla staffetta del digiuno per sostenere la campagna a favore della legge sullo Ius Soli, come altre decine di politici, intellettuali e artisti, ma viene subissato di insulti sul web.
È successo a Paolo Fresu, noto jazzista di fama internazionale, che ha sposato la causa per il riconoscimento della cittadinanza a bambini figli di genitori stranieri, nati in Italia o giunti qui da piccoli e che hanno frequentato le scuole in Italia. Italiani di fatto di cui gli odiatori del web, evidentemente, non vorrebbero sentir parlare. E invece così non è.
Paolo Fresu ha annunciato la sua decisione di aderire allo sciopero della fame, iniziativa lanciata dal senatore Luigi Manconi, in un post su Facebook, indicando come giorno del digiuno il 18 ottobre. Ma prima di allora c’è stato il tempo per l’indignazione, puntualmente denunciata sulla stessa pagina del social network. Il musicista ha risposto a tutto questo odio in maniera nuova e il tempo ci dirà se efficace: ha pubblicato una sua immagine e a fianco un link nel quale riporta una selezione di post d’odio, chiamandolo “TOP POSTINSULTIUSOLI” e l’esortazione a “votare” per il preferito. Segue elenco di brevi commenti, corredato di foto con nomi e cognomi, a cui il jazzista ha assegnato un aggettivo. E allora ci sono i post “delicati” e “ironici” ma ci sono anche interventi più violenti e consueta sequela di parolacce e volgarità, insieme a, immancabile, l’istigazione al suicidio.
L’artista davanti a questi eccessi di odio non si è scomposto e ha risposto dal Brasile, dove si trova in questi giorni, di aver aderito alla campagna per lo Ius Soli perché si sente parte di una lotta civile per i diritti negati di centinaia di migliaia di bambini e ragazzi italiani ma non riconosciuti come tali. Scrive Fresu: “Il nostro digiuno, agli occhi di alcuni, potrebbe risultare una retorica dell’ossimoro ma non dimentico di essere padre di un bimbo che frequenta la scuola pubblica e nella cui classe il 30% dei compagni figli di cittadini non comunitari non gode dei suoi stessi diritti. I 900 insegnati che hanno generato questo movimento hanno digiunato per primi, nonostante fossero al lavoro, offrendo a noi un grande esempio di civiltà, coerenza e determinazione”. (La campagna è partita proprio da un gruppo di insegnanti tra cui Eraldo Affinati e Franco Lorenzoni, scrittori oltreché insegnanti).
“Il mio non vuole essere un attacco a chi mi ha insultato, ma un’occasione per riflettere su come non si sia più capaci di discutere, su come tutto sia risolto con un’offesa personale – continua Fresu -. Mi aspettavo qualche insulto, ma mi ha colpito la violenza. È vero che quella c’è sempre stata e anche le liti al bar finivano a cazzotti, ma prima c’era almeno un minimo di confronto verbale. Qui nulla, c’è soltanto l’offesa e ho il timore che Internet spinga a non approfondire. Rifletto da tempo sul perché uno strumento meraviglioso come Internet diventi l’agorà del peggio, perché nascoste dietro lo schermo le persone dicono e fanno cose che mai si sognerebbero di ripetere di fronte ad altri. Credo non si tratti soltanto del malessere sociale dovuto alla disoccupazione, alla crisi economica. Credo siamo di fronte a un problema generalizzato di solitudine, che va approfondito”.

 

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