Don Angelo Scotti da Torre Boldone a Vilminore: «I giovani sono una risorsa. E rispondono meglio alle richieste più esigenti»

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«Il compito del curato non è il gioco o l’animazione, ma il servizio, la testimonianza e la carità. I giovani non sono un problema, ma una risorsa enorme. È più facile che rispondano alle proposte più esigenti rispetto a quelle più ordinarie». Sono le parole di don Angelo Scotti, 37 anni, direttore dell’oratorio di Torre Boldone per dieci anni, cioè dall’indomani dell’ordinazione sacerdotale (2 giugno 2007) e ora nominato arciprete di Vilminore, nonché parroco di Vilmaggiore e Pezzolo. Prima di entrare in Seminario si era diplomato all’Alberghiero di San Pellegrino, lavorando per tre anni come stagionale già mentre stava studiando. «La parrocchia di Torre Boldone è stata una scuola di vita, perché sono cresciuto come prete — racconta don Scotti —. Infatti, si diventa preti il giorno dell’ordinazione, ma lo diventi meglio stando fra la gente, coltivando il rapporto personale con il Signore e i fratelli». Con oltre 8.000 abitanti, Torre Boldone ha una fascia cospicua di gioventù. «Sono stato vicino ad adolescenti e giovani, anzi oserei dire “in zenöcc”, in ginocchio, come si dice in dialetto. Ho cercato di far capire che la Chiesa è vicina alle giovani generazioni. Oggi più di ieri si parla dei giovani soprattutto come un problema e non come risorsa su cui investire e come voci da ascoltare, dimenticando che saranno gli adulti del domani. Bisogna saperli stimolare e fare proposte forti. E a Torre Boldone la loro partecipazione e impegno sono sempre stati buoni». In agosto don Scotti è stato pellegrino in Terrasanta. «Sul Tabor, il monte della Trasfigurazione — prosegue — ho deposto due sassolini che ho raccolto dalla diga del Gleno come segno di affidamento al Signore per il mio nuovo cammino».

E il nuovo cammino si chiama parroco in Valle di Scalve. Molti si sono meravigliati pensando che venisse destinato a un altro oratorio. «Così mi era stato detto inizialmente — confida don Scotti —. Poi, dopo Pasqua, la sorpresa dell’uovo: parroco di tre parrocchie che con le frazioni salgono a sette. Da curato imbianchino a parroco ingegnere». Don Scotti rivolge un grazie super al parroco monsignor Leone Lussana. «È stato un vero padre. Anche quando le nostre vedute non collimavano, c’è sempre stato un confronto sincero». E si è commosso a queste parole di don Leone, scalvino doc, che annunciava alla gente la nuova destinazione del curato: «La Valle di Scalve è forse la più bella del mondo. Dopo dieci anni ci dispiace di perdere la sua presenza operosa e intelligente. Però diremo a don Angelo quello che una simpatica vecchietta disse a me quando, un po’ abbacchiato, lasciai Bratto per Torre Boldone: “Al vàghe, perchè ol Signùr al ghè anche là”». Cioè: vai, il Signore è ovunque.

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