Qui Tanda, Costa d’Avorio. Ambra Terzi racconta: “La cosa più difficile è condividere il dolore”

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Mentre mi trovo nel mezzo del Deserto del Sahara riaffiorano immagini che come diapositive non esitano a muoversi nella mente: volti di amici, sorrisi di bambini, giochi imparati, letture balbettanti, riunioni infinite, caldo soffocante, zanzare incessanti ….  Poche ormai le ore che mi separano da questa realtà della quale ritornerò a far parte.

Pare sia un tornare a casa, sì, perché di fatto questa ormai è diventata una seconda casa per me. Sono tornata dopo un mese di congedo in Italia ma l’Africa chiama, quindi senza rendermene troppo conto mi ritrovo su un volo diretto per Abidjan e guardando fuori dal finestrino mi rendo conto che le montagne ormai sono lontane e quello che vedo al di sotto delle nuvole è il deserto … Mille sfumature si presentano davanti agli occhi e lì, solo in quell’istante mi accorgo che la terra rossa africana che ormai conosco bene è sempre più vicina a me. Mi piace questa terra rossa e credo sia stata proprio lei ad avermi ipnotizzata fin il primo giorno, credo sia stato un innamoramento a prima vista come del resto lo è stato con le persone che la vivono e l’abitano.

Mentre sono in volo ripenso all’anno trascorso, ricco di attività, alla possibilità che ho potuto offrire a 22 ragazze di apprendere un mestiere; cercando di esserci per chiunque ne avesse bisogno, disponibili all’ascolto per chi ne richiedeva. Di fatto mai come ai giorni nostri, che sia in Africa o in Italia, le persone hanno così tanto bisogno di essere ascoltate e in un certo senso essere capite … abbiamo organizzato attività con il Centro psichiatrico St. Camille di Boundoukou cercando di portare segni positivi a chi vive spesso nell’ombra e nel buio, per la prima volta inoltre a Tanda si è realizzata la Semain des Enfants, un cre di una settimana con la partecipazione di 55 bambini. Sono state veramente tante le proposte dinamiche che sono state portate avanti e le soddisfazioni non sono di certo mancate, ora mentre ripenso a tutto questo dal mio finestrino dell’aereo posso dire che si è trattato di un gran successo.

Tornare poi in un posto che senti casa ti fa sentire bene, reincontri affetti, persone amiche, care, che ormai poco a poco son diventate familiari. Questo ritorno mi mette di fronte alla realtà affascinante e allo stesso tempo cruda dell’Africa. A poche ore dal mio arrivo ho già dovuto far fronte agli aspetti più incomprensibili della vita: la morte. La morte di una delle ragazze che lo scorso anno abbiamo inserito in uno degli atelier ha toccato non solo noi dell’equipe Caritas ma ha toccato un po’ tutti qui a Tanda. Ogni giorni queste persone si scontrano con queste realtà ma forse per me è ancora difficile da comprendere. Un parto andato male, una vita appena nata e subito dopo la realtà della morte.
La gioia del primo respiro con lo spasmo dell’ultimo. Una madre troppo giovane per essere considerata madre e una incapacità del gestire queste situazioni porta inconsapevolmente a mettere a confronto la vita con la morte. Il primo funerale musulmano a cui partecipo di una ragazza ancora troppo giovane che ha lasciato la vita. Questi avvenimenti accadono spesso, troppo spesso e noi rimaniamo impotenti senza poter far nulla. Tornare e mettere i piedi in questa terra significa anche dover scontrarsi con la realtà degli avvenimenti, significa condividere dolori prima che le gioie. Ecco cosa significa per me ritornare ….

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