Papa Francesco: «Non c’è una persona, per quanto abbia vissuto male, a cui resti soltanto la disperazione»

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La parola “paradiso” compare “una sola volta” nei Vangeli, ed è rivolta ad un “povero diavolo, un reo confesso: il buon ladrone. A farlo notare è stato il Papa, che ha dedicato l’ultima catechesi sul tema della speranza cristiana, iniziata in questo anno liturgico, al tema del paradiso, “come meta della nostra speranza”. “Paradiso”, ha ricordato Francesco ai 25mila fedeli presenti oggi in piazza San Pietro, “è una delle ultime parole pronunciate da Gesù sulla croce, rivolto al buon ladrone”. “Sulla croce, Gesù non è solo”, ha proseguito il Papa descrivendo la scena: “Accanto a lui, a destra e a sinistra, ci sono due malfattori. Forse, passando davanti a quelle tre croci issate sul Golgota, qualcuno tirò un sospiro di sollievo, pensando che finalmente veniva fatta giustizia mettendo a morte gente così”. “Accanto a Gesù c’è anche un reo confesso”, ha ricordato Francesco: “Uno che riconosce di aver meritato quel terribile supplizio. Lo chiamiamo il buon ladrone, il quale, opponendosi all’altro, dice: noi riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni”. “Sul Calvario, in quel venerdì tragico e santo, Gesù giunge all’estremo della sua incarnazione, della sua solidarietà con noi peccatori”, il commento di Francesco: “Lì si realizza quanto il profeta Isaia aveva detto del Servo sofferente: ‘È stato annoverato tra gli empi’”. “È là, sul Calvario, che Gesù ha l’ultimo appuntamento con un peccatore, per spalancare anche a lui le porte del suo Regno”, ha esclamato il Papa. “Questo è interessante”, ha aggiunto a braccio: “È l’unica volta che la parola paradiso compare nei Vangeli. Gesù lo promette a un povero diavolo che sul legno della croce ha avuto il coraggio di rivolgergli la più umile delle richieste: ‘Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno’”. “Non aveva opere di bene da far valere, non aveva niente, ma si affida a Gesù, che riconosce come innocente, buono, così diverso da lui”, l’analisi della figura del buon ladrone: “È stata sufficiente quella parola di umile pentimento, per toccare il cuore di Gesù”.
“Il buon ladrone ci ricorda la nostra vera condizione davanti a Dio: che noi siamo suoi figli, che lui prova compassione per noi, che Lui è disarmato ogni volta che gli manifestiamo la nostalgia del suo amore”. Lo ha detto il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, dedicata al paradiso. “Nelle camere di tanti ospedali o nelle celle delle prigioni – ha assicurato Francesco – questo miracolo si ripete innumerevoli volte: non c’è persona, per quanto abbia vissuto male, a cui resti solo la disperazione e sia proibita la grazia”. “Davanti a Dio ci presentiamo tutti a mani vuote, un po’ come il pubblicano della parabola che si era fermato a pregare in fondo al tempio”, ha affermato il Papa: “E ogni volta che un uomo, facendo l’ultimo esame di coscienza della sua vita, scopre che gli ammanchi superano di parecchio le opere di bene, non deve scoraggiarsi, ma affidarsi alla misericordia di Dio”. “E questo ci dà speranza, questo ci apre il cuore!”, ha esclamato a braccio. “Dio è Padre, e fino all’ultimo aspetta il nostro ritorno”, ha proseguito citando ancora una volta una delle sue parabole evangeliche preferite: “E al figlio prodigo ritornato, che incomincia a confessare le sue colpe, il padre chiude la bocca con un abbraccio”. “Questo è Dio, e così ci ama”, l’altro commento a braccio.
“Il paradiso non è un luogo da favola, e nemmeno un giardino incantato. Il paradiso è l’abbraccio con Dio, amore infinito, e ci entriamo grazie a Gesù, che è morto in croce per noi”. Lo ha spiegato il Papa, nella parte finale dell’udienza di oggi, in cui ha affermato: “Dove c’è Gesù, c’è la misericordia e la felicità; senza di lui c’è il freddo e la tenebra”. “Nell’ora della morte, il cristiano ripete a Gesù: ‘Ricordati di me’”, ha proseguito Francesco citando le parole del buon ladrone: “E se anche non ci fosse più nessuno che si ricorda di noi, Gesù è lì, accanto a noi. Vuole portarci nel posto più bello che esiste. Ci vuole portare là con quel poco o tanto di bene che c’è stato nella nostra vita, perché nulla vada perduto di ciò che lui aveva già redento. E nella casa del Padre porterà anche tutto ciò che in noi ha ancora bisogno di riscatto: le mancanze e gli sbagli di un’intera vita”. “È questa la meta della nostra esistenza: che tutto si compia, e venga trasformato in amore”, ha concluso il Papa: “Se crediamo questo, la morte smette di farci paura, e possiamo anche sperare di partire da questo mondo in maniera serena, con tanta fiducia”. “Chi ha conosciuto Gesù, non teme più nulla”, ha assicurato Francesco: “E potremo ripetere anche noi le parole del vecchio Simeone, anche lui benedetto dall’incontro con Cristo, dopo un’intera vita consumata nell’attesa: ‘Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza’. E in quell’istante, finalmente, non avremo più bisogno di nulla, non vedremo più in maniera confusa. Non piangeremo più inutilmente, perché tutto è passato; anche le profezie, anche la conoscenza. Ma l’amore no, quello rimane. Perché la carità non avrà mai fine”.
“Alla fine del mese di ottobre desidero raccomandare la preghiera del Santo Rosario”. Salutando, al termine dell’udienza di oggi, i fedeli di lingua italiana, il Papa si è rivolto ai giovani: “Questa preghiera mariana sia per voi, cari giovani, occasione per penetrare più a fondo il mistero di Cristo operante nella vostra vita”. “Amate il Rosario”, l’invito agli ammalati, “perché dia consolazione e senso alle vostre sofferenze”. Agli sposi novelli, Francesco ha augurato che il Rosario “diventi occasione privilegiata per sperimentare quella intimità spirituale con Dio che fonda una nuova famiglia”.

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