Dall’emergenza al silenzio: «I malati di Aids e le loro famiglie hanno bisogno di comprensione e ascolto»

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#Hivfreezone: è questo l’hashtag che guida la campagna di sensibilizzazione e di prevenzione che riguarda l’Aids. Dall’emergenza degli anni Novanta, il miglioramento delle terapie e delle aspettative di vita per chi contrae questo virus ha lentamente fatto scivolare questa condizione nel silenzio. Ma il numero delle persone infettate continua comunque a crescere, i pregiudizi non vengono sconfitti. Per questo continua la attività sul territorio il “Tavolo interistituzionale Aids”, formato da Caritas diocesana Bergamasca, Associazione Comunità Emmaus, Fondazione Angelo Custode e Alt, Associazione lotta tossicodipendenze. Sul territorio di Bergamo ci sono tre strutture residenziali, un servizio di ascolto e due gruppi di auto-mutuo-aiuto. La Caritas diocesana, inoltre, è impegnata direttamente in progetti di sensibilizzazione nelle scuole e negli oratori e nella gestione di servizi che si occupano di ascolto e di marginalità sul territorio. Ci sono anche un sito tematico, www.viverealsole.it e una pagina Facebook che hanno lo scopo di tenere viva l’attenzione sul tema e informare la popolazione generale, oltre a offrire ascolto alle persone con Hiv/Aids.
«Il progetto Vivere al sole – osserva Paolo Meli, coordinatore dell’area HIV/AIDS dell’Associazione Comunità Emmaus – è nato negli anni Novanta per occuparsi di minori con Hiv/Aids e oggi segue ancora alcuni bambini e famiglie ma fortunatamente questo aspetto del problema nel tempo si è molto ridimensionato. È rimasto un gruppo di persone legate da amicizia, solidarietà e sostegno reciproco. Abbiamo deciso di continuare nell’opera di sensibilizzazione e informazione, ed è nato così un sito internet tematico, con l’obiettivo di aiutare le persone con Hiv a uscire dall’ombra dei pregiudizi, a combattere gli stereotipi e lo stigma che è ancora legato a questa malattia. Il sito offre informazioni su hiv e offre alcuni servizi, come una consulenza telematica “chiedi-rispondo” a disposizioni di chi ha dubbi, paure, ha corso un rischio e deve sottoporsi a un test. Per accedere è necessaria una registrazione». Sulla pagina si trovano anche informazioni e indicazioni utili per rivolgersi agli altri servizi presenti sul territorio, come lo Spazio positivo: «È uno sportello di ascolto – continua Paolo – rivolto alle persone con Hiv e ai loro familiari, che offre informazioni e consigli utili, soprattutto nella prima fase dopo la diagnosi. L’Aids è oggi una malattia tranquillamente curabile, ma occorre fare i conti con tutto il resto, soprattutto con gli aspetti sociali e psicologici. C’è chi non ne parla con nessuno, ma a un certo punto si sente schiacciato: è un peso difficile da portare da soli. Lo Spazio positivo può aiutare a trovare le persone giuste a cui rivolgersi, i consultori familiari o il servizio psicologico-clinico dell’ospedale, e offrire direttamente ascolto, consigli e chiarimenti che nel contesto sanitario non si possono ottenere». L’attività delle tre comunità residenziali, Casa San Michele, Casa Raphael e Casa don Bepo è rivolta soprattutto alle persone più fragili e ai casi in cui all’Hiv/Aids si accompagnano altre problematiche fisiche o psichiatriche, con percorsi personali e familiari complessi. Per molti anni questi luoghi si sono occupati di accompagnare alla morte persone nella fase terminale della malattia, «oggi – osserva Paolo – grazie alle terapie non si muore più della malattia, ma eventualmente di altre patologie concomitanti, o di complicazioni che insorgono se non vengono assunti i farmaci». Le comunità, quindi, ora gestiscono situazioni “croniche”. Gli ospiti sono in tutto venticinque, più altri sei che frequentano il centro diurno.

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