Cara sorella, parlami del paradiso

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Foto: Lago di Tiberiade, il monte delle beatitudini

Cara suor Chiara, è l’argomento del giorno. Parlami del paradiso. Riccardo.

Caro Riccardo, la liturgia di questi giorni, nel richiamare alla memoria le feste dei santi e la commemorazione dei nostri defunti, apre uno spiraglio sulla realtà del Paradiso, ponendo innanzi a noi il ricordo dei nostri cari che ci hanno preceduto nell’incontro con il Dio della vita.

Il paradiso “giardino”, il paradiso “festa”

Il termine “paradiso” deriva da una parola persiana che significa “giardino”. Questo significato dice una realtà bella, e riporta a un altro giardino, nel quale l’uomo parlava faccia a faccia con Dio, come un uomo parla con un altro. Questa immagine ci restituisce la bellezza della relazione intima, familiare, di comunione che l’uomo avrà con Dio, quando sarà alla sua presenza.

Molte sono le immagini che la scrittura utilizza per presentare questa chiamata che avverrà dopo la morte: sono tutte immagini di vita, di gioia di festa. Il profeta Isaia dice che “Il Signore degli eserciti preparerà per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande e di cibi succulenti” (Is 25, 6), a indicare una pienezza di vita per ciascuno dei suoi figli. L’evangelista Matteo parla di un re che invita i suoi amici al banchetto di nozze di suo figlio: l’invito è rivolto a tutti, ma gli invitati rifiutano …

L’abbraccio con Dio amore infinito

Recentemente papa Francesco, in una catechesi sulla speranza, ha descritto così il Paradiso: “Non è un luogo da favola e nemmeno un giardino incantato, ma come l’abbraccio con Dio amore infinito”. La rivelazione del volto di Dio annunciata e testimoniata da Gesù nei Vangeli è quella della misericordia, di un Dio che non smette mai di cercare l’uomo, anche nelle situazioni più difficili, di emarginazione e di peccato, per ridonargli la sua dignità di figlio amato e benedetto. Dio per primo, in Gesù, si fa prossimo, cercatore dell’uomo, viene a lenire le piaghe e le sofferenze che lo affliggono, tocca le nostre ferite più profonde. In Gesù si fa misericordia, perché noi possiamo accedere alla sua vita e il peccato sia cancellato.

Egli ci garantisce che è il Dio con noi, instancabile promotore di quella alleanza iniziata nell’antico testamento e sancita con il sangue di Cristo sulla croce. È così immenso il suo desiderio che non si stanca mai di attendere il nostro ritorno, come il Padre misericordioso che di fronte al figlio prodigo che inizia a confessare le sue colpe, gli chiude la bocca con un abbraccio. Gesù è accanto a noi in ogni momento e in particolare in quello della morte,

Vuole portarci nel posto più bello che esiste. Ci vuole portare là con quel poco o tanto di bene che c’è stato nella nostra vita, perché nulla vada perduto di ciò che Lui aveva già redento. E nella casa del Padre porterà anche tutto ciò che in noi ha ancora bisogno di riscatto: le mancanze e gli sbagli di un’intera vita. È questa la meta della nostra esistenza: che tutto si compia, e venga trasformato in amore (Papa Francesco).

Come il buon ladrone, ci affidiamo

Come è consolante pensare a questo Dio innamorato delle sue creature che cerca in ogni maniera di regalarci la partecipazione alla sua vita divina! E il buon ladrone ci indica la via per accoglierla a piene mani. Lui peccatore, riconosce la sua condizione di peccato, le sue responsabilità e, umilmente, senza alcuna pretesa o giustificazione, si affida alla misericordia di quell’uomo sulla croce dicendogli di ricordarlo quando entrerà nel suo regno.

Non ha nulla di buono da offrire, ma si affida a Gesù come al Salvatore. Il buon ladrone ci ricorda la nostra vera condizione davanti a Dio: noi siamo suoi figli, Lui prova compassione per noi, Lui è disarmato ogni volta che gli manifestiamo la nostalgia del suo amore. Davanti a Dio ci presentiamo tutti a mani vuote, un po’ come il pubblicano della parabola che si era fermato a pregare in fondo al tempio. E ogni volta che un uomo, facendo l’ultimo esame di coscienza della sua vita, scopre che gli ammanchi superano di parecchio le opere di bene, non deve scoraggiarsi, ma affidarsi alla misericordia di Dio. E questo ci dà speranza, questo ci apre il cuore!

Fare della nostra vita un giardino

Caro Riccardo come non lasciarsi commuovere e coinvolgere in questo movimento di amore che ci vuole portare in Paradiso? A noi forse è chiesto di convertire continuamente la nostra immagine di un Dio giudice e spietato per accogliere quella del Dio di Gesù che è amore fedele e misericordioso, sempre pronto a introdurre i suoi figli nel suo regno. Il suo desiderio ci trovi pronti e vigilanti nel fare della nostra vita, già ora, un giardino, uno spazio di gratitudine e di dono senza misura, consapevoli che la nostra fragilità, se riconosciuta e accolta, non frena la sua misericordia, anzi, la apre al cielo.

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