Gli ingredienti di un incontro vero: la Settimana dei poveri spinge a superare i luoghi comuni

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“Non pensiamo ai poveri solo come destinatari di una buona pratica di volontariato da fare una volta alla settimana, o tanto meno di gesti estemporanei di buona volontà per mettere in pace la coscienza. Queste esperienze, pur valide e utili a sensibilizzare alle necessità di tanti fratelli e alle ingiustizie che spesso ne sono causa, dovrebbero introdurre a un vero incontro con i poveri e dare luogo a una condivisione che diventi stile di vita”. E’ forte e provocatorio il messaggio di Papa Francesco per la Giornata dei poveri, indetta per domenica 19 novembre “Non amiamo a parole, ma con i fatti”. Invita ad andare oltre i luoghi comuni, oltre gli stereotipi, ma anche oltre le abitudini consolidate. Come ha sottolineato il vescovo di Bergamo Francesco Beschi presentando nei giorni scorsi la Settimana dei poveri promossa dalla Caritas diocesana bergamasca proprio in vista della Giornata indetta dal Papa “nella nostra diocesi non mancano le azioni, forse ne facciamo addirittura troppe, e siamo soddisfatti di ciò che realizziamo. Ma il messaggio del Papa ci spinge ad andare oltre: la vera domanda che dovremmo porci è se stiamo davvero amando, se tocchiamo il corpo del povero come dice Papa Francesco, se lo abbracciamo e lo guardiamo negli occhi. E’ vero che non ci mancano i servizi e le associazioni che offrono risposte ai bisogni materiali, ma questo non può sostituire la relazione e l’incontro. Bisogna stare con il povero, non ritenerlo un oggetto, ma un soggetto attivo. Questo è il punto di vista rivoluzionario che suggerisce il Papa”.

Certamente il periodo non è roseo e le necessità non mancano. Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, nel suo intervento alla presentazione, ha dato alcune cifre che riguardano la città: le persone che hanno chiesto aiuto nel 2016 sono state 7 mila, 3.500 sono state prese in carico. Il comune aderisce alla rete delle amministrazioni che hanno sottoscritto il protocollo per combattere la povertà e ha presentato in questi giorni alla conferenza dei sindaci un nuovo progetto a sostegno dell’inserimento lavorativo.

Accanto ai numeri, però, ci sono emergenze nuove e diverse, come quella che ha segnalato don Claudio Visconti, direttore della Caritas diocesana: “Quante famiglie rovinate dalle dipendenze, prima di tutto da quella del gioco d’azzardo – ha sottolineato -. Non dobbiamo soffermarci soltanto sulle povertà tradizionali, ma anche su quelle relazionali: la povertà di legami, di incontri, di affetti”. Tra le iniziative promosse in questi giorni, alcune hanno un forte valore simbolico, come il pellegrinaggio di una cinquantina di ospiti dei dormitori e delle mense Caritas ad Assisi, di cui diamo conto in un altro articolo del dossier e l’installazione del “Muro dei poveri” nel piazzale della Stazione. Nell’ex carcere di Sant’Agata resta aperta fino a domenica la mostra “Fame” di Sabine Delafont, con i cartelli raccolti dall’artista dai questuanti sulle strade, un’esposizione che offre un punto di vista diverso, originale e profondo sulla povertà. Nello scorso weekend si è svolta la raccolta di San Martino, abiti e di generi alimentari: il ricavato sarà destinato alla realizzazione del progetto del “Nuovo Galgario”, per ristrutturare l’ambiente che ospita ora il dormitorio pubblico e arricchirlo di spazi diurni di accoglienza e di incontro. Nei primi mesi del 2018 dovrebbe essere completato il primo lotto. In oltre 140 parrocchie sono state promosse iniziative legate alla settimana dei poveri: incontri formativi, film a tema, raccolte di solidarietà. Il 19 novembre, a conclusione del percorso, è previsto un incontro formativo con tutti i gruppi caritativi diocesani sul Padre Nostro alle 15,30 alla Casa del Giovane, che si concluderà con la celebrazione della Messa presieduta dal vescovo.

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